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— Cultura

Viaggiare da grassi

Un viaggiatore racconta sul New York Times la sua vita da obeso tra umiliazioni ed episodi tragicomici

21 ottobre 2010

L’obesità è un problema che interessa buona parte dei paesi occidentali e negli Stati Uniti sta diventando un’emergenza sociale, tanto da aver spinto la first lady Michelle Obama a lanciare un piano per incentivare stili di vita più sani, specialmente tra gli adolescenti. Rob Goldstone è alto un metro e settanta, pesa 130 chili e ha deciso di raccontare sul New York Times le proprie esperienze quando è costretto a muoversi da casa per affrontare lunghi viaggi, specialmente in aeroplano. Il suo racconto aiuta a capire quanto l’obesità possa essere invalidante e sia socialmente poco accettata.

Appena salgo a bordo di un aereo, la prima cosa che faccio è andare dritto da uno degli assistenti di volo per dar vita a una routine che è cambiata poco negli ultimi 20 anni. Con discrezione, indico il mio stomaco, faccio un sorrisetto e aspetto un cenno del capo di risposta. Quando sono seduto, mi preparo per il “passaggio di palla”. Senza creare alcun contatto visivo, l’assistente di volo si avvicina e, come uno spacciatore, lascia cadere rapidamente una piccola borsa nel palmo della mia mano: una estensione per la cintura di sicurezza.

In realtà, gli imbarazzi per Goldstone iniziano molto prima di imbarcarsi, quando si tratta di scegliere il posto in aereo. Molte compagnie obbligano i clienti che non possono stare in un unico sedile con il bracciolo abbassato a comprare due posti contigui. Altre società oppongono ancora altre limitazioni, vietando per esempio agli obesi di prenotare i posti vicini alle uscite di sicurezza.

Anche durante i controlli di sicurezza in aeroporto la grande stazza non aiuta. I metal detector si mettono a suonare non per la presenza di oggetti metallici, ma perché chi è sovrappeso spesso passa a fatica all’interno del dispositivo, urtando le pareti e innescando così l’allarme. Gli aeroporti si somigliano un po’ tutti e anche i problemi cui Goldstone deve andare incontro:

«Quanti chili pesa?» mi ha chiesto un funzionario della dogana all’aeroporto Ho Chi Minh quando sono andato in Vietnam qualche anno fa. «Questa domanda si trova davvero sul modulo?» le ho risposto, chiaramente innervosito. Sorridendomi, mi ha detto di no. Era solamente curiosa. Dopo avermi lanciato un’occhiata, ha fatto una breve risata e mi ha suggerito di evitare i risciò trainati a mano, perché il mio peso li avrebbe potuti far ribaltare. «Benvenuto in Vietnam» mi ha poi detto, mentre mi allontanavo borbottando.

A Rio de Janeiro le cose non sono andate meglio sui mezzi del trasporto pubblico. Per poter salire sugli autobus bisogna passare attraverso uno stretto tornello collocato all’ingresso del mezzo e a bordo non ci sono sempre sedili sufficientemente grandi per ospitare i passeggeri sovrappeso. In Cina, per Goldstone il problema ha assunto aspetti maggiormente culturali e folcloristici:

Ho notato che alcuni ragazzini mi correvano incontro e mi toccavano la pancia prima di scappare di corsa ridacchiando. Lo facevano in continuazione, di giorno e di notte, toccando il mio ombelico. Nel corso di una passeggiata attraverso la Città Proibita, una guida locale mi ha spiegato che cosa stesse accadendo. «I ragazzini pensano che lei sia Buddha, mi ha detto, e quindi le toccano la pancia per avere fortuna. Lei è un Buddha felice». In un negozietto di souvenir, la mia guida mi ha mostrato una statua di un Buddha felice. A parte la testa rasata e gli orecchini a forma di anello, il Buddha felice e io saremmo potuti essere fratelli.

Certo, dimagrire potrebbe essere una soluzione per buona parte di questi problemi, ma il problema dell’obesità non sarà certo risolto in tempi brevi e coinvolge milioni di persone, che devono affrontare numerose difficoltà ogni giorno.

In Thailandia il mio imbarazzo è stati causato da un sarto che mi aveva detto di aver utilizzato un tessuto “speciale” per farmi una camicia su misura. Solo quando ero seduto nella lobby del famoso Oriental Hotel e ho notato le occhiate dei clienti ho capito che la mia camicia era stata realizzata con lo stesso materiale usato per foderare gli arredi dell’albergo.

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8 Commenti

  1. ilfrance

    Beh, è un problema anche per chi si trova a viaggiare affianco di persone così.
    A me è capitato in eurostar, di aver nel posto vicino al mio una persona che sarà stata 2 metri per 150 chili, ed è stato un viaggio allucinante.

  2. Zio Dave

    In questo articolo, cosi’ come nell’articolo originale, manca una cosa importante: le proposte per risolvere il problema. Vogliamo per caso allargare tutti i sedili, i metal detector, i tornelli eccetera eccetera?

