hysteria

L’invenzione del vibratore

di Chiara Lino

La storia che fa da sfondo al film "Hysteria", che esce in questi giorni in Italia, è vera

Hysteria è un film inglese del 2011 che esce questo fine settimana nelle sale cinematografiche italiane. È una commedia sentimentale leggera e spiritosa, in costume, che si svolge intorno alla versione romanzata dell’invenzione, da parte del giovane medico Mortimer Granville, del primo vibratore elettromeccanico. Quel vibratore.

In realtà non è facile determinare storicamente chi sia stato il primo a inventare un oggetto del genere. La masturbazione femminile fu teorizzata nell’Inghilterra dell’epoca vittoriana come cura per quell’insieme di disagi fisici, psicologici e psichiatrici raccolti sotto la definizione di isteria, ritenuta allora una patologia tipica delle donne: considerate inferiori agli uomini sul piano fisico ed emotivo, più deboli e disposte alla malattia, la maggior parte delle patologie di cui soffrivano veniva ricondotta a qualche forma di malfunzionamento degli organi genitali o dell’utero. Il “massaggio pelvico” veniva praticato da alcuni medici “specialisti” sulla paziente e poiché non c’era penetrazione non veniva in alcun modo associato a una pratica sessuale, benché l’obiettivo fosse quello di portare la paziente al “parossismo isterico”, definizione vittoriana dell’orgasmo.

L’origine del termine “isteria” è riconducibile alla parola che nella Grecia antica indicava l’utero, Hustéra: anche gli egizi riconducevano all’utero la ragione di alcuni disturbi femminili, e nel corso dei secoli diagnosi e cure hanno continuato a intrecciarsi con ipotesi e credenze religiose. Solo nel Settecento fu introdotta una lettura neurologica degli attacchi isterici: fu un medico scozzese, Robert Whytt, a ipotizzare un collegamento tra “mente e anima” e a descrivere tra le manifestazioni della patologia parossismi, senso di soffocamento, tremore, paralisi locali, fames canina. Ma praticamente qualunque disturbo, nella rudimentale psichiatria dell’epoca, veniva ricondotto a una forma di isteria. Alle donne malate veniva consigliato come cura l’oppio o, in molti casi, il matrimonio (alle donne già sposate veniva consigliato di fare più sesso).

Oggetti di forma fallica erano usati per pratiche sessuali almeno dall’antica Grecia, ma il primo oggetto vibrante per la stimolazione genitale femminile fu usato in Francia nel 1734: venne chiamato “tremoussoir”, funzionava tramite un meccanismo a molla e veniva usato per trattare le pazienti affette da isteria, senza alcuna connessione dichiarata con il sesso. Nonostante l’invenzione del tremoussoir, però, i medici continuarono a effettuare i “massaggi pelvici” manualmente ancora per decenni: una pratica lunga e stancante che, a causa dell’abbondanza delle pazienti, poteva causare dolori alle mani e ai polsi di chi eseguiva il trattamento.

Nel 1869 George Taylor, fisico statunitense, mise a punto il manipulator, apparentemente il primo vibratore a vapore, un aggeggio molto particolare che riusciva però a offrire supporto ai medici durante il trattamento: aveva la forma di un tavolo a cui era collegata una sfera, oggetto che esercitava la stimolazione, avviata da un macchinario a vapore solitamente posizionato in una stanza adiacente. Non era l’unico strumento usato per la stimolazione genitale: altro sistema piuttosto comune era la “doccia pelvica”, un forte getto d’acqua indirizzato verso l’area genitale delle pazienti.

Il macchinario che si vede nel film, inventato da Granville nel 1883, è ritenuto il primo vibratore elettromeccanico. Qualche anno dopo, nel 1899, fu inventato il primo vibratore a batteria. In quel periodo furono inventati e commercializzati circa un centinaio di oggetti del genere, solitamente acquistati da medici per la cura delle pazienti. Un vibratore elettrico, brevettato nel 1902 dall’azienda statunitense Hamilton Beach, fu il primo pensato per la vendita al grande pubblico: i vibratori domestici venivano pubblicizzati come massaggiatori, utili a sciogliere la tensione muscolare, e rivolti sia agli uomini che alle donne. Furono il quinto “elettrodomestico” a entrare nelle case.

Negli anni Venti i vibratori cominciarono a essere usati nell’industria pornografica e a essere pubblicamente associati a pratiche sessuali, quindi diventò impossibile, per la moralità dell’epoca, continuare a pubblicizzarli come strumenti medici. L’oggetto che conosciamo noi come vibratore nasce negli anni Sessanta, in pieno periodo di rivoluzione sessuale: è del 1968 il brevetto del primo vibratore senza fili. Nel frattempo le diagnosi di isteria venivano rimosse dalla psicoanalisi e sostituite con interpretazioni più dettagliate legate a stati di depressione o crisi psicologiche, con conseguenti terapie.

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