“Breve misura è, per gli uomini, il momento opportuno”.
Così cantava nel 462 a. C. il poeta Pindaro al suo ricco committente, il tiranno libico Arcesilao IV di Cirene (Pitica 4.286). E non immaginava certo che di lì a una ventina d’anni i sudditi del tiranno, per instaurare un nuovo regime democratico, avrebbero colto il momento buono per ribellarsi e disfarsi di lui, gettando la sua testa mozza, le sue vittorie sportive e il prestigio internazionale della sua gloriosa famiglia nel mare davanti a Bengasi, che allora si chiamava Euesperides, la città “del buon Occidente” (Eraclide, Sulle costituzioni 4.17).
Terra facilmente infiammabile, la Cirenaica, come il fior di loto che vi cresce (Teofrasto, Storia delle piante, 4.3.2). Terra infiammata oggi dall’”Alba dell’Odissea” (non “Odissea all’alba”, come malamente si continua a tradurre da noi), alba che nasce nel buon Occidente e che come quelle di Omero non allunga sul mondo le sue dita di rosa (che vogliono dire il mattino fatto), ma indossa il mantello di croco del fioco giorno ancora in lotta con le tenebre. Tanto più oggi è arduo, forse immetodico valutare gli enjeux di questa guerra senza conoscere in chiara luce le forze in campo. Pare sicuro, anche solo prendendo alla lettera la propaganda di Gheddafi, che da due settimane a questa parte i Mirage francesi e i Tomahawk americani abbiano evitato a Bengasi una carneficina annunciata; e questo, sembra, senza bombardare moschee né biblioteche, bensì obiettivi eminentemente militari (che vogliono dire comunque – a scanso di ipocrisie – gli esseri umani che li presidiano). Di per sé, questo solo esito basterebbe a giustificare l’operazione, nata sotto l’ombrello di una risoluzione dell’ONU: quello, per gli uomini, era il momento opportuno.
Ma il ragionamento non taglia del tutto la testa al toro. Comunque andrà a finire il conflitto, le ragioni dei pacifisti raccolti ieri a Roma rimangono fondate, ancorché non bastevoli a motivare l’inazione, come ha polemicamente argomentato giorni fa Giovanni Fontana. Sorvoliamo sul fatto che la coalizione si è mossa in modo scoordinato e litigioso, e che lo stesso raggiungimento degli obiettivi appare incerto, anzi che rimangono incerti e in parte forse inconfessabili i veri scopi di questa missione già iniziata. E dimentichiamo anche che si combatte a beneficio di leaders ribelli i cui progetti sono tutt’altro che palesi, per lo più dei transfughi o dei Carneadi (quello vero, filosofo platonico del III a. C., veniva proprio da Cirene) che il buon Occidente vuole obbligare alla riconoscenza prima ancora che attingano una qualche forma di potere. Il problema di fondo è che in questo quadro la guerra manca di credibilità (se mai una guerra può averne, magari camuffata da operazione di polizia), e perfino chi la difende sconta la malcelata consapevolezza che non sia stata avviata per una nobile causa, bensì per interessi precisi, di segno uguale e contrario rispetto alla Realpolitik degli anni passati.
L’impressione è che questa sia, più che l’alba crocea di un nuovo assetto di principio del diritto internazionale, il tramonto rossosangue (le bombe sono bombe) di errori che nessuno – in Italia e fuori – ha il coraggio, o almeno la bienséance di ammettere, non solo rimpiangendo con lacrime di coccodrillo i lauti onori gratuitamente tributati al dittatore, ma per esempio riesaminando à rebours l’intera politica tenuta verso i Paesi del Maghreb; per esempio, riconoscendo il fallimento, o dimettendosi (non lo si fa per un party, si potrà farlo per avere sbagliato politica nel Mediterraneo?). Certo, s’invoca il gas, il petrolio, tutto ciò di cui abbiamo bisogno nelle nostre case: eppure trovo abbia un che di osceno invocare la Realpolitik dell’energia mentre dall’altro capo del mondo Fukushima ancora contamina e fuma (dopo che peraltro per settimane l’azienda proprietaria, non paga, si è ostinata a tentare di salvarla). Nel gioco grande, quello della diplomazia, come ricorda Serge Halimi in uno scritto lucidissimo, lo sbaglio più grave è stato quello di non responsabilizzare precocemente i Paesi moderati della Lega Araba, che avrebbero dovuto guidare essi stessi la reazione, costituendosi in una credibile istituzione regionale e intervenendo senza che si riaprissero gli eterni traumi delle bombe occidentali. Bombe dall’esito incerto, quand’anche (cosa non sicura) servissero in breve volgere di tempo a rovesciare il tiranno, o ad aizzare contro di lui – come tanti sperano – una congiura di palazzo; perché, come scriveva sempre Pindaro allo stesso Arcesilao (secoli prima di Iraq, Somalia e Afghanistan), «è facile anche per i più deboli scuotere una città, ma rimetterla saldamente al suo posto è impresa difficile, se subito un dio non divenga timoniere di colui che governa» (Pitica 4.272-74).





