La playlist di John Lennon

Oggi avrebbe compiuto settant'anni, e scritto un sacco di altre belle canzoni

Oggi nove ottobre 2010 John Lennon avrebbe compiuto settant’anni, non gli avessero sparato davanti a casa a Manhattan, trent’anni fa. Per quelli che non c’erano, e che non hanno mai capito perché continuiamo a parlarne, queste sono le canzoni di John Lennon scelte nel libro Playlist da Luca Sofri, direttore del Post.

John Lennon
(1940, Liverpool, Inghilterra – 1980, New York City, New York)
Il nove dicembre eravamo a scuola, quando dissero che avevano sparato a John Lennon. Una mia compagna pianse. Tutto il resto della storia lo sapete.
Give peace a chance (Live peace in Toronto, 1969)
L’alternativa pratica e insistente a “Imagine” nacque da una battuta di Lennon a un giornalista durante il celebre “bed-in”, l’iniziativa di protesta contro la guerra in Vietnam organizzata da lui e Yoko Ono nel letto della camera 1742 del Queen Elizabeth Hotel di Montreal, Canada (a Lennon era stato negato il visto per l’ingresso negli Stati Uniti). Dopo averla improvvisata sul posto, la registrarono al settimo giorno della manifestazione, coinvolgendo i presenti, tra cui Timothy Leary e Petula Clark. Da allora, è divenuta uno dei più popolari inni pacifisti di sempre. Ufficialmente, “Give peace a chance” è accreditata alla “Plastic Ono band”.

Isolation ( John Lennon/Plastic Ono band, 1970)
È l’esatto contrario, concreto, del sogno di “Imagine”. “Abbiamo paura di tuttipaura del sole Isolation Il sole non scomparirà mai Ma il mondo potrebbe durare ancora poco Non mi aspetto che tu capisca Dopo che hai dato tanto dolore Ma in fondo non è colpa tua Sei solo un essere umano, vittima della follia”

Love ( John Lennon/Plastic Ono band, 1970)
“Love is you, you and me, love is knowin’ we can be”

Power to the people ( John Lennon/Plastic Ono band, 1970)
“Potere al popolo” aveva in copertina John Lennon con un elmetto cinese e il pugno chiuso alzato. Riprendeva il modello coro più slogan di “Give peace a chance”, ma c’era un arrangiamento musicale un po’ più articolato. Negli anni successivi, Lennon si disse meno convinto del messaggio della canzone.

Oh my love (Imagine, 1971)
Una nenia innamorata di quelle che sapeva fare lui, di quelle in cui l’innamoramento somiglia a una stonatura (non in senso musicale), e il termine love riempie la partitura.

Woman is the nigger of the world (Sometime in NewYork City, 1972)
Potente pezzone soul femminista e bellicoso: “le donne sono i negri del mondo, date retta, provate a pensarci. Le donne sono i negri del mondo, e se non ci credete date un’occhiata alla vostra”. Che alla fine, siamo nel 2006 e gli uomini del rock hanno difeso persino i caprioli, ma sui diritti delle donne non è che si siano mai spesi granché. Il titolo viene da una battuta di Yoko Ono durante un’intervista, e molte radio americane non la passarono per via del termine “nigger”.

Mind games (Mind games, 1973)
Celestiale canzonetta fricchettona – “love is the answer” – che non si riferisce a giochi enigmistici, ma a perdersi nei propri pensieri e in quelli degli altri.

#9 dream (Walls and bridges, 1974)
A un certo punto Yoko Ono, che tanto normale non è mai stata, mise John Lennon alla porta affidandolo alle cure della loro collaboratrice May Pang. Lui ci restò un po’ male, e si trasferì con May Pang a Los Angeles per più di un anno. È lei che canta nei cori di “#9 dream”, incisa in quel periodo. Gli archi sono molto Beatles.

(Just like) Starting over (Double fantasy, 1980)
Il nuovo disco di John Lennon, uscito dopo cinque anni dal precedente, era ancora un caso. Portava le firme sua e di Yoko, una canzone lui e una lei, una lui e una lei. Le canzoni di lui erano molto belle, quelle di lei orrende. Il singolo era una cosa allegra di ottimismo e di prendersi una vacanza, godersela, reinnamorarsi. Era uscito da due mesi, quando Mark Chapman sparò a Lennon davanti al Dakota, la sua casa di Manhattan.

Watching the wheels (Double fantasy, 1980)
Autobiografico elogio dello starsene da una parte a guardare le cose passare e le ruote girare, in barba a tutti gli avvisi e le minacce di catastrofi pronunciati da amici e passanti: “Mi guardano come se fossi matto, mi danno ogni consiglio possibile che dovrebbe aiutarmi, mi dicono ‘non ti manca quando eri sulla breccia?’. Non c’è nessun problema, rispondo: solo soluzioni”.

Real love (Anthology 2, 1996)
Non si è mai capito se fosse stata già abbozzata ai tempi dei Beatles. Poi lui la incise in forma di demo, e quando si mise in piedi la pubblicazione di una grande antologia dei Beatles nel 1995, i tre Beatles allora sopravvissuti lavorarono sull’esistente cantandoci sopra e riarrangiandolo, e “Real love” uscì come singolo dei Beatles, subito dopo “Free as a bird” che aveva subito lo stesso trattamento.

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