curio

Perché spendere tanto per lo Spazio?

di Emanuele Menietti – @emenietti

È una domanda ricorrente: 42 anni fa il direttore della NASA rispose così, dopo aver ricevuto una lettera sulla fame nel mondo da una suora

Lunedì scorso un robot automatico (rover) della NASA, Curiosity, ha raggiunto Marte eseguendo un perfetto e molto delicato atterraggio sul pianeta. Per almeno due anni il rover fornirà nuovi dati e informazioni su come è fatto Marte, occupandosi principalmente dello studio delle sue caratteristiche climatiche e geologiche. La missione servirà anche per capire se un tempo sul pianeta esistessero particolari forme di vita e, in prospettiva, per studiare e organizzare una futura missione marziana con astronauti. L’arrivo di Curiosity è stato seguito con grande interesse dai mezzi di comunicazione di tutto il mondo e, come accade spesso in concomitanza con le imprese spaziali, sono iniziate a circolare critiche sull’effettiva utilità nello spendere molti soldi – in questo caso circa 2,5 miliari di dollari – per inviare su Marte il rover, che pesa quasi una tonnellata ed è grande quanto un’automobile. In molti si sono chiesti: perché non usare quel denaro per altre buone cause, direttamente qui sulla Terra?

Una domanda simile fu posta anche nel 1970 all’allora direttore scientifico della NASA, Ernst Stuhlinger, da una suora attiva in Zambia. Considerati i successi del programma Apollo, che aveva consentito di portare l’uomo sulla Luna, il responsabile della NASA aveva proposto di avviare le prime ricerche per una missione spaziale con esseri umani verso Marte. Suor Mary Jacunda gli inviò una lettera, chiedendogli come potesse proporre qualcosa del genere e di così costoso mentre sulla Terra ogni anno milioni di persone pativano la fame. Stuhlinger rispose con una lettera lunga e ben argomentata, che successivamente fu pubblicata dalla NASA con il titolo “Perché esplorare lo Spazio?”.

Di seguito la traduzione integrale della lettera di Stuhlinger, dove sono proposte molte argomentazioni che valgono ancora oggi, a 42 anni di distanza dalla sua pubblicazione, sebbene figlie di un tempo diverso dal nostro. Il mondo era ancora diviso in due blocchi a causa della Guerra fredda, la NASA arrivava dai grandi successi delle prime missioni lunari e poteva godere di molti più fondi, fatte le dovute proporzioni, rispetto agli attuali.

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6 maggio 1970

Cara suor Maria Gioconda,

la sua è una delle tante lettere che ricevo ogni giorno, ma mi ha toccato più profondamente delle altre perché viene da un cuore compassionevole e da una mente profonda. Cercherò di rispondere meglio che posso alla sua domanda.

Prima, tuttavia, desidero esprimere la mia grande ammirazione per lei e per tutte le altre sue coraggiose sorelle, perché state dedicando le vostre vite alla più nobile causa umana: aiutare il proprio prossimo in difficoltà.

Lei chiede nella sua lettera come abbia potuto proporre la spesa di miliardi di dollari per organizzare un viaggio su Marte, in un momento in cui molti bambini su questa Terra muoiono di fame. Lo so che non si aspetta una risposta del tipo “Oh, non sapevo che ci fossero bambini che muoiono di fame, d’ora in poi mi asterrò dalla ricerca spaziale fino a quando il genere umano non avrà risolto la questione!”. In effetti, ho iniziato a essere a conoscenza del problema della fame nel mondo ben prima di sapere che fosse tecnicamente possibile un viaggio verso Marte. Tuttavia, credo – come molti altri miei amici – che viaggiare verso la Luna e forse un giorno verso Marte e altri pianeti sia un’iniziativa che dovremmo affrontare ora, e penso anche che questi tipi di progetti, nel lungo termine, possano contribuire alla soluzione dei gravi problemi che affliggono la Terra molto di più di altri progetti discussi ogni anno, e che portano spesso a risultati tangibili solo dopo molto tempo.

