Il Post
— Cultura

La grande famiglia della SIAE

Sergio Rizzo racconta l'azienda in cui il commissario ha 90 anni, il 42 per cento dei dipendenti sono parenti, non esiste un contratto di lavoro e si perdono barche di soldi

26 giugno 2012

Sergio Rizzo racconta la SIAE, sul Corriere della Sera di oggi. La SIAE, acronimo che sta per Società Italiana degli Autori ed Editori, è un ente pubblico economico a base associativa, che gestisce e “protegge” i diritti d’autore.

Per far sentire i propri dipendenti come in famiglia la Siae non ha rivali: pensa anche al bucato. Chi va in missione può far lavare e stirare camicie e mutande a spese dell’azienda. Dieci euro e 91 centesimi vale la speciale «indennità lavanderia» quotidiana che scatta in busta paga dopo il quarto giorno passato fuori sede.

Quanti lo ritengono un privilegio anacronistico non sanno che la Società degli autori ed editori è anche tecnicamente un gruppo familiare. Al 42 per cento. Nel senso che ben 527 dei 1.257 assunti a tempo indeterminato (il 42 per cento del totale, appunto) vantano legami di famiglia o di conoscenza. Ci sono figli, nipoti, mariti e mogli di dipendenti ed ex dipendenti. Ma anche congiunti di mandatari (cioè gli esattori dei diritti) di sindacalisti e perfino di soci. E poi rampolli di compositori e parolieri, perfino delle guardie incaricate della vigilanza nella sede centrale.

La lista è sterminata, con intrecci che attraversano ogni categoria. Dei 559 entrati alla Siae durante gli anni per chiamata diretta, ben 268 sono parenti. Idem 57 dei 128 reclutati tramite il collocamento obbligatorio. E 55 dei 154 che hanno superato le selezioni speciali. Ma perfino 147 dei 416 assunti per concorso hanno rapporti di parentela.

(continua a leggere sul sito del Corriere)

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  • titta

    Iscritto alla Siae da oltre 25 anni. Ora socio.
    Senza amicizie,senza parentele, senza il numero giusto da chiamare in Siae. Nulla.
    Da 25 anni a me ha sempre funzionato benissimo tanto che di fronte alle lamentele, motivate o meno non so dire, a un certo punto ho pensato che “La Siae logora chi non ce l’ha”.
    Visto che qui vicino si parla di buon giornalismo penso che su questo tema veramente si potrebbe misurare la qualità di un giornalista. Perché intorno alla Siae gli interessi sono enormi. Ho l’impressione, che se poi incrocio con l’esperienza diventa certezza, che qualcuno voglia metterci le mani addosso. Warn

  • stooge70

    ho avuto a che fare con la SIAE per lavoro (io lavoravo per una casa editrice….).. eravamo in torto ma non ho mai avuto a che fare con una realtà così “mafiosa” in termini di capacità coercitiva e di minaccia come quella… e la società per cui lavoravo è la second apiù grande casa editrice italiana.

  • Scemax

    Alcuni nodi vengono al pettine prima o poi. Un sistema si affeziona troppo alla facilità con cui entrano soldi, poi all’improvviso i soldi non sono così facili, e il sistema si ritrova a rivendicare il diritto alla bella vita di una volta. Mi riferisco alla battaglia alla pirateria, che sembra più preoccupata di difendere i diritti della SIAE, che degli Autori ed Editori.

  • rossomalpelo

    @Titta
    Nulla di personale, ma se questi sono i numeri la tua azienda in un Paese civile dove esitono regole di meritocrazia, concorrenza leale e buona gestione della Cosa Pubblica doveva essere fallita e tu dovevi aver perso il tuo posto di lavoro da tempo.

