tilda swinton moma

Tilda Swinton dorme al MoMA

L'attrice britannica dentro una teca di vetro al museo d'arte moderna di New York (e lo farà altre cinque volte quest'anno)

Sia oggi che sabato 23 marzo l’attrice britannica Tilda Swinton è stata protagonista di una performance non annunciata al MoMA, il museo di arte moderna di New York. Tilda Swinton è infatti stata “esposta” per tutto l’orario di apertura del museo (sette ore) mentre dormiva su un materasso posto in una teca di vetro, con a disposizione solo un cuscino, una brocca d’acqua e un paio d’occhiali.

Non è la prima volta che Tilda Swinton si presta a questa performance. L’installazione, che si chiama “The Maybe” (“Il Forse”), è stata creata dall’artista inglese Cornelia Parker: è stata presentata per la prima volta alla Serpentine Gallery di Londra nel 1995 e l’anno successivo al museo Barracco di Roma. Nel 1995 a Londra “The Maybe” attirò più di 20 mila visitatori e ricevette una nomination al Turner Prize, il premio d’arte contemporanea più importante del Regno Unito. Un portavoce del MoMA ha annunciato che Tilda Swinton si esibirà per almeno altre cinque volte fino alla fine del 2013 ma che la sua presenza non sarà annunciata e la teca sarà posizionata ogni volta in un luogo diverso del museo.

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foto: SensaCine

  • http://twitter.com/nikixander nikixander

    l’arte parla una lingua universale, è per questo che ha un senso.. le emozioni che provi guardando, ad esempio, la pietà di michelangelo le può provare benissimo un indiano (per dire) che di cristianesimo gliene può fregar de meno ma che riconosce nella scultura un linguaggio a lui vicino, una donna con un figlio morto in braccio, e che quindi si sente incline a provare determinate emozioni. ora se tu prendi questo come esempio, puoi benissimo togliere i simbolismi che legano una cosa alla concezione di arte nel senso classico e andare al significato umano dell’opera, cioè quello che a te suscita l’opera (che poi qui si tratta di performance) in negativo o positivo che sia.. per assurdo, potrei dirti che quando osservi un quadro stai solamente guardando una tela dove qualcuno ha messo dei colori sopra, è il significato che gli dai a “valorizzarla”.. poi è logico che un pittore iper realista come potrebbe essere Caravaggio ti arriva prima rispetto a un Kandinsky ma è solo perché è più vicino a quello che conosci e vedendolo familiare automaticamente lo classifichi come bello (che poi caravaggio si sublime è un altro paio di maniche)
    poi va beh è logico che per conoscere il significato effettivo dell’opera che l’artista voleva dare devi SENTIRE l’opinione dell’artista stessa, ma sta di fatto che la bellezza dell’arte è esattamente questa, che tu spettatore sei libero di pensare ciò che vuoi (almeno per una volta)

  • uqbal

    Interessante l’esempio dell’indiano. In realtà quando si fanno vedere opere d’arte di culture lontane e “aliene” a chi non è mai uscito dalla propria, spesso questi non riesce nemmeno a cogliere, di essere di fronte ad un’opera d’arte-. A Braque (mi pare), piuttosto scettico di fronte alle maschere tribali africane Picasso rispose che non poteva capirle, perché non era abbastanza superstizioso. E aveva ragione.
    Già tu ammetti che anche all’interno della propria cultura ci sono cose difficili da capire (giusta la tua osservazione per cui l’arte antica pare più facile solo perché le figure sono più riconoscibili). In altre parole, l’inganno romantico sta nel far credere che l’arte sia una luce primitiva che arriva direttamente al cervello, in forza di una sua superiore e quasi mistica capacità di rivelazione.
    Ma è proprio questo che contesto: l’arte non è che una forma molto raffinata di artigianato, vi contribuisce chi la crea ma anche chi la fruisce, chi la commissiona ed in generale il mondo circostante.
    Ma oggi gli artisti, spesso prede di un letale combinato di afasia ed egocentrismo, non sembrano più accorgersi di tutto questo.