• Mondo
  • lunedì 28 maggio 2012

Il volo di Mathias Rust, 25 anni fa

La storia e le foto dell'incredibile "gesto di pace" di un 19enne tedesco che in piena Guerra Fredda atterrò con un piccolo aereo nella Piazza Rossa, a Mosca

Il 28 maggio 1987, esattamente 25 anni fa, un 19enne tedesco di nome Mathias Rust decollò con un piccolo Cessna 172 da Uetersen, vicino ad Amburgo (Germania), per poi atterrare nella Piazza Rossa di Mosca, nell’allora Unione Sovietica, in piena Guerra Fredda. Come ha ricordato qualche anno fa lo stesso Rust in un’intervista a Repubblica:

Avevo diciannove anni, la guerra fredda divideva il mondo. Col mio piccolo Cessna decisi di vivere e far volare il mio sogno: un volo dall’Occidente alla Piazza Rossa. Come gesto di pace: un volo come un ponte simbolico tra i due mondi. Lo rifarei: a volte anche un po’ d’incoscienza giovanile serve a svegliare il mondo, giova alla realtà.

Come se non fosse un’azione già abbastanza pericolosa, il volo di Rust arrivava in un momento di rapporti particolarmente complicati tra Stati Uniti e Russia: Ronald Reagan e Michail Gorbačëv si erano incontrati a Reykjavik, in Islanda, senza fare passi avanti e anzi con un inasprimento delle relazioni tra i due paesi. Rust, inoltre, era un pilota molto inesperto e non possedeva un aereo. Il 13 maggio 1987 noleggiò un piccolo aereo Cessna a Uetersen, in Germania.

Nelle due settimane successive, Rust volò prima alle isole Faroe, poi in Islanda, a Reykjavík, e infine in Norvegia, a Bergen. La mattina del 28 maggio 1987 Rust fece rifornimento a Helsinki, in Finlandia, e disse alle autorità finlandesi che si sarebbe diretto verso la Svezia. In realtà, poco dopo il decollo a mezzogiorno, cambiò rotta e si diresse verso l’Unione Sovietica. Spense la radio e i finlandesi, che organizzarono anche diverse ricerche per trovarlo, persero le sue tracce.

All’epoca entrare senza permesso in Russia era considerato un atto molto grave, come poi avrebbe scoperto Rust. Tra l’altro, erano passati meno di quattro anni da quando l’Unione Sovietica aveva abbattuto un aereo civile sudcoreano, il volo 007 della Korean Air Lines, che aveva violato lo spazio aereo sovietico all’altezza della penisola di Kamčatka. L’aeronautica sovietica decise di abbatterlo, causando così la morte di 269 persone. Tuttavia, dopo quel grave incidente, l’Unione Sovietica era stata duramente criticata dalla comunità internazionale e quindi aveva ammorbidito le sue reazioni in casi di questo tipo.

Anche per questo motivo il volo di Rust ebbe un destino migliore. Poi ci furono anche delle coincidenze fortunate. Nel pomeriggio del 28 maggio 1987 Rust, che entrò in URSS sorvolando l’Estonia, comparve sui radar sovietici e venne subito individuato. I missili terra-aria erano pronti a colpirlo ma l’aeronautica sovietica decise di aspettare. Pochi minuti dopo il Cessna di Rust venne intercettato da alcuni caccia Mig sopra la cittadina di Gdov, ma neanche loro ottennero l’ordine di sparare. Per Rust fu il momento più terrificante del suo volo, come ha raccontato nell’intervista a Repubblica:

Davanti, lontano qualche chilometro, mi apparve velocissimo e luminoso un oggetto argenteo, e puntava su di me. Era un Mig della Pvo, la temuta difesa aerea sovietica. Eccolo, fu il mio primo incontro con ‘loro’. Un colpo al cuore. Fu duro tenere i nervi sotto controllo. Furono pochi minuti, ma tremendi. Sa, il ricordo del Jumbo coreano abbattuto su Sakhalin nell’èra Andropov era ancora vivo. Il Mig mi raggiunse, virò strettissimo, mi si mise dietro, poi mi affiancò. Era molto più veloce di me. Indovinai appena gli occhi del pilota sotto il casco. Mi seguì per un po’, poi accelerò ancora e sparì nel nulla. Pochi minuti, mi sembrarono eterni. E restai in preda a nuovi sentimenti misti. Sollievo, perché non aveva sparato. Dubbio e angoscia, per la certezza che sapevano che ero in volo su di loro.

I caccia poi persero contatto con Rust e il motivo non è ancora chiaro: si dice che successe perché Rust fece come per atterrare, diminuendo di quota. Così, piano piano, a velocità e quote piuttosto basse, Rust continuò incredibilmente il suo volo verso Mosca. L’aeronautica militare russa non riuscì a rintracciare il suo Cessna per diversi tratti anche perché la Voyska PVO, la difesa aerea russa, aveva appena subito una riorganizzazione che ne limitava le attività. Le coincidenze fortunate non finirono qui.

Quando sorvolò Pskov, Rust capitò nel bel mezzo di un’esercitazione di addestramento all’uso dell’IFF (ossia identification friend or foe, un sistema automatico elettronico di riconoscimento amico-nemico progettato per le funzioni di comando e controllo) che proprio in quel momento assegnava lo status di “amico” a tutti gli aerei che passavano di lì. Poi, arrivato a Torzhok, venne di nuovo identificato come “amico” perché venne scambiato per uno degli elicotteri di soccorritori accorsi dopo un incidente aereo avvenuto nella zona il giorno precedente.

1 2 Pagina successiva »
Mostra commenti ( )