  • piccio

    Più si va a scavare nella SIAE e più questa mi sembra assumere le sembianze di un’associazione mafiosa.
    Un’istituzione ingiusta nei confronti di chi dovrebbe tutelare, oltretutto pesante, costosa e obbligatoria, nonché piena di debiti e pure con una forte presenza di sistemi parentali tra i suoi dipendenti.
    E a cosa servirebbe poi?
    Per andare a chiedere i soldi alle feste locali per l’uso di canzoni popolari o addirittura per l’uso dell’inno nazionale?
    Per racimolare i soldi a quella manciata di “big” morti di fame che ci sono in italia, lasciando agli altri NULLA, anzi gli altri devono pagare e stare zitti se vogliono produrre musica.
    E dopo tutto questo ci si ritrova con una società con 800 milioni di debiti nel 2010…
    E non contenti si sono fatti creare (da un certo B.) una legge ad hoc per imporre una tassa di 1€ a Gb su ogni supporto digitale esistente con la scusa che la pirateria li stava uccidendo…
    La pirateria…
    Ma non si era parlato di un referendum per abolire e distruggere la SIAE??
    Sarebbe anche ora.

  • lorenzo72

    @Titta
    Dov’è il cattivo giornalismo di Sergio Rizzo?
    Credo che siamo tutti molto curiosi.

  • piccio

    scusate sopra
    la tassa non è 1€ a Gb (se no ci sarebbe stata una mozione popolare…)
    è più complessa, ma è reale ed è solo per il loro guadagno
    Si stimano 300 milioni di € puliti in più all’anno, prima ne guadagnavano 150 milioni all’anno…
    Hanno triplicato gli utili con un pezzo di carta, a spese nostre.

  • egon

    SIAE = parassiti

  • titta

    @rossomalpelo.
    Non sono l’avvocato della Siae.
    Io ho solo condiviso la mia esperienza che dura da un quarto di secolo.
    Quest’esperienza dovrebbe entrare a far parte del “paniere” che aiuta a farsi un’idea.
    Il lavoro di riscossione dei diritti lo sanno fare.
    Evidentemente la crisi globale ma precedentemente la crisi di vendita dei supporti, la pirateria (senza confronti nel nostro Paese e troppo spesso spacciata per liberatoria e democratica) ha cambiato le cose e ora sarà necessaria una ristrutturazione.
    Detto ciò, è in questa fase che entra in gioco la specificità italica.
    Temo che cavalcando l’ennesima “casta Siae”, che al pari delle altre ha sempre un fondamento di verità, si finisca per peggiorare le cose. A vantaggio di qualcuno. Non a vantaggio degli autori e nemmeno dei fruitori.
    Perché il diritto d’autore è una di quelle cose che in questo paese stimola al massimo grado il disprezzo populista che ammorba la nostra vita civile.

  • piccio

    Titta
    lascia perdere
    hai tirato fuori il concetto di pirateria a fianco delle scarse vendite e della crisi.
    Io
    un cd musicale
    non lo pagherò MAI oltre i 30€ come cercano di fare in italia
    non è la pirateria
    siete voi che volete strozzinarci i soldi di dosso per i vostri prodotti
    la musica se la compro all’estero mi costano un terzo nel caso peggiore e un decimo nel caso migliore (cito l’esempio dei Radiohead, hanno guadagnato di più rilasciando i cd con il metodo a offerta che con la distrubuzione controllata e pesata delle major).
    Il problema è la SIAE e la sua pesantezza e prepotenza, non l’Italia.

  • ziodiavle

    Insomma, a Titta arrivano sempre i soldi puntuali… dove sta il problema?

  • notpill

    Titta dice: “Il lavoro di riscossione dei diritti lo sanno fare.”

    La tassa sui cd,dvd, usb e hdd VERGINI è geniale infatti, solo che mi vengono i brividi a chiamarli ‘DIRITTI.

  • titta

    Lorenzo72 non ho detto che quello di Rizzo è un cattivo giornalismo.
    Non lo direi senza avere dei riscontri.
    Onestamente penso che sia un giornalismo con dei limiti. Che ha trovato un filone e ci propina la serie delle Caste.
    Il discorso è un po’ lungo e andrebbe confutato senza prendere la scorciatoia della polemica che invece sento in agguato.
    Posso dire questo: snocciolare cifre non basta. Le cifre possono dire tutto e il contrario di tutto.
    Proprio perché paiono oggettive sono le più manipolabili.
    Con le cifre e basta si fa Report.
    Che a volte è stato cattivo giornalismo, a volte buono, comunque con dei limiti.

