• Italia
  • mercoledì 11 agosto 2010

Un anno di opposizione

Il PD pubblica un documento riassuntivo delle sue iniziative e attività alla Camera dei deputati

Affrontate una qualsiasi discussione sul PD con amici e conoscenti, e spesso vi sentirete rispondere – oppure direte voi stessi – una di queste due frasi. Il PD non fa opposizione. Il PD non sa comunicare quello che fa. Queste due frasi si sono irresolubilmente saldate al più grande partito italiano d’opposizione e alla sua logora classe dirigente, che ha fatto molto per meritarsi simili giudizi e che oggi si trova nella situazione di doverli affrontare e combattere anche nei casi in cui questi non sono meritati.

Oggi il PD prova a rispondere in un colpo solo a entrambe le accuse, pubblicando sul proprio sito un documento che riassume – si fa per dire, sono 12 pagine fitte di testo – le iniziative parlamentari dallo scorso luglio a oggi, un “almanacco” che mette insieme le attività del PD alla Camera dei deputati nel corso degli ultimi dodici mesi. Che sono effettivamente un sacco, abbastanza da smontare il primo luogo comune – il PD l’opposizione la fa, poi uno può non essere d’accordo nel merito di questo o quello – e rafforzare il secondo: pochissimo di quanto di buono il PD fa in Parlamento arriva al paese, e questo è un problema di cui un partito degno di questo nome dovrebbe farsi carico.

Dalla ricostruzione dell’attività del nostro gruppo in questa difficile stagione, il dato che salta agli occhi è la debolezza dell’azione del governo e della sua maggioranza di fronte ad una delle fasi più complesse della vita del nostro Paese, per il suo futuro, per le inquietudini che accompagnano i tentativi di uscire dalla crisi, per il suo ruolo nel mondo. Potremmo dire che a una certa arroganza dei numeri, a un tentativo sempre più evidente di svuotare la funzione del Parlamento (con la sponda di una legge elettorale che ogni giorno di più dimostra la sua assurdità), ha corrisposto ben poco in termini di risultati e di efficacia e ha preceduto quel vero e proprio collasso del centrodestra che sta andando in scena proprio mentre andiamo in stampa.

Il PD non rivendica solo di aver fatto muro davanti alla maggioranza delle leggi portate in aula dal governo, ma anche di aver contribuito sensibilmente al miglioramento di alcune di queste norme. I deputati del PD rivendicano i loro sforzi per la riduzione del danno, che a volte gli sono costati alcune ingenerose critiche da parte dei suoi elettori – inciucio! – e altre, un po’ più pelose, da parte dei loro colleghi di opposizione.

Siamo riusciti, infatti, come compete a una forza di opposizione responsabile, a cambiare e migliorare nella sostanza alcune leggi anche se alla fine dell’esame, secondo il nostro giudizio, restano sbagliate. È stato così in febbraio, solo per fare un esempio, per il decreto che pretendeva di realizzare la società per azioni della Protezione civile e dare sponda a un sistema su cui poco dopo sono state smascherate le molte nefandezze. Lo stesso abbiamo fatto, a partire dai lavori di commissione, per la legge sulle intercettazioni, la prima delle nostre battaglie in aula alla ripresa di settembre.

Mese per mese, tema per tema, i deputati del PD rispondono alla domanda che molti gli hanno rivolto in questi mesi, cioè cosa ci stanno a fare in Parlamento. E poi forniscono un po’ di dati: i deputati del PD dicono che il loro gruppo è quello più presente tra tutti i gruppi parlamentari, sia di governo che di opposizione. E che questo ha permesso all’intera opposizione di battere il governo 53 volte, nonostante la sua larga maggioranza di partenza. Altri dati ci dicono qualcosa in più sull’attività delle camere in generale e di come il governo si relaziona col Parlamento. Delle 175 leggi approvate fino alla metà di luglio, 150 sono di iniziativa governativa. Quelle nate in Parlamento sono pochissime e comunque, scrive il PD, “raramente prevedono spesa”.

Si tratta nella gran parte dei casi di leggi simbolo, come le istituzioni di giornate per celebrare ricorrenze o l’istituzione di commissioni d’inchiesta. Spesso (in 18 casi su 25) sono state approvate senza passare per l’aula, con il sistema della sede legislativa in commissione. Ancora: il governo ha superato qualsiasi record licenziando ben 65 decreti (come abbiamo ricordato prima 2 sono stati bloccati in aula) e chiesto la fiducia 36 volte nelle due Camere.

Mostra commenti ( )