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Fassina: «Ichino rappresenta il 2 per cento»

25 novembre 2011

Il Post ha raccontato ieri il cosiddetto “caso Fassina”, cioè le polemiche intorno al responsabile economico del PD del quale una corrente del partito ha chiesto le dimissioni. Oggi Fassina torna sull’argomento e, sentito da Repubblica, sintetizza così quelli che secondo lui sono i termini della faccenda.

«Una linea ha il 2 per cento, l’altra il 98 per cento. Io capisco Ichino. Lui rappresenta quel 2 per cento e per farlo valere, per difenderlo ha bisogno di andare sui giornali tutti i giorni»

Non è chiaro da dove Fassina prenda questo dato. Al congresso del 2009 il candidato sostenuto da Pietro Ichino aveva ottenuto il 12 per cento, e altri esponenti di altre mozioni (compresa la mozione Bersani) si dicevano sostenitori delle sue idee. Alla conferenza sul lavoro del PD il documento di Ichino era stato ritirato, su invito dello stesso Bersani, allo scopo di “non spaccare il partito”. La proposta di legge Ichino sul lavoro è stata sottoscritta da 55 senatori del Partito Democratico, la maggioranza del gruppo parlamentare.

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6 Commenti

  1. monty4329

    Nei fatti pero’ e’ cosi.

  2. massimo55

    Chiacchiere. La votazione non c’è mai stata, per le ragioni che tutti conosciamo. Ma a me sta bene anche così, l’importante è che si capisca quale sia la linea economica del PD. Se è quella di Fassina io non lo voto e finisce il problema.

  3. Fassina, e a questo punto la maggioranza, si assume l’onere di spaccare il partito in due (qualunque siano le dimensioni dei due pezzi).

  4. massimo55

    Perché spaccare in due il partito? E’ la stessa accusa che si potrebbe rivolgere ad Ichino. Io auspico una battaglia aperta con una linea vincitrice chiara, univoca e vincolante. Poi saranno gli elettori a decidere la bontà della scelta, mica Fassine o Ichino.

  5. fausto57

    Al di là di come la si pensi nel merito delle questioni e delle forzature (reciproche) espositive a me pare di assoluta evidenza che Fassina esprima nella sostanza e correttamente le posizioni del PD su lavoro/economia così come deliberate dall’assemblea nazionale (2010, se non sbaglio)e dalla conferenza nazionale sul lavoro (2011). Se l’unanimità di quelle due occasioni era forse di facciata (ed effettivamente così è parso anche a me) è però vero che si trattava di posizioni largamente maggioritarie.
    Si può non essere d’accordo, pensare che sia utile se non addirittura necessario una rivisitazione di quelle decisioni, ma è questo che bisogna chiedere allora: una occasione di verifica di almeno pari livello: In dicembre ci sarà l’assemblea nazionale del PD, quella potrebbe essere anche una sede utile.
    Fino ad allora la linea del PD è quella espressa dal congresso 2009 e dagli organismi (e conferenza programmatiche ) che ne sono seguti.
    Liberi di manifestare dissenso e contrarietà, ci mancherebbe, ma così stanno le cose almeno finché non saranno modificate da decisioni di segno diverso.
    E non vedo come un gruppo parlamentare che ha origini precedenti nella fase veltroniana del partito (poi dimissionario, poi minoritario al congresso, etc etc) possa essere seriamente preso a “giustificativo” della tesi che l’ichino pensiero sarebbe oggi maggioritario nel partito.

  6. wiz.loz

    Certo per chi come me aveva visto con gioia la nascita del PD, finalmente una sinistra nuova e moderna (insomma, né comunista né postcomunista, ma proprio nuova) e sperava che l’Italia uscisse finalmente dalla guerra fredda, è una gran delusione. Certo Fassina e Bersani (pur con la stima personale che ho per il segretario) sono invotabili, e non so cosa voterò, forse farò come alle ultime amministrative a Torino dove, con Fassino sindaco, mi sono astenuto. Non penso di essere un caso isolato, e sicuramente non sono il 2%. Massì, continuiamo a vivere nella guerra fredda (dal lato est della cortina di ferro, ovviamente).

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