  • wiz.loz

    @TITTA
    “Il diritto d’autore è una di quelle cose che in questo paese stimola al massimo grado il disprezzo populista che ammorba la nostra vita civile.”
    Per me questa è la frase dell’anno!!! Non ho mai trovato un sunto così puntuale di ciò che penso della nostra società dell’odio e del disprezzo.

  • titta

    La tassa sui Cd vergini ecc. è una legge dello Stato che ha accolto una direttiva europea.
    La Siae non c’entra niente.

  • http://aledigangi.com aledigangi

    Evidentemente a Titta arrivano puntualmente anche i soldi di tutti quelli che non li vedono arrivare e pur avendo opere depositate non ricevono il becco di un centesimo. “Il lavoro di riscossione dei diritti lo sanno fare” e questo è ormai dimostrato; è quello di distribuzione che NON fanno bene al di fuori della loro cerchia.

  • johngradycole

    Perdonami, Titta (ammiro la pacatezza, btw), ma se con le cifre non si fa buon giornalismo, con l’aneddotica cosa si ottiene?

  • titta

    Credo, e poi concludo, che anche qui come altrove, il problema sia il solito.
    La disinformazione.

    Ziodavle, si mi arrivano puntuali da 25 anni. A cosa serve la Siae? A quello no?
    Sono un “signor nessuno”, quando ho avuto bisogno ho chiesto anticipi regolarmente concessi, quando ho chiesto di diventare socio e non iscritto è stata istruita una pratica e la domanda è stata accettata.
    Tutto questo senza una raccomandazione, un’amicizia. Niente.
    Vogliamo tenerne conto? Per cercare di capire. Non per litigare. Non per partito preso.
    A te non arrivano puntuali?
    Cerca di capire il perché. Hai tutti i mezzi per tutelarti.
    Puoi iscriverti alla Sacem francese.

    Piccio, se compri su iTunes paghi quasi esattamente ciò che paghi in Usa.
    Il problema è che su 10 amici forse 1 ha l’account su iTunes. Alcuni non sanno che esiste o come si usa.
    La pirateria non tocca Madonna o Ligabue, tocca la musica di nicchia che non ha più i numeri per riprendere l’investimento produttivo.

  • pinaz81

    @Titta:

    La tassa sui supporti di registrazione vergini (non sui CD, su tutto!) Avrà anche raccolto una direttiva europea, ma della direttiva non ho trovato traccia nè nel testo del decreto firmato da Bondi (http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1263481888506_d1.pdf) nè in rete. Inoltre è così “Europea” che la Spagna di recente l’ha abolita (http://www.telecompaper.com/news/spain-rescinds-private-copy-tax-adopts-anti-piracy-law).
    E comunque… possono adottarla anche su Marte ma ti sembra giusto che per fare il backup del mio pc io debba pagare alla SIAE perchè potenzialmente potrei usare quei cd per masterizzare musica o film???

  • titta

    Johngradycole
    La mia non è esattamente aneddotica, è esperienza.
    Però la tua è una buona domanda che rigirerei a Luca.

    nota di servizio.
    Se qualcuno pensa di non aver ricevuto il dovuto dalla Siae deve fare così:
    Mandare un email alla sezione di interesse, ripartizione musica, cinema ecc. specificando dove e quando la propria opera è stata eseguita o riprodotta.
    La Siae è obbligata a rispondere, normalmente ciò accade nel giro di una settimana.
    Spero sia utile.

  • egon

    @TITTA : perchè menti sapendo di mentire? La SIAE ogni anno incassa decine di milioni di euro per balzelli su qualsiasi supporto di memoria, dal dvd al lettore mp3.
    In Francia e Spagna così come era stato introdotto è stato successivamente abolito “l’equo compenso per copia privata”.
    In Italia stranamente no.
    Perché la SIAE non c’entra niente.

  • notpill

    @titta
    Si la SIAE non c’entra niente. Loro malgrado riscuotono milioni di euro, poverelli.