“Lasciamo cadere la parola tiranno:sostituiamola con quella di stupido:faremo del passato storia contemporanea.”Antonio Gramsci.
Abbiamo perso da anni (per fortuna) la capacità di esprimere qualche cattiveria significativa mentre, per il ruolo di “buono”, non ci si impegna a sufficienza neppure per qualche titolo – da acquistare, come tutti – fra i pochi rimasti a disposizione.
Serge Halimi (sol senno di poi), spiega oggi cosa avrebbe dovuto fare la diplomazia nei confronti dei “Paesi arabi moderati” prima d’essere cacciati come dittatori e di veder arrivare le bombe amiche dei rivoltosi, quindi non solo intelligenti ma anche politicamente corrette.
E il problema sarebbe il baciamano di Berlusconi e la firma di un accordo che, per una volta negli ultimi settant’anni, tentava in piccolo quello che fanno in grande tutti gli altri ?
Tranquillo Filippo Maria, siete i buoni.
Prima di tutto perchè i tre precog avevano previsto decine di migliaia di morti – nessun rapporto di minoranza – e voi li avete salvati tutti al prezzo di qualche semplice effetto collaterale.
Poi perchè solo un buono si chiede se è buono o cattivo – e ciò non lo rende ancora più buono?
Infine perchè i cattivi li conosciamo già: Hitler, Bin Laden, Moggi, e quelli che si ostinano a tradurre Odissea all’Alba, così falsando grossolanamente lo spirito demopalingenetico dei Tomawak – a proposito!, aggiungere Spaak lista cattivi.
@ Filippo Maria:
1) Arcesilao IV non era propriamente libico, proveniva da Thera, isola dorica strettamente connessa con Sparta, che secondo Piero Angela era stata colpita da una spaventosa eruzione vulcanica e un conseguente tsunami, circa1000 anni prima, al punto da ispirare a Platone il mito di Atlantide.
2) Inoltre il cittadino più illustre di Cirene non fu Carneade-chieracostui ma l’immenso Eratostene che, assodata la rotondità della terra da Pitagora e Parmenide, ne calcolò in maniera semplicemente geniale e genialmente semplice la circonferenza: sapendo che da Alessandria dove risiedeva e faceva il bibliotecario a Siene, l’odierna Assuan, situata quasi esattamente a sud, la distanza era di 5.000 stadi, pari a km 800 e sapendo che a mezzodì del solstizio d’estate il sole si rifletteva nei profondi pozzi di Siene (cioè era a perpendicolo) mentre lo gnomone della meridiana di Alessandria disegnava un’ombra pari a 1/50 dell’angolo giro, moltiplicò per 50 la distanza tra i due luoghi e ottenne la misura del meridiano terrestre con stupefacente precisione. E questo mentre Scipione l’Africano era ancora intento a inseguire gli elefanti di Annibale. I saggi di Salamanca tentarono di avvertire il re di Spagna che il cap.Colombo non ce l’avrebbe mai fatta a raggiungere l’India navigando verso occidente, ma non furono creduti e il genovese tornò sbeffeggiando in cuor suo Eratostene di Cirene e portando con sé un po’di nativi che da allora sono detti impropriamente indiani.
3) Infine la pianta più importate e tipica di Cirene che per secoli la rese ricca e famosa non fu il loto, bensì il preziosissimo silfio, misteriosamente estintosi con il suo potere anticoncezionale agli albori del cristianesimo.
@atlantopa:
1)anche tu come Gino Strada avresti preferito mandare gli ispettori a Bengasi?
Magari i veterani di Srebrenica?.
2) Spaak chi? ti riferisci a Catherine?
1) Preferirei che i giornali dicessero la verità. C’è stato un morto?, benissimo, si scriva fin’ora il numero di morti è 1, e non gli “”esperti”"/fonti di intelligence/[altra fuffa] stimano che il numero dei morti raggiungerà presto [opportuno numero a 6 cifre]. Si vuol andare a far fuori Gheddafi?, benissimo, ma si scriva che l’Occidente ha condannato a morte Gheddafi, senza bazzecole aggiuntive.
Così io mi faccio un’idea e decido cosa pensarne; non che poi una mia eventuale preferenza conterebbe (e, temo, neppure una tua).
2) Una citazione da Marcovaldo; la Spaak Cognac è il cattivo, almeno fino a poche righe dal finale del racconto.