Il Post

La foto che ha vinto il Pulitzer 2012

È l'immagine di una bambina di Kabul in un momento terribile, e l'ha scattata un fotografo afgano

16 aprile 2012

Tarana Akbari, 12 anni, urla per la paura pochi attimi dopo l’esplosione con cui un attentatore suicida ha ucciso oltre 70 persone al tempio di Abul Fazel a Kabul, il 6 dicembre 2011. «Quando ho potuto alzarmi in piedi, ho visto che tutti intorno a me erano a terra, coperti di sangue. Ero molto, molto spaventata». Nell’esplosione sono morti sette dei 17 bambini e donne della famiglia di Tarana che erano andati alla moschea quella mattina.
La foto è stata scattata dal fotografo di Kabul Massoud Hossaini – 31 anni, lavora per l’agenzia AFP – ed è stata premiata con il premio Pulitzer 2012. Hossaini ha fatto altre fotografie quel giorno, ed è tornato a trovare Tarana qualche giorno dopo.

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  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    una foto del genere fa pensare alla disperazione del protagonista ma anche all’indifferenza del fotografo (altri direbbero sangue freddo), che in attimi come questi riesce a “staccarsi” dai fatti ed a pensare ad una foto…

  • jamesnach

    Questa non l’avevo vista.
    Incredibile.

  • kalle

    @Akiro
    L’indifferenza del fotografo?! stai scherzando spero.
    Catturare un momento del genere per poi poterlo mettere sotto gli occhi di tutti è un suo diritto come persona oltrechè un dovere come reporter, e soprattutto è un potentissimo gesto di denuncia.

  • psylo

    resta il fatto che per ‘catturare un momento del genere’ ci vuole una grande capacità d’astrazione, che poi si può anche definire, appunto, indifferenza (istantanea, per carità, indifferenza del e nel momento, non certo in generale), capacità unica senza di cui, travolto da dolore, stupore, commozione, panico ecc., il fotografo non avrebbe mai avuto la prontezza di spirito di metter a fuoco una scena del genere…

  • totoro

    Akiro, ha ragione Kalle!
    A chi interessa approfondire consiglio questo:

    http://www.ted.com/talks/james_nachtwey_s_searing_pictures_of_war.html

    (ci sono anche i sottotitoli in italiano)

  • ellissa

    poveri bimbi. povera gente.

  • http://trentasei.tumblr.com/ trentasei

    @kalle bè, se non è indifferenza almeno è sangue freddo: immaginatevi la scena: è appena esplosa una bomba che ha ucciso una marea di persone, a terra, morte, sono tutti ricoperti di sangue e una bambina urla disperata. E io riesco a prendere la macchina fotografica, inquadrare il soggetto, mettere a fuoco, scegliere il momento e.. click. Se non è indifferenza/sangue freddo questo..

  • fiasteferfir

    io non lo so se è indifferenza.
    so però che c’è molta più gente che va a farsi le foto all’isola del giglio con la costa concordia di spalle, o passa davanti al feretro del Papa col cellulare in mano. per dire.

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    @kalle
    “indifferenza” forse non è la parola giusta, lo ammetto, non so bene come spiegarlo.. ma mi domanderei se in una situazione simile la prima cosa a cui penserei è fare una foto.
    Che sia giusto documentare simili atrocità sono il primo a dirlo, ma resta il fatto che in quel momento il fotografo “riesce” a staccarsi dai fatti…

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    @fiasteferfir
    quella è morbosità e la si vede molto spesso anche in tv e su molti giornali/riviste.
    In questo caso, comunque, hai 70 morti davanti e centinaia ricoperti di sangue… Mi sembra molto diverso.

  • fiasteferfir

    ok, poi la smetto. anche perchè mi sa che alla fine queste son solo parole spese per “difendersi” da quell’immagine. che è potentissima…

    “indifferenza” è senz’altro un termine sbagliato. quella è un’emozione (curioso, peraltro, che l’indifferenza sia un’emozione) che possiamo provare tutti, e che difatti spesso proviamo.
    questa è invece un’altra cosa, un “distacco professionale” – simile a quella di un pompiere, o di un medico. la loro (degli ultimi due, intendo) freddezza ci serve, e per questo ha un suo riconoscimento sociale. il che non toglie che poi, un medico possa diventare indifferente.
    forse, quindi, la tua perplessità si lega a questa cosa. saluti

  • http://becausethelight.blogspot.com/ Sandro

    Scattare una fotografia di una scena drammatica non deve scatenare automaticamente un giudizio di distacco e indifferenza sul fotografo.
    Molti reporter piangono mentre scattano, altri sviluppano uno scudo di protezione come succede ad alcuni medici che operano malati in situazioni disperate.
    Il giudizio è difficile e la questione sul cosa riprendere e se riprendere certe scene, rimane una spinosa e sempre aperta. Sta alla sensibilità e responsabilità di chi fotografa ma anche di chi scrive sulla fotografia e di chi la osserva, sempre e comunque con spirito critico e senza farsi troppo trascinare da giudizi emotivi, che son legittimi ma che secondo me devono semmai scatenare (questo “scatenare” lo ritengo giusto) indignazione e rabbia da coinvogliare nella giusta direzione, non tanto verso chi apre la finestra ma sul vento appestante che tira da fuori.

  • dharma81

    voi tutti parlate dell’indifferenza e del sangue freddo del fotografo eppure non vi rendete conto che voi siete quelli indifferenti, invece di parlare della storia che c’è dietro quella fotografia vi preoccupate di giudicare un fotografo che ha reso un gran servizio mostrando l’accaduto al mondo.

  • arthur

    Ha ragione DHARMA81, il fotografo ha fatto bene il suo lavoro e ha fatto si che tutti sapessero. Non è indifferenza, è professionalità al servizio della gente. Ha chi si chiede se nella stessa situazione avrebbe reagito così dico solo che voi siete qui e non fate i fotografi di guerra. Ergo…

  • arthur

    chiedo scusa per l’H davanti ad A, ogni tanto mi viene la somarite.

  • uqbal

    Io il dubbio di Akiro l’ho sentito, però credo, a pensarci un attimo, che la foto sia un bene (anche perché per un fotografo è una questione di secondi, e presumo che dopo si sia dato da fare). E’ un documento necessario, anche se durissimo. Mi sarei forse aspettato un avvertimento da parte del Post sulla durezza della foto.

    Se uno si vuole illudere che quei bambini siano soltanto feriti, ci sono le foto successive che non lasciano speranza. E’ un pugno nello stomaco.

  • uqbal

    Ah, un’aggiunta: ci sono fotografi che per “fare gli indifferenti” ci hanno lasciato le penne…ribadisco però: il dubbio di Akiro l’ho avuto, ma credo che è meglio farselo passare.

  • http://trentasei.tumblr.com/ trentasei

    @uqbal : indifferenza nel senso di sangue freddo, chiaro che è un servizio, chiaro che io vomiterei in sala operatoria dove un chirurgo opera tranquillamente con la musica in sottofondo. è questione di pelo sullo stomaco e, purtroppo di abitudine. io, almeno, mi sono immaginato la scena e mi son chiesto come cavolo fosse riuscito a fare quella foto. ricorda un po’ quella famosa della ragazzina bruciata dal nepalm in vietnam, che racconta più di mille parole quelle violenze. in questo senso il suo sangue freddo o stomaco sono un bene.

  • uqbal

    Trentasei

    Ovvio che intendevo “fare gli indifferenti” in senso quasi ironico (credo si capisca dal commento precedente).