Il grande libro del rock (e non solo) – 23 marzo

di Massimo Cotto

Le storie del rock di oggi raccontate da Massimo Cotto


Chi ti dirà quando / è troppo tardi / chi ti dirà che / le cose non vanno così bene?

Drive, Cars

1949 – nasce a Baltimora, nel Maryland, Ric Ocasek, che con i Cars realizzò un progetto ritenuto all’epoca azzardato eppure efficace: unire l’impianto chitarristico del rock stile anni Settanta alle nuove tendenze elettroniche e sintetizzate del pop anni Ottanta. La descrizione migliore la diede Robert Palmer, grande critico di «Rolling Stone» e del «New York Times»: «I Cars hanno ereditato elementi importanti ma molto distanti l’uno dall’altro – il minimalismo punk, il disorientamento dei sintetizzatori, gli intrecci chitarristici dell’art rock, il rockabilly revival dei Cinquanta e le melodie irresistibili del power pop – e li hanno trasformati con una formula molto personale».
Dal 1989 Ric Ocasek è sposato con una delle modelle più affascinanti al mondo, Paulina Porizkova, conosciuta nel 1984 durante le riprese del videoclip di Drive. Raro esempio di matrimonio felice e durevole nel mondo della musica.

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Sono ogni donna, è tutto in me / posso leggere i tuoi pensieri, ora / dalla A alla Z

1953 – nasce a Chicago Yvette Marie Stevens, che adotta il nome di Chaka Khan dopo aver lavorato come volontaria in un programma di sostegno promosso dalle Pantere Nere. Affascinata dalle loro idee, entra nella struttura, cambia vita e nome. Chaka Khan non è quindi un nome d’arte, ma il frutto di una vera e propria conversione, tanto che la nuova identità è stata battezzata da un sacerdote Yoruba durante una cerimonia. Nel corso degli anni, Chaka Khan è rimasta sempre fedele alle idee del movimento, molto attiva nei programmi a sostegno dei meno abbienti e per una maggior istruzione. Bella espressione di piena negritudine, la Pantera Nera Chaka Khan ha vinto dieci Grammy e ottenuto ventidue nomination. Dopo aver diffuso la black music nel mondo (da sola e con i Rufus), è arrivato inevitabile un leggero scivolo di popolarità. Ma quando la senti cantare dal vivo, capisci che la grandezza non è svanita. A colpire è soprattutto la duttilità vocale e interpretativa. Come ha scritto il «New York Times»: «Chaka Khan può cantare con una dolcezza adolescenziale, incantare come una Dinah Washington più nasale, sussurrare l’amore o trasformarlo in un inno gioioso e quasi sacro».

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Volano gli ucceli volano / nello spazio fra le nuvole

Gli uccelli, Franco Battiato

1945 – nasce Franco Battiato, artista geniale e difficile da inquadrare per la sua continua voglia di spostarsi da un luogo all’altro, sperimentando, vivendo i generi e gli stili. Quando penso a lui, mi torna in mente un vecchio proverbio di un’antica tribù di aborigeni: «Se ti muovi velocemente, non vieni nelle foto». Nessuno ti deve rubare l’anima, questo il primo comandamento dei nativi, ma non è solo questo: se ti muovi sempre non ti ingabbieranno mai, non sarai mai prigioniero di niente e di nessuno. Un artista libero, questo è Franco Battiato, la cui credibilità (figlia della coerenza) conquistata negli anni gli consente anche esercizi apparentemente assurdi, che farebbero perdere l’equilibrio a molti esimi colleghi. Dalla sperimentazione avanguardistica al pastiche citazionista, dalle rare invettive sociali stile Povera patria ai canti di profonda spiritualità, dalle canzoni d’amore in senso lato (come La cura) ai lieder, dal rock elettrico ai canti dolenti acustici, immersi in un oceano di silenzio. Battiato è in tutto questo, ma in tutto questo c’è più di un Battiato. Inclassificabile, dicevo. Del resto, cosa aspettarsi da uno che è nato in un paese della Sicilia che si chiamava Giarre-Riposto e che oggi si chiama Jonia? Se cambia pure nome il paese dove è nato, perché non deve cambiare pelle lui?

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Sono un cinico professionista, ma non ci metto il cuore / pago il prezzo di una vita al limite

Country House, Blur

1968 – nasce a Whitechapel, Londra, Damon Albarn, che ha diviso la sua carriera tra i Blur, i Gorillaz e alcuni ammirevoli progetti di scarsa commercialità come Mali Music, un album realizzato con i musicisti del Mali Toumani Diabaté e Afel Bocoum. Talento eclettico, dunque, ma anche voce fuori dal coro, per questo simpatico a me e antipatico a molti. Nel 2002 ha comprato con Robert Del Naja dei Massive Attack una pagina intera del «NME» per criticare duramente il coinvolgimento britannico in Iraq e in Afghanistan – in questo Albarn è stato sicuramente ispirato dalle idee di suo nonno Edward, famoso obiettore di coscienza durante la Seconda guerra mondiale. Più coraggioso ancora è stato l’intervento contro il cast londinese di Live 8, nel 2005, a suo dire troppo orientato verso i bianchi. Torto non aveva, se dopo le sue rimostranze sarà allestito in fretta e furia un concerto aggiuntivo in Cornovaglia per consentire a molti musicisti africani di aderire al progetto. Infine, il commento più coraggioso in assoluto, quello contro X-Factor, che oggi rappresenta anche per un artista affermato una delle migliori vetrine possibili per promuovere se stesso e i propri dischi. Albarn ha commentato il programma con un semplice: «Va eliminato». Forse la prima espressione militare mai usata da Albarn.

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Foto: COSIMA SCAVOLINI/LAPRESSE

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