    Secondo la Corte di Giustizia Europea “il pagamento dell’equo compenso non dovrebbe poter essere preteso laddove non appaia neppure probabile un utilizzo del supporto o del dispositivo per l’esecuzione di una copia privata.”

    Francia e spagna hanno abolito il balzello, vediamo se l’italia sarà altrettanto rapida e se la SIAE non farà il diavolo a quattro. Sse, come no.

  • Guada

    L’ennesimo articolo di denuncia, che porta alla luce il malcostume e l’intreccio di interessi tra sindacati, pubblica amministrazione, burocrati vari.
    Detto questo, e dando per scontato che Rizzo non abbia scritto stupidaggini, cosa accade ora?
    Insomma, si continua a leggere di situazioni di evidente malaffare (Università, enti previdenziali, società pubbliche, ospedali, amministrazioni locali, ecc.) se ne parla per qualche giorno (forse) e poi non accade niente.
    Tutte queste pubbliche denuncie finiscono nel nulla, nessuno viene spedito a casa per aver appoggiato, favorito o semplicemente taciuto simili situazioni.
    Ma perchè qualche giornalista serio non va a chiedere spiegazioni alle persone che sono coinvolte in prima persona (amministratori, sindacalisti, ecc.)?
    E’ un po’ troppo comodo, da parte di buona parte della stampa nazionale, gettare sassi nello stagno per far muovere l’acqua, senza però avere il coraggio di andare oltre, di fare realmente il “cane da guardia” che si attacca al polpaccio dell’approfittatore di turno e non lo molla fino alla fine.

  • titta

    @notpill
    a me non risulta che in Francia abbiano abolito la tassa di cui parli.
    Puoi visitare il sito http://www.sorecop.fr e verificare tu stesso.
    Detto ciò quella tassa è opera del Parlamento, del legislatore.
    La Siae è un’altra cosa, a lei tocca far rispettare le leggi. Penso sia chiaro.

    @aledigangi scrive:
    Evidentemente a Titta arrivano puntualmente anche i soldi di tutti quelli che non li vedono arrivare e pur avendo opere depositate non ricevono il becco di un centesimo. “Il lavoro di riscossione dei diritti lo sanno fare” e questo è ormai dimostrato; è quello di distribuzione che NON fanno bene al di fuori della loro cerchia.

    Devo ripetere che non appartengo a nessuna cerchia, non ho diritti milionari, non sono Gino Paoli in incognito.
    E soprattutto non mi arrivano i tuoi diritti, tranquillo.
    Se hai dei diritti che non ti sono stati versati non hai che da mandare un email alla sezione competente e avrai risposta certamente.
    Dovrai indicare dove e quando la tua opera è stata eseguita o riprodotta. Fine. Non c’è verso.
    La Siae non ha interesse non pagare i diritti perché vive di quelli.
    Se invece le tue opere non sono eseguite/riprodotte non hai diritto a niente.
    Non è che depositare un’opera da diritto ad avere compensi.

  • pinaz81

    @ Guada

    i cani da guardia ci sono (vedasi ad esempio Report). Il problema non sono i giornalisti. Dopo che report segnala abusi, furti e soprusi ai danni dei cittadini le soluzioni sono 2:
    - alle prime elezioni disponibili si mandano a casa TUTTI
    - si picchetta l’istituzione malgovernata finchè i rei non decidono di andarsene a furor di popolo.
    Poichè la seconda ipotesi è vagamente premonitrice di pogrom e amenità simili ci sarebbe da considerare la prima ipotesi, ma con il voto non si risolve mai nulla perchè gli italiani sono sempre pronti a votare il trio ABC e comunque difficilmente potrebbero votare qualcuno di m3eglio perchè di meglio non c’è.