Prima di spiegarle come il nostro programma spaziale possa contribuire alla soluzione dei problemi qui sulla Terra, vorrei raccontarle una storia che pare sia vera e che potrebbe aiutarla a comprendere l’argomento. Circa 400 anni fa, in una cittadina della Germania viveva un conte. Era uno di quei nobili buoni ed era solito dare buona parte dei propri guadagni ai suoi concittadini poveri: erano gesti molto apprezzati, perché c’era molta povertà e le ricorrenti epidemie causavano seri problemi. Un giorno, il conte incontrò uno sconosciuto. Aveva un banco di lavoro e un piccolo laboratorio nella sua abitazione, lavorava sodo di giorno per avere qualche ora ogni sera per lavorare nel suo laboratorio. Metteva insieme piccole lenti ottenute da pezzi di vetro; le montava all’interno di alcuni cilindri e le utilizzava per osservare oggetti molto piccoli. Il conte fu affascinato da ciò che si poteva vedere attraverso quegli strumenti, cose che non aveva mai visto prima. Invitò l’uomo a trasferire il suo laboratorio nel castello, diventando un incaricato speciale per la realizzazione e il perfezionamento dei suoi strumenti ottici.

La gente in città, tuttavia, si arrabbiò molto quando capì che il conte stava impegnando il proprio denaro in quel modo senza uno scopo preciso. «Soffriamo per la peste», dicevano, «mentre lui paga quell’uomo per i suoi passatempi inutili!». Ma il conte rimase fermo sulle sue posizioni. «Vi do tutto quello che posso», disse, «ma darò sostegno anche a quest’uomo e al suo lavoro, perché sento che un giorno ne verrà fuori qualcosa di buono!».

E in effetti qualcosa di buono avvenne, anche grazie al lavoro di altre persone in diversi luoghi: l’invenzione del microscopio. È noto che questa invenzione ha contributo più di molte altre idee al progresso della medicina, e che l’eliminazione della peste e di altre malattie contagiose in molte parti del mondo sia stata possibile in buona parte grazie agli studi resi possibili dal microscopio. Dedicando parte del proprio denaro alla ricerca e alla scoperta di nuove cose, il conte contribuì molto di più a dare sollievo dalla sofferenza umana rispetto a ciò che avrebbe potuto fare dando tutto i propri soldi ai malati di peste.

La situazione cui ci troviamo davanti oggi è simile in molti aspetti a quella che le ho appena raccontato. La presidenza degli Stati Uniti spende circa 200 miliardi di dollari nel proprio bilancio annuale. Questi soldi vanno alla salute, all’istruzione, allo stato sociale, al rinnovamento delle strutture urbane, alle autostrade, ai trasporti, agli aiuti all’estero, alla difesa, alla conservazione del territorio, alla scienza, all’agricoltura e a molte altre realtà all’interno e all’esterno del paese. Circa l’1,6 per cento del budget è stato destinato alla ricerca spaziale quest’anno. Il programma spaziale comprende il Progetto Apollo e molti altri progetti più piccoli legati alla fisica dello spazio, all’astronomia, alla biologia nello spazio, allo studio dei pianeti, all’analisi delle risorse della Terra e all’ingegneria spaziale. Per rendere possibile questa spesa per il programma spaziale, lo statunitense medio con un reddito annuo di 10mila dollari paga circa 30 dollari, con le imposte, per il programma spaziale. Il resto dei suoi soldi, 9.970 dollari, rimangono per la sua sussistenza, per il pagamento di altre imposte, il suo divertimento e per i suoi risparmi.

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  • https://plus.google.com/u/0/113679160497089639906/posts Andrea Z.

    che meraviglia… mi segno il link e sicuramente lo diffonderò ogni volta che posso.

  • alex

    bello, tuttavia avevo anche letto da qualche parte che la quantita’ di brevetti provenienti da grandi progetti di ricerca e’ molto inferiore rispetto a decenni fa.

  • stefano tanci

    Già conoscevo… e non fa una piega… la RAGIONE contro la demagogia qualunquista…

  • Cristiano

    A costo di passare per bastian contrario…
    Si potrebbe far notare che la controproposta potrebbe essere quella di destinare denaro non a chi muore di fame ma piuttosto a progetti di ricerca per risolvere il problema in maniera più scientifica e diretta. Analizzare pianeti lontani e sperare che prima o poi un’innovazione tecnologica creata per tale scopo sia utile anche per altri fini più “nobili”, non mi sembra scientifico come approccio. Tanto più che si verifica più spesso che tali innovazioni tecnologiche sono riutilizzate nelle guerre. Non è così? Si dovrebbero ripensare le priorità in termini di “cosa è importante per l’umanità ora”, non in termini di “cosa sono capace di inventare/scoprire ora”.