    E poi, chiamiamo le cose con il loro nome: per l’indice di massa corporea gia’ ottanta chili per un metro e settanta indica un lieve sovrappeso; dai novanta in su sei ufficialmente obeso.
    Centotrenta chili non e’ essere grassi, e’ una cosa a dir poco abnorme che richiede l’urgente intervento di un medico qualificato, cosi’ come si fa per i casi di anoressia e bulimia.

  3. piti

    zio dave, detto che hai ragione sulla classificazione dei rapporti peso/altezza, resta il fatto che:

    a) anche si potesse far dimagrire tutti gli obesi, ci vorrebbe tempo;
    b) nel frattempo, altri entrerebbero nel magico mondo degli oversize;
    c) alcune persone hanno simili corporature per ragioni endogene;
    d) è non vagamente dittatoriale pensare di costringere tutti a dimagrire.
    e) l’obesità da iperalimentazione è notoriamente una risposta a disagi psichici della persona, non è una conseguenza di un comportamento volutamente (e voluttariamente) antisociale: mettiamo fuori legge le sofferenze, le ansie, le solitudini, i sensi di colpa ecc?

    Non so se si potrebbe allargare tutto a misura di obesi, o magari farli pagare un sovrapprezzo per l’uso di poltroncine maggiorate da installare sugli aerei (dell’obesità va preso atto), ma trovo disumano colpevolizzarli per i disagi che provocano.

  4. penso che i posti maggiorati si dovrebbero considerare al pari dei posti per handicappati nei treni: ci devono essere, per rispetto della società nei suoi diversi aspetti, reali e concreti.

    In fondo, alle compagnie, basterebbe per esempio lasciare liberi degli speciali doppi posti fino al giorno prima -insomma, chi ha problemi si muova per tempo!- e, nel caso, renderli disponibili a 2 persone “normali”, per quanto poco mi piaccia questo termine.

    se le compagnie non dovessero rientrare dei costi, visto che l’ obesità è da considerarsi una malattia, sarebbe a carico di assicurazioni (USA) o ASL (italia) il pagamento dell’ assistenza, nel caso dovesse servire.

    le risposte, nella critica, penso si possano dare solo proponendo soluzioni pratiche e concrete su cui discutere.

  5. Zio Dave

    piti, hai ragione. Il mio ragionamento verteva pero’ sul fatto che l’obesita’ provocata da “disagi psichici”, come la definisci tu, viene proposta come una scelta di vita come tante altre.

    Dubito che si ragionerebbe allo stesso modo per l’anoressia, ne’ sul New York Times trovo la testimonianza della ragazza di 35 chili a cui i vestiti stanno tutti larghi o che viene presa in giro dai bambini del quartiere.

    La mia non e’ una presa di posizione contro le persone sovrappeso in generale; dico soltanto che chi arriva ai livelli del signore dell’articolo (che, ripeto, vanno oltre il rotolino di grasso che sbuca dalla maglietta!) dovrebbe subito rivolgersi a un medico, innanzitutto per la sua stessa salute!

  6. maya

    ” Molte compagnie obbligano i clienti che non possono stare in un unico sedile con il bracciolo abbassato a comprare due posti contigui. Altre società oppongono ancora altre limitazioni, vietando per esempio agli obesi di prenotare i posti vicini alle uscite di sicurezza.”

    Per quanto chi ne è oggetto possa rimanerci male, queste mi sembrano misure sacrosante per il mantenimento della sicurezza e del comfort degli altri passeggeri.
    Se io compro un posto sull’aereo, non vedo perché dovrei beneficiare di mezzo posto a causa del vicino che straborda. Come dice ilfrance, stare per ore “imprigionato” vicino a una persona che toglie letteralmente spazio e aria può davvero essere allucinante, e a nessuno dovrebbe essere imposta questa tortura.

    Io dico che gentilezza e sensibilità dovrebbero essere riservate a tutti. Tutti, persone obese comprese. Ma queste non possono far finta di non avere un problema, che la causa dipenda direttamente da loro colpe o meno. Poi, i disagi che ne derivano possono e devono essere gestiti con attenzione e cortesia. Da entrambe le parti.

  7. splarz

    rispondo a piti su un punto:
    c) gli obesi per ragioni endogene sono rarissimi, e ciò non toglie che si possa trattare il problema grazie alla dieta.

    purtroppo il problema dell’obesità ha una forte componente genetica in tutti gli obesi, ma il problema principe è la sovralimentazione: chi è geneticamente “sfortunato” ha il diritto e il dovere di essere curato (l’obesità è una malattia), ma non per questo credo la società debba adattarsi all’oversize di massa come fosse una cosa inevitabile. chiariamoci: nessuna colpevolizzazione di chi è obeso, ma una buona dose di responsabilità è del tutto personale, cosa che agli invalidi non è attribuibile, nè possono essere curati per la loro malattia.

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