  • Guada

    @PINAZ81
    Lo so benissimo che esiste Report, che esistono tanti buoni giornalisti (Rizzo compreso), quello che manca è la voglia e la capacità di porre domande scomode alle persone coinvolte in affari del genere.
    Nell’articolo si dice che i sindacati sono contrari a tagli e riorganizzazioni di un ente che fa debiti ogni anno. Poi ci sono sindacalisti che vivono negli appartamenti che costituiscono il patrimonio della SIAE, patrimonio che non rende nulla. Secondo me qualche giornalista dovrebbe andare a fare un paio di domande ai sindacalisti che vivono e che rappresentano i lavoratori SIAE e chiedergli se questa situazione è “normale” oppure no.
    D’altro canto ne te ne io abbiamo mai eletto gli amministratori della SIAE, quindi affidarsi all’elezione del Parlamento o altro perchè cambino le cose mi sembra un’ipotesi che non sta in piedi.

  • paolo192

    Vorrei tanto farlo io, il prossimo spot TV dedicato ai parassiti…

  • idonthavetimeforthiscrap

    Poco a poco questo obsoleto pachiderma si estinguerà da solo. Basta aspettare…

  • johngradycole

    Titta: perdonami, ma la tua esperienza finisce nell’aneddotica tipo “ti ricordi quella volta che…” quasi automaticamente, tanto è strana. Non so quale e quanto importante sia il tuo lavoro, ma se devo vedere i fatti – le esperienze mie e di amici musicisti – la tua situazione assume più connotazione di miracolo che di controesempio valido. Poi vero, si spala tanto guano senza sapere bene i come e i perché; ma se tu fai parte di quella percentuale risibile che ha un utile dalla SIAE, beh, sei in minoranza e ti si chiede di capire il perché del fastidio che circonda l’argomento. ;)

  • crayencour

    Fino a quando i singoli sindacalisti cercheranno di trarre benefici personali in nome della difesa dei lavoratori (parlo del caso SIAE come di molti altri) e i loro colleghi taceranno; e fino a quando gli scioperi saranno proclamati di venerdì, nessun sindacato potrà avere la mia fiducia.

  • oriana58

    Ma Sergio Rizzo è il fratello di Raffaella chiamata da Catricalà a collaborare con il governo? Uhm…

  • titta

    John (per brevità)
    La mia attività è professionale, direi piuttosto importante (per me). E l’argomento lo conosco, so di cosa parlo.
    Allora mi interessa capire le radici del malumore.
    Cioè spiegami, conosci casi di persone che depositano un brano X che viene eseguito il giorno Y all’ora Z e non vengono pagati?
    Basta fare come ho detto, sollecitare un controllo, un accoppiamento fra brano ed esecuzione.
    E’ gratuito, online.
    Senz’altro capita, succede di tutto.
    Ma come il fumo è la causa del cancro al polmone nel 90% dei casi, direi che se un brano depositato non frutta al 90% dei casi è:
    a) perché non viene eseguito
    b) il gestore del luogo di esecuzione non paga la siae
    c) il borderò non è stato compilato o è stato compilato male.
    La Siae non è Equitalia, non ha interesse a non remunerare i soci perché è dagli interessi che riceve il suo sostentamento. Questo dev’essere chiaro.

    Un’altro argomento è la ripartizione degli interessi non reclamati.
    Cioè brani presenti in borderò ma non depositati o borderò errati ecc.
    Su questo sinceramente non so qual’è il regolamento, se ci sono stati problemi ecc.

    Bisognerebbe semplicemente che esistesse un’associazione concorrente alla Siae come in Usa.
    Le situazioni di monopolio sono sempre potenzialmente meno trasparenti.

    P.S. Un mio intervento è stato moderato?

  • Wilson

    @titta: bisognerebbe che tutti i sindacati (a partire da SIAE e ordini professionali) non operassero in regime di monopolio E che si abrograsse progressivamente il diritto d’autore, che nella storia mondiale a quanto pare è sempre stato un danno per i redditi degli artisti (sia quelli famosi che i debuttanti) oltre che per la diffusione delle loro opere (prima di dubitare di questa informazione consiglio di leggere questo testo e di verificarne le informazioni su fonti indipendenti: http://www.dklevine.com/general/intellectual/againstfinal.htm).

