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È morto Sergio Bonelli
— Cultura

È morto Sergio Bonelli

«Io faccio fumetti», spiegò nell'intervista a Vittorio Zincone della scorsa primavera

26 settembre 2011

È morto oggi a Milano Sergio Bonelli, popolarissimo autore ed editore di fumetti italiani. Vittorio Zincone lo aveva intervistato per Sette lo scorso aprile (un’altra ricca intervista a Bonelli è online qui).

Sergio Bonelli, 78 anni, editore e sceneggiatore, è fratellastro di Tex (creato da suo padre Gian Luigi), inventore di Zagor e Mister No ed editore di Dylan Dog, Martin Mystère e Nathan Never. In pratica è l’incarnazione del fumetto in Italia. Lo incontro a Milano. Prima nella redazione della casa editrice che porta il suo nome, dove le pareti sono tappezzate di tavole e disegni meravigliosi (da Galep a Hugo Pratt, passando per Magnus), e poi nel suo appartamento: le librerie sono gonfie di volumi storico-geografici, ci sono fumetti che spuntano da ogni pertugio («Quelli di Cino e Franco li ho in più copie, ma ammetto di non avere tutti gli originali di Tex»). Le stanze sono invase da statuine a forma di coccodrillo. «Da quando si è saputo che mi piacciono queste bestie, non mi regalano altro. È una condanna».
Un’altra pena viene inflitta a Bonelli ogni volta che entra in un ristorante vicino a casa. I camerieri, appena lo vedono, sparano la battutona: «Per lei immagino vada bene una bistecca alta tre dita e una montagna di patate fritte». È il menù standard di Tex. Lo si trova anche nel volume Tex Willer. Il romanzo della mia vita: una specie di biografia dell’eroe scritta da uno degli sceneggiatori del fumetto (Mauro Boselli) e appena pubblicata da Mondadori.
Bonelli ha fama di essere antipatico («Forse qualcuno invidia il fatto che io sia diventato ricco coi fumetti»), in realtà è semplicemente ultraschietto. Risponde da anni a tutti i lettori, ma bofonchia di fronte a certe domande. Gli riferisco quella del tassista che mi ha portato alla sede della Bonelli: «Perché Zagor non ha figli?». La replica è accompagnata dalla simulazione di un rantolo di dolore: «Perché sì. L’altra domanda classica è: perché sembra che i proiettili di Tex non finiscano mai?». Già, perché? «Diciamolo una volta per tutte: quello dei fumetti Bonelli è un club con delle regole. Regola numero uno: Tex ricarica la pistola tra un disegno e l’altro». Tra le regole ci sarebbe anche quella di non domandare mai più se Tex è di destra o di sinistra. Quindi la prendo alla larga. Partendo da un piccolo test.
Bonelli, come pronuncia Groucho, il nome dell’assistente di Dylan Dog? Grucio o graucio?
«Grucio».
E il cognome Willer, viller o uiller?
«Uiller. I coetanei di mio padre dicevano viller».

(continua a leggere sul blog di Vittorio Zincone)

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3 Commenti

  1. lucacrosta

    Ha fatto tanto per gli artisti (sento dire anche di più del dovuto), e questa passione ha avuto un impatto fondamentale sulla cultura delle nuvole parlanti in Italia. Personalmente e senza esagerare, lo ha avuto anche sulla cultura tout court.
    In qualsiasi contesto in cui mi vengono chieste le mie letture, un posto per i fumetti di Sergione c’è sempre. E continuerà ad esserci.

  2. Scemax

    A Bonelli sarebbero bastati Tex, Zagor, Ken Parker, Martin Mystère e Dylan Dog. E tutti gli altri? E Nathan Never?

  3. franco1

    Ebbi l’opportunità di parlargli durante une trasmissione radiofonica, fu molto gentile e disponibile.

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