    • splarz

      Negli anni ’60 si era convinti che i batteri non sopravvivessero a temperature sopra i 55°C. Alcuni scienziati dalla testa dura decisero di controllare che fosse proprio così e scoprirono che ne esisteva uno, il Thermus aquaticus, che non solo sopravviveva ma addirittura viveva tranquillamente a temperature proibitive. Quando dico “scoprirono” intendo dire che qualcuno ha speso soldi per mandare dei tizi a raccogliere acqua bollente dal Lower Geyser Basin di Yellowstone per vedere cosa c’era dentro: dei pazzi completi insomma. Nel ’93 accadde però che Kary B Mullis (poi nobel per la chimica) pensò di utilizzare l’enzima che si occupa di sintetizzare il Dna in questo batterio per duplicare pezzettini di Dna in laboratorio: è necessario utilizzare temperature molto elevate e solo la Dna polimerasi del thermus aquaticus poteva rimanere integra durante il processo.
      Questa tecnica prende il nome di PCR (Polimerase Chain Reaction) e ha una miriade di applicazioni, tra cui l’identificazione di patogeni, le analisi di medicina forense (dai test di paternità alle cose tipo CSI), la diagnosi prenatale di numerose malattie genetiche, la diagnosi di alcune neoplasie. Una fetta consistente della medicina moderna esiste solo perchè negli anni ’60 degli scienziati sono andati a raccogliere acqua bollente vicino ad un geyser per vedere se davvero non ci fossero batteri vivi.

  • Benjamin Sisko

    Illuminante… dovrebbe essere stampata e messa in bella vista

  • Salvatore Pagano

    Completamente a favore della ricerca spaziale e di ogni altro tipo di ricerca scientifica seria e destinata al progresso dell’umanità e all’indagine della realtà in cui viviamo (e non parlo solo di enormi progetti come i viaggi spaziali o il Cern, ma anche di piccoli ricercatori e di materia teorica, altrettanto fondamentale). I discorsi sulla fame nel mondo sono altrettanto importanti, ovviamente, ma sono altri i campi verso cui le lettere dovrebbero essere indirizzate, a partire dal mercato delle armi, tanto per fare un esempio banale.

  • Nicolò Sala

    Perfetta.
    Leggendo un altro post riguardante Curiosity, mi sono domandato: “Perchè bisogna verificare che su Marte, in passato, sono esistiti degli esseri viventi?
    Che utilità pratica può avere una simile scoperta?”
    Questa lettera è riuscita a darmi tutte le risposte necessarie!

  • lorenz

    bello tutto, anche se è proprio il controllo dello spazio e lo sviluppo di nuovi vettori per il lancio di ordigni nucleari che ha fatto nascere e successivamnete finanziava i programmi spaziali usa e urss. Un velo di ipocrisia c è.

  • lorenz

    a favore dell autore aggiungo che la fame nel mondo non si combatte con soldi a pioggia. si combatte con la cultura e con una politica forte e giusta. fino a che conviene tenere intere popolazioni nell ignoranza e nella miseria, soggiogate da despoti governi fantoccio, per poter cosi agevolvente sfruttare le risorse dei loro paesi, non c è aiuto finanziario che possa sconfiggere la fame nel mondo.

  • andrea marciani

    No no, non sono d’accordo, ci mancherebbe solo che la Specie Umana trovasse il modo per andare a devastare altri pianeti, come ha fatto, in poco più di un secolo, con la Terra.
    Spero proprio che si finisca la “benzina” prima (:

  • M@

    non avrei alcun
    problema nel sapere che le mie tasse vengono aumentate di qualche
    dollaro allo scopo di sfamare i bambini affamati, ovunque si trovino.

    Quanti, oggi, sarebbero disposti a sottoscrivere questa frase?

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    Che meraviglia!

  • Andrea Natale

    Ho letto il breve romanzo che hai consigliato. Sto elaborando la mia tesina di quinta superiore nella quale affronto il tema dell esplorazione spaziale e del perchè è bene finanziarla. Mi piacerebbe fare un collegamento con questo testo. Dici che è fattibile?

  • Minos

    Direi di sì, però forse lo stai chiedendo alla persona sbagliata, visto che l’ho tirato in ballo io. :) Se lo hai letto, hai certamente capito che il buon vecchio Leone fa un discorso più generale, che non riguarda solo la scienza, ma la condizione umana e la necessità di aiutarsi. Poi, secondo me, un liceale che cita Tolstoj vince per definizione. In bocca al lupo.