  • titta

    @wilson
    Considera che un lavoro artistico in Italia non ha tredicesime, ammortizzatori sociali né liquidazione né pensione.
    Una condizione difficilissima.
    Se si abolisce il diritto d’autore senza avere subito qualcosa che lo sostituisca si diventa degli esodati a vita.
    In Usa dove spesso si vende l’opera, che quindi non frutta più nulla all’autore, i compensi sono 10 volte superiori.

  • dagoberto

    @TITTA
    i tuoi interventi sono senza dubbio interessanti e ci permettono di osservare la “questione SIAE” da una prospettiva che difficilmente trova voce sui media.
    Ma ….
    il punto centrale dell’articolo di Rizzo è questo: “Sono nelle cifre delle perdite operative accusate dalla Siae negli ultimi anni: 21,4 milioni nel 2006, 34,6 nel 2007, 20,1 nel 2008, 20,9 nel 2009, 27,2 nel 2010″ e questo “Ha un patrimonio interamente investito in immobili, con un valore di mercato di 205 milioni. Ma che non rende praticamente nulla”
    A fronte di tutto ciò sapere che “Da 25 anni a me ha sempre funzionato benissimo” mi pare una magra consolazione.

  • fulgenzio

    La SIAE ha avuto la spudoratezza di chiedere ai siti che li inserivano nei loro articoli, soldi per i trailer dei film, che ovviamente sono uno strumento promozionale per le case produttrici, non certo per i siti che li propongono a corredo delle loro recensioni e/o articoli.
    http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/16185/dopo-i-trailer-la-siae-mira-alla-pubblicita-online/

  • titta

    Ormai questa giornata si è immolata sull’altare della Siae..
    Dagoberto non è una magra consolazione perché (forse sono stato frainteso) non indico la mia personale soddisfazione come contrappeso allo sfascio finanziario. Non sono scemo fino a questo punto.
    Dico solo in Siae hanno un know-how formatosi in oltre un secolo. Come tutto in Italia, dalla Fiat a me stesso ha bisogno di una ristrutturazione. E di un concorrente. Quindi indico una soluzione.
    Se poi qualcuno dice di non essere pagato dalla Siae io dico che è improbabile e che esistono strumenti per tutelarsi. Ecco tutto.

  • zuckerman

    Titta, ora nella mia mente sei uno strano incrocio tra Hugh Grant in “About a Boy”, Titta di Girolamo in “Le conseguenze dell’amore” e soprattutto Tony Pisapia in “L’uomo in più”.
    Come cucini il pesce?

  • titta

    Zuckerman lo cucino benino ma amo Philip Roth quanto basta.

  • alemanezinho

    @Titta
    mi sembra che l’articolo di Rizzo mettesse in primo piano le pratiche di cattiva gestione del patrimonio SIAE e le pratiche di reclutamento dei funzionari. Anche se la SIAE pagasse puntualmente i proventi agli autori, le accuse di Rizzo giustificherebbero ampie critiche, come minimo, perché saremmo di fronte all’ennesimo caso di familismo/nepotismo/clientelismo italico. Su questo almeno concordi?

  • johngradycole

    C’è solo un punto su cui non sono d’accordo con te, Titta. Mi occupo personalmente della compilazione dei miei borderò, indicando con precisione i dati di tutti i brani che eseguo, compresi quelli non miei, spesso in situazioni in cui è difficile che il borderò stesso passi inosservato ai controlli SIAE (perché non prendiamoci in giro, non tutti i borderò vengono controllati). E il mio gruppo non ha ancora visto un soldo. Sollecitare un controllo più accurato? Non so quale sia il trattamento riservato a te, ma alla sede di Milano l’impressione fortissima è quella di oziosa incompetenza, specialmente su alcune tematiche che mi riguardano artisticamente e sulle quali è impossibile – dico impossibile, di persona, su Internet, via telefono, tramite aruspici – ottenere anche le informazioni più basilari. Sono d’accordo con te, ci vorrebbe un organismo (più organismi?) concorrente che pian piano soppianti la SIAE, gestendone il lavoro con molta ma molta più efficienza. (che poi la mia personale posizione sul diritto d’autore sia molto diversa poco conta, al momento). Epperò torniamo alla storia delle cifre dell’articolo: sono profondamente sintomatiche di una mala gestione che non lascia presagire alcun cambiamento. Il pachiderma SIAE va avanti, tranquillo, da più di cent’anni, e nonostante non conosca NESSUNO – serio, nessuno – che ne sia soddisfatto, e moltissimi ultimamente cercano modi sempre diversi per distaccarsene, non mi pare proprio che si profili alcune rivoluzione qualitativa all’orizzonte. Non veniamo a raccontarcela con l’efficienza nella gestione dei problemi di pagamento (o di semplicità burocratica dei rapporti). (oooops, wall of text, perdonatemi).

