Aggiornamento, 11 dicembre – Il comma della manovra Monti che introduceva una scadenza certa al lavoro della commissione, come avevamo spiegato sotto, lasciava aperta la possibilità che il governo potesse decidere gli stipendi dei parlamentari per decreto. Anche se un eventuale decreto legge del governo avrebbe sempre e comunque avuto bisogno di un voto parlamentare, entro 60 giorni, la cosa è stata giudicata inopportuna e sarà probabilmente modificata in Parlamento, perché è prassi consolidata e – in una democrazia normale con dei parlamentari responsabili – persino sensata che il Parlamento decida autonomamente delle cose che lo riguardano, ma non una norma “scritta male” o “un errore”, come ha detto nei giorni scorsi il presidente della Camera Fini.
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Con la firma del decreto legge da parte di Giorgio Napolitano, da ieri le misure contenute nella manovra economica d’emergenza sono legge, anche in attesa della conversione da parte del Parlamento. Questo ha dato modo alla stampa e agli analisti di leggere concretamente il testo della manovra, visto che fino a questo momento ci si era basati sulle dichiarazioni pubbliche del presidente del Consiglio e dei ministri. Il testo della manovra è piuttosto lungo, pieno di piccole misure che non sono ancora finite sui giornali, e una di queste è stata notata ieri su Twitter da Franco Bechis, vicedirettore di Libero.
Si parla di stipendi di parlamentari e persone che ricoprono cariche elettive, ma bisogna fare un passo indietro. Con la manovra economica [pdf] dello scorso luglio, il governo Berlusconi introdusse una norma volta a contenere in qualche modo quegli emolumenti. Proprio l’articolo 1 di quella manovra dice che:
Il trattamento economico omnicomprensivo annualmente corrisposto, in funzione della carica ricoperta o dell’incarico svolto, ai titolari di cariche elettive ed incarichi di vertice o quali componenti, comunque denominati, degli organismi, enti e istituzioni, anche collegiali, di cui all’allegato A, non può superare la media degli analoghi trattamenti economici percepiti annualmente dai titolari di omologhe cariche e incarichi negli altri Stati dell’Area Euro. Fermo il principio costituzionale di autonomia, per i componenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati il costo relativo al trattamento economico omnicomprensivo annualmente corrisposto in funzione della carica ricoperta non può superare la media del costo relativo ai componenti dei Parlamenti nazionali.
La manovra stabiliva quindi l’istituzione di una commissione, presieduta dal presidente dell’ISTAT e composta da quattro “esperti di chiara fama”, chiamata – entro il primo luglio di ogni anno – a provvedere alla “ricognizione e all’individuazione della media dei trattamenti economici [...] riferiti all’anno precedente ed aggiornati all’anno in corso sulla base delle previsioni dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo contenute nel Documento di economia e finanza”. Le norme sui nuovi compensi allineati alla media europea, infine, “si applicano a decorrere dalle prossime elezioni, nomine o rinnovi e, comunque, per i compensi, le retribuzioni e le indennità che non siano stati ancora determinati alla data di entrata in vigore del presente decreto”.
Qui entra in gioco la manovra Monti, che al comma 7 dell’articolo 23 dice:
Ove alla data del 31 dicembre 2011 la Commissione governativa per il livellamento retributivo Italia – Europa [...] non abbia provveduto alla ricognizione e alla individuazione della media dei trattamenti economici [...] riferiti all’anno precedente ed aggiornati all’anno in corso sulla base delle previsioni dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo contenute nel Documento di economia e finanza, il Governo provvederà con apposito provvedimento d’urgenza.
Tradotto: se la commissione appositamente individuata dalla manovra di quest’estate non chiarirà entro tre settimane quale debba essere lo stipendio dei parlamentari – ma anche di presidenti di regioni e province, consiglieri regionali, provinciali e comunali, sindaci, giudici della Corte Costituzionale, vertici della pubblica amministrazione, membri di authority e agenzie governative – il governo provvederà con apposito provvedimento d’urgenza. Decidendo autonomamente quale dovrà essere lo stipendio di queste figure, a partire dalle prossime elezioni o nomine.




Bisogna essere onesti, ieri Catricalà a Ballarò aveva detto di questa norma, fra l’altro complimentandosi con Brunetta per la questione.
Non voglio fare il pignolo però, è giusto per dire che la cosa non è stata nascosta.
stavo per scrivere la stessa cosa, bechis dev’essersi limitato a reperire la disposizione precisa in cui era contenuta la norma
Ecco, questa e’ una di quelle (belle) notizie per la quale ci si accorge che leggere Il Post (per chi non segue Ballaro’ e non twitta) e’ un valore aggiunto. La speranza e’ che questa misura vada veramente in porto e che alla data del 1.1.2012 (facciamo pure il 7.1, va!) il governo metta mano alla faccenda. A questa come a quella degli ordini professionali.
Fate una cosa voi de Il Post, ricordatecelo ogni tanto ‘sto comma 7 articolo 23.
Grazie e saluti.
regioni a statuto speciale escluse o meno?
Quindi anche per noi la manovre vale “a partire dalle prossime elezioni o nomine.”?
Se no ci sarebbe sproporzione. E in itaglia noi NON vogliamo trattamenti di favore vero?
Liberalizzazioni: rinviate, tagli alla politica: rinviati, riforma del mercato del lavoro: boh si vedrà; privatizzazioni: nemmeno in agenda; riforma del pubblico impiego: non pervenuta. E la crescita? tutta sulle spalle di pensionati e lavoratori dipendenti pare. O no?
