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  • martedì 11 febbraio 2014

100 americani cool

Li ha scelti una mostra fotografica a Washington, riflettendo sulla peculiarità e la storia dell'indescrivibile concetto di "cool"

Si è aperta lo scorso weekend alla Smithsonian’s National Portrait Gallery di Washington una mostra dedicata alla storia del “cool” negli Stati Uniti: che è insieme una riflessione sulla costruzione degli stessi concetti di “cool” e “coolness” e una rassegna di ritratti fotografici dedicati ai personaggi che in modi diversi hanno rappresentato questo concetto nella storia americana. Il museo ha scelto per questo cento nomi ed espone nella mostra le loro foto, divise per epoche ed evoluzioni successive delle accezioni del termine “cool”. La scelta è naturalmente molto arbitraria e gli stessi curatori suggeriscono al pubblico riflessioni autonome su quali possano essere altri nomi da aggiungere, insieme a una seconda lista di “riserve”, altri cento personaggi che non ce l’hanno fatta a entrare nella scelta.

Il termine “cool” è già sfuggente e inesatto per gli americani, ancora di più a tradurlo in italiano: tant’è vero che da alcuni anni ha finito per entrare negli anglicismi importati nella nostra lingua, ed è frequente che venga usato senza tentativi di traduzione. I quali tentativi di solito lo avvicinano ai termini “figo” (o “fico”) o declinazioni regionali simili. I curatori della mostra “American cool” hanno scelto i loro cento personaggi a partire da quattro diversi criteri:
1) che abbiano dato un contributo artistico alla cultura, con uno stile originale;
2) che abbiano avuto dei tratti di ribellione o trasgressione;
3) che ha abbiano ottenuto uno status di “icone”;
4) che abbiano lasciato un’eredità culturale significativa.
Ma a questi si aggiungono come accessori, spiega un articolo del Washington Post sulla mostra, “l’alone di mistero, la stoica indifferenza alle critiche, e le questioni di abbigliamento e stile personale, apparentemente superficiali ma importanti”.
Il “cool”, spiega il catalogo della mostra, è un concetto tipicamente americano, dove invece altre culture premiano atteggiamenti e qualità con declinazioni differenti: è quasi sempre conquistato individualmente, non ereditato, ottenuto da classi sociali medie o basse, spesso dai neri, spesso in risposta e rivincita contro le discriminazioni e le ingiustizie sociali. Un tratto proprio del paese “land of opportunities”, che nacque come espressione stilistica e poi assunse accezioni e motivazioni sovversive, alternative, controculturali.
Ma alla fine, come dice la stessa mostra con la sua raccolta di immagini, la coolness resta una questione soprattutto estetica: si è cool nelle foto.

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