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Chi vuole uccidere il Comic Sans

di Chiara Lino

La decennale crociata contro il font più odiato del mondo raccoglie ancora adepti e attira l'attenzione della stampa

Creato nel '94 per un software Microsoft è diventato, nel tempo, popolare in modo esasperante

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Sono buoni tutti a giudicare un libro dalla copertina, se la copertina è in Comic Sans. È il font più riconoscibile, quello che persino i profani hanno imparato a identificare col cattivo gusto: ogni giorno milioni di persone aprono un nuovo documento di Word e provano, nello scegliere tra Times New Roman e Arial, la sottile soddisfazione di chi non si sente tipograficamente ignorante. Per non parlare dell’inevitabile, drastico giudizio che ricade sugli sfortunati che ancora lo usano: è la nuova discriminazione di forma contro contenuto, perché qualcosa nel nostro cervello sembra impedirci di prendere sul serio un testo scritto in Comic Sans. Spesso ci impedisce addirittura di leggerlo. È quello che capita quando si apre l‘articolo che il Guardian gli ha dedicato pochi giorni fa: percepire contemporaneamente la grafica pulita ed essenziale del sito e il testo in Comic Sans è disorientante.

La crociata contro il Comic Sans fa impallidire, per numero di adepti, i casi più eclatanti di raccolta firme: Ban Comic Sans, che esiste da 10 anni con popolarità crescente, è ormai un vero e proprio movimento, costituisce una delle ideologie più forti e diffuse che mai abbia unito il cosiddetto “popolo-di-internet” e sta riuscendo ad attirare attenzione anche fuori dalla rete. Dal loro manifesto:

Come un tono di voce, le caratteristiche di un carattere tipografico ne veicolano il significato. Il design del carattere è, esso stesso, la sua voce. Spesso il tono di questa voce supera il contenuto del testo. Quando si progetta un segnale di divieto d’ingresso,  è appropriato usare un font pesante, che richiama l’attenzione, come l’Impact o l’Arial Black. Usare il Comic Sans per uno scopo del genere sarebbe ridicolo. Nonostante questo tipo di utilizzo scorretto sia frequente, non è giustificato. È evidente che il Comic Sans ha una voce che esprime stupidità, ingenuità infantile, irriverenza, ed è troppo superficiale per uno scopo del genere. Sarebbe come presentarsi ad un evento elegante vestiti con un costume da clown.

L’esempio del segnale di divieto funziona, ma non è l’unico impiego inappropriato che è stato fatto di questo font: lo si trova su documenti privati, loghi, insegne, pubblicità. L’iniziativa ha attirato l’attenzione della BBC, colpevole di aver usato il font incriminato in alcuni spot.

Il dibattito sul Comic Sans è riuscito a dimostrare un fatto innegabile: la scelta del font è diventata una cosa seria. Vent’anni fa non prestavamo grande attenzione ai caratteri usati: a meno che non lavorassimo come grafici o tipografi, erano un qualcosa che accettavamo più che scegliere.

Perché il Comic Sans piace? Per gli stessi motivi per cui non piace: è semplice, ammiccante, diverso dai font più seri di solito integrati nel sistema operativo. Chi lo usa vorrebbe dimostrare simpatia, carattere o, semplicemente, essere considerato non banale. Non è un bel font sotto nessun punto di vista, e anche applicato a contesti infantili come fumetti o cartoni animati appare una scelta approssimativa. Ma ha trovato anche lui la sua dignità di font utile a qualcosa. Sempre da BBC News, in un articolo della settimana scorsa:

Il fatto più rilevante è che pare essere il font raccomandato da chi lavora con i bambini dislessici – un’ottima, imprevista qualità.

Perché lo detestiamo? È un font usato troppo e fuori contesto: creato nel 1994 da Vincent Connare per rimpiazzare il Times New Roman nelle grafiche più infantili, integrato nei sistemi operativi Microsoft da Windows 95 in poi e parte del pacchetto di font standard utilizzabili sul web, è entrato a tal punto nelle nostre vite che un numero consistente di persone ritiene che si tratti di un font degli anni ’80. Ed è facile capire perché: da un lato si tratta di anni notoriamente caratterizzati da forme di eccessi kitsch nel gusto estetico, dall’altro è così diffuso da dare l’impressione di esistere da sempre.

Ma perché, più di qualsiasi altro font, il Comic Sans suscita tanta repulsione? In parte perché la sua onnipresenza ha portato ad un utilizzo sconsiderato (o, se non altro, diverso dal suo scopo originario). E in parte perché è semplice in un modo così irritante, vuole assomigliare così tanto alla scrittura di un bambino. […] Il Comic Sans ti strizza l’occhio e ti implora di essere stampato in tinte arcobaleno. [BBC News]

Tale è l’astio riversato su un semplice font che McSweeney’s, in uno dei suoi monologhi inventati, ha dato voce al Comic Sans in una divertentissima arringa di difesa. Potete leggere il testo in inglese qui.

Ascoltatemi bene. So quello che dite alle mie spalle. Pensate che sia stupido, immaturo. Pensate che sia una deforme, patetica imitazione di font. Beh ripensateci, imbecilli, perché io sono Comic Sans, la cosa migliore mai capitata alla tipografia dopo Johannes Gutenberg.

C’è un elemento di ironia in tutto questo: persino Vincent Connare, il creatore del font, è contrario a questa diffusione indiscriminata del Comic Sans. In un articolo del Wall Street Journal di un anno fa è raccontato il suo punto di vista:

Mr. Connare è stato a guardare, divertito e mortificato al tempo stesso, mentre il Comic Sans si diffondeva dal progetto per un software Microsoft di 15 anni fa ai volantini della scuola, newsletter delle vacanze, pubblicità della Disney, marche di giocattoli, email di lavoro, cartelli stradali, Bibbie, siti porno, lapidi e manifesti dell’ospedale sulla prevenzione del cancro all’intestino. […] «Se ti piace, non capisci granché di tipografia» dice Connare, aggiungendo poi: «Se lo detesti non capisci nulla di tipografia ugualmente, e dovresti davvero trovarti un altro hobby.»

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