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La coalizione contro l'austerità
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La coalizione contro l’austerità

In Grecia il leader della sinistra radicale vuole formare il governo con i partiti contrari agli accordi con Europa e FMI, ma la maggioranza è lontana

8 maggio 2012

Il leader della Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA) greca, Alexis Tsipras, ha annunciato oggi che proverà a formare una coalizione di governo mettendo insieme le forze che hanno ottenuto seggi in Parlamento alle elezioni di domenica scorsa e che sono contrarie all’accordo di austerità (escluso il partito di estrema destra Alba Dorata), concordato con Unione Europea e altre istituzioni per ottenere i finanziamenti contro la crisi economica. Tsipras sostiene che gli elettori hanno dimostrato con il loro voto di voler chiaramente annullare l’accordo per il prestito. SYRIZA ha tre giorni di tempo per trovare i numeri necessari in Parlamento, ma secondo diversi osservatori difficilmente riuscirà a ottenere i 151 seggi necessari per avere una maggioranza di governo.

SYRIZA, nonostante sia un partito molto critico nei confronti delle misure di austerità imposte dalla comunità internazionale in cambio dei 240 miliardi di aiuti sinora ricevuti dal paese, non vuole comunque l’uscita della Grecia dall’euro, come invece chiedono i comunisti del KKE, che domenica hanno ottenuto l’8,48 per cento e 26 seggi in Parlamento. Qualora SYRIZA non riuscisse a formare un nuovo governo, l’incarico passerebbe al partito arrivato terzo alle elezioni, ossia il PASOK (socialisti, guidati da Evangelos Venizelos, fino a domenica scorsa ministro delle finanze del governo a interim di Lucas Papademos e alleato di Nuova Democrazia), che comunque avrebbe poche possibilità di successo vista la rinuncia di ieri dell’altro partito moderato, ossia Nuova Democrazia (ND, centro-destra).

Ieri Antonis Samaras, il segretario del partito Nuova Democrazia che domenica ha “vinto” le elezioni con il 18,85 per cento dei voti (ma contro il 33,5 delle precedenti, nel 2009), ha formalmente rinunciato all’incarico di formare un nuovo governo che gli era stato dato dal presidente Karolos Papoulias. Samaras aveva tre giorni di tempo per trovare un accordo con gli altri partiti, ma ha giudicato da subito di non averne possibilità.

Tra le condizioni poste da ND agli altri partiti per un eventuale governo di coalizione c’era la permanenza della Grecia nell’euro e anche, come piccola concessione alle formazioni politiche più radicali, una parziale rinegoziazione delle recenti misure di austerità imposte alla Grecia dalla comunità internazionale. Al suo appello però ha risposto solo il PASOK (che alle elezioni ha ottenuto solamente il 13,18 per cento contro il 43,9 del 2009, quando era andato al governo). Anche la Sinistra Democratica, che ha ottenuto il 6,1 per cento e 19 seggi in Parlamento e che si pensava potesse accettare la proposta in quanto partito meno radicale degli altri, ha detto di no a Samaras.

E quindi, calcolando anche il premio di maggioranza di 50 seggi per ND perché primo partito, la somma dei seggi in Parlamento ottenuti da Nuova Democrazia e Pasok arriva soltanto a 149, mentre la maggioranza è fissata a 151 seggi su 300.

Il problema, però, è che per la Grecia il tempo stringe. Entro giugno, infatti, secondo il programma di austerità imposto dalla comunità internazionale, il parlamento greco dovrà approvare altri 11 miliardi di euro di tagli alla spesa tra 2013 e 2014 in cambio degli aiuti internazionali già accordati. Come ha scritto Reuters, alla fine di giugno la Grecia potrebbe ritrovarsi anche senza fondi qualora non ci fosse un governo a negoziare con la cosiddetta troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) i nuovi tagli e le nuove tranche di aiuti. Ieri sera la Borsa di Atene ha chiuso in ribasso del 6,67 per cento.

 foto: AP Photo/Kostas Tsironis

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  • Wilson

    Sembra la democrazia alla sua prova più incerta: la maggioranza ha votato per la catastrofe (per tante catastrofi diverse, per la precisione) e ora?
    Vincerà la sovranità popolare o l’istinto di sopravvivenza?
    PS: il fatto che gli unici partiti che ora (con un’inversione a U rispetto ai decenni precedenti e senza cambiare persone) hanno un programma non troppo suicida siano i grandi responsabili della situazione fa pensare che in realtà la maggioranza dei Greci voglia aggrapparsi alla “troika”, ma non con questi criminali alla guida.

  • gongoro

    Diciamo che in Grecia hanno un talento infinito nel farsi del male da soli. Fare le elezioni proprio ora è stato un vero colpo di genio. I greci sono come gli italiani, non ne possono più dei partiti storici, sono stufi della democrazia ereditaria dei vari Papandreu, Mitsotakis, Karamanlis… di figli, nipoti, zii che si passano le segreterie ed i ministeri l’uno con l’altro. Solo che quando un sistema praticamente bipolare crolla il risultato è una frammentazione estrema che è una garanzia di ingovernabilità. In una situazione come quella greca, al momento, ciò equivale al fallimento della nazione.
    Gli auguro tutto il bene possibile, ma conoscendo la Grecia, vedo nubi nerissime all’orizzonte.

  • http://blogghetto.org michelelan

    La grecia ha scelto, di non tagliarsi una gamba per tagliarsi la testa… I Greci hanno votato il peggio assoluto tra il meno peggio.. Come si può votare l’incertezza in un momento in cui c’è bisogno di fermezza?