  • titta

    @Alemanezinho.
    Concordo, ogni Ente o Azienda deve tendere al pareggio di bilancio.
    E deve avere regole di trasparenza.
    Spesso con gli euro si fa confusione. Un milione, un miliardo.
    Stiamo parlando di deficit paragonabili a quanto ha preso il solo Lusi.
    Non a quando perde la sanità nel solo Lazio. Entità superiori di 100 volte.
    Per il diritto d’autore di una nazione come l’Italia.
    Questo va risanato, la Siae ristrutturata, aperta una concorrente. Non ci sono santi.
    Detto ciò forse non è appropriato dire che si perdono “barche di soldi”.
    E torniamo sempre li, all’informazione.
    Che per sopravvivere, per ritornellare il proprio share, deve continuamente attizzare il fuoco, ma poi ne ha paura e si lamenta (di solito in programmi altrui) salvo poi il mattino dopo riattizzare. E’ perverso.
    Nello specifico poi, per ciò che riguarda l’arte, mortificata da un quasi ventennio del “me ne frego”, si è agganghita nelle persone l’idea che sia una sanguisuga inutile, che “da da mangiare” a dei parassiti.
    Questo è il sentimento che temo e che intravedo dietro l’attacco al diritto d’autore.

    L’industria dello spettacolo, l’entertainment, in Usa è la seconda dopo quella militare.
    Dovremmo imparare.

  • titta

    John tu sai che i diritti per essere conteggiati necessitano di 12-18 mesi?
    Purtroppo qui non posso mettere indirizzi email. Ma io ho sempre fatto così:
    Dal sito siae sono andato a ripartizione in questo caso musica e ho scritto email con numero di posizione siae, titolo o titoli, luogo e data dell’esecuzione. Mi è sempre arrivata risposta. Non solo, puoi chiedere il resoconto di ogni singolo brano da quando è stato depositato. Se ti segni nel portale hai immediatamente tutto il tuo repertorio a disposizione, lo storico dei tuoi interessi maturati, la variazione nel tempo, le ricevute fiscali ecc. ecc. Tutto è migliorabile ma non è male. Non è da terzo mondo.

  • johngradycole

    E gli Stati Uniti sono la sede di una buona quantità di realtà tra loro complementare per la difesa dei diritti d’autore – CC in primis. Dovremmo imparare molte cose, tra cui l’efficienza, la gentilezza, la semplicità. Lo so quanto ci vuole a calcolare la ripartizione dei diritti, è per questo che sono convinto che le mie royalties non le vedrò mai a meno di diventare un nome che alla SIAE interessi calcolare. Poi certo, non è da terzo mondo; è da paese in cui suoni dal vivo e senti l’organizzatore dire “non facciamo il borderò, che quello della SIAE è un amico e non la pago”. Wow. (perdona l’amarezza, eh)

  • Lewis H. Tonna

    La migliore discussione nel merito di sempre sul Post dopo quella sulla legge sugli sconti sui libri.

  • Wilson

    @titta: oltre al libro dovresti anche leggere meglio il mio commento: l’abolizione è necessaria per aumentare la diffusione delle opere, la loro produzione e i redditi degli artisti, ma è ovvio (e l’ho scritto) che deve essere il punto di arrivo di un percorso progressivo, nel testo, come è ovvio visto il profilo degli autori, ci sono anche delle proposte articolate su come organizzare la transizione in modo non traumatico.