Ovviamente varrà solo per la quota parte ‘ordinaria’ dello stipendio dei parlamentari, cioè quella che non raggiunge i 5000 euro; il resto sono rimborsi spese, indennità aggiuntive, etc..etc. Quelle fanno la differenza e mi pare che siano di competenza esclusiva delle relative Camere.
Se non si taglia l’ammontare complessivo delle risorse a disposizione delle due Camere, costringendo a tagliare di conseguenza sulle spese, non si vedrà alcun risparmio.
@ Lazarus:
No.
Liberalizzazioni: ce ne sono già parecchie (art 43, per esempio)
Tagli alla politica: fatto molto di quanto fosse nella disponibilità del governo e non richiedesse indagini precise (prevista seconda parte con consultazioni pubbliche, inclusi Rizzo e Stella)
Riforma del mercato del lavoro e pubblico impiego: per avere dei risultati decenti serve una trattativa tra le parti (in agenda l’avvio entro natale)
Privatizzazioni: presenti solo per la parte relativa agli immobili (ma in effetti per vendere le Poste a prezzo pieno serve tempo (altrimenti le si svende a un amico, ma preferirei evitassero)
Crescita: c’è un calo della tassazione sul costo del lavoro e sulla raccolta di capitali per l’investimento, nonché una riduzione della burocrazia in vari ambiti.
@andbax
la riforma delle pensioni è valida per le pensioni del futuro, quindi anche la diminuzione degli emolumenti dei politici sarà valida per il futuro. Tutto quadra.
Oggetto: Equità fiscale ed economia sommersa
Gentile professor Monti,
Le scriviamo per proporle di inserire nell’agenda del suo Esecutivo una norma semplice e di facile attuazione, finalizzata a coniugare il principio dell’equità fiscale con una necessaria azione di contrasto all’economia sommersa, che rimane uno dei problemi più gravi del nostro Paese.
Si tratta di un meccanismo semplice di deduzione fiscale, già utilizzato in altri Paesi, che permetterebbe di dare una soluzione strutturale ad un problema che non si qualifica soltanto come mera evasione fiscale, ma che implica una serie di comportamenti inaccettabili in uno Stato di diritto, costruito su regole certe per tutti. Con il contrasto all’economia sommersa, si intende colpire anche: l’evasione contributiva, l’assenza di una copertura sanitaria e previdenziale per numerosi lavoratori, la scarsa attenzione alla sicurezza sul lavoro, la diffusione della cultura dell’illegalità. Esso potrebbe peraltro compensare gli effetti recessivi e “socialmente iniqui” di un aumento delle aliquote IVA.
Il meccanismo che raccomandiamo è il seguente:
per ciascun contribuente, una deduzione sul reddito imponibile fino ad un massimo di 3.000 euro delle spese sostenute per pagare prestazioni di lavoro di qualsiasi tipo: artigianale, professionale, d’impresa. Le spese dovrebbero essere documentate da fatture o ricevute fiscali, ciascuna di importo non inferiore a 80 euro.
Questo porterebbe ad un’evidenza di redditi da lavoro non dipendente pari a circa 124 miliardi di euro, circa il doppio dei redditi di impresa e di lavoro autonomo soggetti a tassazione ordinaria nell’anno 2009, come emerge dai dati IRPEF pubblicati dal Dipartimento delle Finanze.
Il mancato gettito derivante dalla deduzione sui redditi imponibili IRPEF, sarebbe più che compensato dal gettito aggiuntivo che si genererebbe (IRPEF, IVA, oneri previdenziali).
Auspicando che questo nostro appello non resterà inascoltato e che comunque sia foriero di una riforma fiscale che, in un disegno più organico, garantisca maggiore equità e minor carico fiscale medio, Le auguriamo ogni successo nella sfida che ha deciso di intraprendere.
Cordiali saluti
http://www.facebook.com/groups/fiscogiusto/doc/301005913266612/
Wilson
Liberalizzazioni non se ne vedono proprio, quella sulle parafarmacie è solo un regalo alla gdo ma probabilmente verrà modificata.
Tagli alla politica, ciò che dici conferma che non ce ne sono in concreto a parte le giunte provinciali (chiacchiere sull’argomento invece se ne fanno tante, sono tutti favorevoli, a parole). Ad esempio si poteva abolire l’indegna legge mancia, quei 150 milioni regalati alle clientele politiche, sarebbe stato anche un buon segnale. Niente da fare, meglio colpire i pensionati che tanto ci sono abituati.
Per il mercato del lavoro serve una trattativa? strano, per le altre misure che massacrano dipendenti e pensionati non è servita alcuna trattativa.
Insomma direi che lo sciopero indetto dai sindacati è più che sacrosanto, e il pd deve meditare e parecchio su un governo che per il risanamento ha colpito soprattutto il suo elettorato lasciando indenne quello che vota Berlusconi (che intanto se la gode anche per le fratture che si stanno aprendo nel csx). Come giustificherà domani il sostegno dato a un governo così palesemente di destra?
Parliamoci chiaro, questo governo ancorchè “tecnico”, dipende comunque dalla “politica” perciò non possiamo pretendere che i nostri politici si prendano a martellate sulle dita da soli e tanto meno che accettino che lo faccia qualcun’altro.
Avrei una domanda per quanti sostenevano il governo precedente; (astenersi oppositori), oggi ho sentito una dichiarazione di LaRussa che diceva, sostanzialmente, che la manovra è sbagliata e che loro (PDL-Lega)avrebbero saputo come fare, perchè non hanno fatto quello che ritenevano più giusto?