    Ma li avete letto i programmi? L’estrema sinistra anti europeista proponeva, per la grecia, di aumentare il debito pubblico, assumere dipendenti pubblici e mettere in discussione lcenziamenti e austerità…

  • milziade368

    “Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio”. Il mio augurio consiste nel ricordare (ma non ce ne dovrebbe essere bisogno) quanta civiltà della Penisola Italica derivi da quella Terra. Spero che partiti e correnti mettano da parte gli egoismi e risalgano coi fatti al significato di Democrazia. Per parte nostra, se ci guardiamo criticamente allo specchio, non siamo molto diversi. Nel caso malaugurato e deprecato, prepariamoci con calma e coscienza a un forte contraccolpo e, nei limiti del possibile, a tendere la mano.

  • Wilson

    Comincio a pensare che il referendum sull’austerità fosse ancora più necessario di quanto pensassi a suo tempo.
    Averne permesso l’annullamento è stato un grosso errore, sia per i partiti storici greci che per l’Unione Europea.
    Oltretutto con i dati odierni sarebbe probabilmente stato vinto (tutti i voti per i due vecchi partiti, quindi quasi il 50%, sono adesioni a quel piano e molti voti contrari sono probabilmente punizioni per questi due partiti, colpevoli di averlo reso necessario) e probabilmente a queste elezioni ci sarebbe stato un partito “di salvezza nazionale” favorevole all’accordo (e con le mani pulite rispetto al passato), in grado di guidare la ricostruzione e di negoziare con l’estero con una certa autorevolezza (un po’ come De Gasperi nel ’46).

  • mkhammer

    @Milziade
    Ma siamo sicuri che tendendo la mano li aiutiamo veramente ?
    La scelta del peggio l’hanno fatta democraticamente e come noi Italiani ci tocca bere l’amaro calice fino in fondo nel processo di catarsi.
    E’ inutile illudersi che ci vengano a togliere le castagne dal fuoco i tedeschi

  • Wilson

    ps: aggiungo che la paura di perderlo era comunque assurda e oggi si vede bene il perché: non si possono fare scelte del genere contro una forte volontà popolare, per il semplice motivo che saranno rinnegate alla prima occasione. Se i greci davvero in gran maggioranza non volevano accettare gli aiuti, il terrore di chiederlo è servito solo a ritardare i guai di qualche mese e a buttare un po’ di soldi (che si sarebbero potuti spendere meglio per aiutare i greci dopo il default della loro nazione, se tanto è inevitabile).

  • stradedifrancia

    @Wilson: penso che il tuo sia l’unico commento a centrare la questione. Tutti a prenderseli con i Greci “irresponansabili”. Il referendum su gli aiuti cacciato dalla porta è rientrato dalla finestra. Papandreu aveva visto bene. Con un intero popolo contro bisognava tagliare il nodo gordiano e farlo il prima possibile. A Berlino ed a Parigi non hanno voluto. Ed ora eccoci qua. Con un popolo contro. Come dici tu: sarebbe stato 1000 volte meglio lasciare organizzare il referendum, perderlo per poi spalancare le porte ad un governo di salvezza nazionale. Ma niente. Ancora una volta ci confrontiamo alla pochezza dei leader che pretendono guidare l’Europa.

  • gongoro

    @Wilson: sottoscrivo il tuo commento dalla prima all’ultima parola. Papandreu ci ha onestamente provato. Ho una conoscenza ovviamente non approfondita della politica in Grecia, ma Papandreu mi diede l’impressione di avere chiara la situazione del suo paese fin dal partire dal giorno in cui vennero alla luce i disastri nella finanza pubblica (ancora ricordo le strade di Atene letteralmente invase dalla faccia di Karamanlis che aveva un bisogno assoluto di vincere quelle elezioni politiche e poi si è scoperto il perché… per tentare di continuare la farsa e nascondere la verità).
    Però anche Papandreu alla fine è stato fatto fuori per motivazioni più interne al Pasok che per sue colpe specifiche. La scelta di convocare quel referendum fu una scelta coraggiosa (forse l’unica possibile) che avrebbe messo alle strette la sua nazione e anche l’Europa (la Germania prima di tutti). E invece ora il panorama è veramente inquietante, spero in un ultimo atto di coraggio e di responsabilità dei partiti, ma ci credo poco viste anche le maggioranze risicate che si potrebbero formare. La vedo grigia.

  • Wilson

    In realtà è lo stesso ragionamento che mi fa propendere per i sistemi elettorali proporzionali: credo che chi guida un paese debba avere il sostegno esplicito (anche non convinto, ma deliberato) della maggior parte dei votanti, altrimenti sarà non solo un despota, ma soprattutto inefficace, perché si ritroverà un paese in cui solo una minoranza si riterrà corresponsabile delle scelte fatte (e quindi la maggioranza sarà più o meno legittimamente in piazza a gridare “i vostri errori non li paghiamo” e a remare contro in qualche modo).
    Tutto sommato una scelta “sbagliata ma condivisa” è persino meglio che una scelta “giusta ma di minoranza”: questo perché nel primo caso i responsabili ultimi (si, gli elettori) saranno costretti a cambiare rotta in seguito, mentre nel secondo la scelta “giusta” non sarà realmente applicata, ottenendo più o meno gli stessi effetti diretti della scelta “sbagliata”, ma senza una chiara attribuzione di responsabilità e quindi senza possibilità di miglioramento futuro.
    ps: pure io so poco di politica interna greca, ma credo che tutti i politici di Pasok e ND andrebbero rottamati il prima possibile (al più tardi appena finita la fase acuta), indipendentemente dall’aver dimostrato o meno valore di statista nell’ultimo anno: sono complici di un disastro troppo grande. Purtroppo ci sono pochi motivi di essere ottimisti sui successori (temo uno scenario simile al nostro, dove rottamando i ladri-e-statisti della “prima repubblica” li abbiamo sostituiti con i ladri-e-basta della seconda)