
Aisha, una ragazza afghana di 18 anni, non ne poteva più delle percosse del marito e del maltrattamento dei suoi suoceri, che la trattavano come una schiava. Un giorno decise di farsi coraggio e cercò di fuggire di casa, ma fu rapidamente rintracciata dai familiari e condannata da un irremovibile comandante dei talebani. Mentre il cognato le teneva fermo il capo, il marito estrasse un coltello per asportarle naso e orecchie.
L’immagine del volto mutilato di Aisha è sulla copertina di questa settimana di Time. La rivista ha deciso di pubblicare un ritratto della donna per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’attuale condizione delle donne in Afghanistan a quasi nove anni dall’inizio della guerra e, come dice il titolo, porre la questione di “Che cosa succede se andiamo via dall’Afghanistan”. La riflessione arriva in un momento in cui le spinte a chiudere quella guerra e quella presenza da parte dei militari americani sono molto intense, e Time ha deciso di dare ai suoi lettori elementi per non aderirvi a cuor leggero. La scelta di illustrare l’inchiesta con una foto di Aisha è stata difficile, spiega il direttore della rivista Richard Stengel in un editoriale:
Ho pensato a lungo se mettere o meno questa immagine sulla copertina di Time. In primo luogo, volevo essere certo della sicurezza di Aisha e del fatto che potesse comprendere che cosa implicasse essere sulla copertina. Lei è consapevole di diventare il simbolo del prezzo che le donne afghane devono pagare per le ideologie repressive dei talebani. Ci hanno inoltre confermato che Aisha si trova in un posto sicuro protetto da alcune guardie e sostenuto dalla organizzazione non governativa Women for Afghan Women. Aisha sarà poi portata negli Stati Uniti per una operazione di chirurgia plastica ricostruttiva sponsorizzata dalla Grossman Burn Foundation, un’organizzazione umanitaria della California. Stiamo sostenendo questa iniziativa.
Sono consapevole del fatto che questa immagine sarà vista anche dai bambini, che la troveranno certamente sconvolgente. Ci siamo consultati con alcuni psicologi sul potenziale impatto della foto. Per alcuni i bambini sono ormai abituati a vedere immagini violente sui mezzi di comunicazione e dunque la foto avrà scarso effetto, mentre altri ritengono che i bambini la troveranno spaventosa e sconvolgente. […] L’ho mostrata ai miei due bambini, di 9 e 12 anni, che si sono subito dispiaciuti per Aisha e hanno chiesto perché qualcuno le abbia fatto una cosa del genere. Mi scuso con i lettori che troveranno l’immagine troppo forte, e vi invito a commentare sull’impatto dell’immagine.
La vicenda di Aisha è solo una delle tante storie di violenza sulle donne che accadono ogni giorno in Afghanistan. Nell’inchiesta pubblicata su Time, Aryn Baker spiega che nonostante i progressi ottenuti nel contrastare i talebani, i diritti umani vengono costantemente violati in molte aree del paese. Le donne afghane, spiega la giornalista, temono che l’annunciato piano dell’amministrazione americana e della NATO per lasciare progressivamente il comando in mano alle forze militari dell’Afghanistan possa far peggiorare le loro condizioni.

foto di Jodi Bieber per Time
Da tempo il presidente afghano, Hamid Karzai, preme per aprire il dialogo con i talebani nel tentativo di pacificare il paese. Secondo le organizzazioni non governative che si occupano della tutela delle donne afghane, se questa percorso proseguisse i diritti delle donne potrebbero essere nuovamente sacrificati in nome della pace. Dare più spazi di legittimità ai talebani potrebbe far aumentare ulteriormente gli episodi di violenza come quello che ha dovuto subire Aisha.


E che commento vuoi fare? Basta guardare la foto.
PS. Il generale Mattis appena nominato da Obama è stato criticato perché ha detto che è un piacere sparare a chi maltratta le donne afghane. Be’, sono d’accordo.
mi domando cosa si possa nascondere sotto quei burka che molti vorrebbero mantenere in nome del rispetto di cosiddette “tradizioni culturali”.
La guerra in Afghanistan e’ una cosa complicata, e io non ho un’opinione ferma in proposito, non so se giusto restarci oppure no. Ma di una cosa sono *assolutamente certo*: ai governi occidentali di Aisha e delle donne afghane non importa una beneamata mazza, ben altri sono i motivi della guerra. Che poi tra gli effetti collaterali dell’intervento ci possa essere un miglioramento delle condizioni di vita delle donne, ok, ci puo’ stare, e ne va tenuto conto nel soppesare le ragioni pro e contro.
Non metto in dubbio l’onesta’ delle motivazioni del giornale nel pubblicare questa inchiesta, ma temo che molti useranno il caso Aisha per giustificare una guerra le cui ragioni non hanno nulla a che fare con le donne afghane.
La guerra in Afghanistan non ha certo come scopo primario la difesa delle donne, nessuno l’ha mai sostenuto, ma la sicurezza, vera o presunta, dell’Occidente. Non si può negare però che le differenze tra stare e non stare ci sono e, tra quelle, c’è anche ciò che la foto mostra. Ognuno è libero di pensare che non sia abbastanza, ma l’esercizio del “benaltrismo” deve avere anche un limite. Anzi, fossi il genitore di uno dei nostri soldati saltati l’altro giorno su una mina, mi darebbe più pace pensare che è stato anche per aiutare Aisha.
concord completamente con Massimo55, basta con il “benaltrismo”. Mi spiace non sentire più forte la voce della comunità femminista (esiste ancora?) su questi argomenti.
la guerra è sempre “una cosa complicata”ma una cosa è certa: se gli eserciti occidentali uscissero dalla scena la guerra per gli afgani non terminerebbe di certo; non terminerebbe per le donne come per gli uomini. In Iugoslavia siamo stati per anni a guardare e intanto i cecchini spazzavano città intere con pulizia etnica e stupri di massa. Cosa pensare? Non lo so! Però nella storia del mondo non c’è stato un giorno senza una guerra e quindi devo dire a me stesso che la guerra è una condizione immanente dell’umanità. A noi europei della nostra generazione, la guerra sembra una cosa lontana ma per mio nonno non doveva essere così, visto che ne ha combattute due mondiali.
Essere non violenti non è la stessa cosa che essere pacifisti a tutti i costi.
concordo con mabi.
@massimo: perchè nessuno fa la guerra ad altre nazioni, potenzialmente anche più pericolose per l’ Occidente, allora? Quel gruppo di sfigati talebani terrorizza l’Occidente e la Corea no? Io vedo molto petrolio, sotto il tappeto dell’ Iraq, ad esempio.
E ricordo a tutti l’ esistenza del PNAC, per dire, con illustri membri.
http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_per_un_nuovo_secolo_americano
Ciò non toglie che la foto di Aisha sia sconvolgente, toccante, crei disgusto e ferma condanna, senza se e senza ma.
Ma se questa è una causa per una guerra, allora probabilmente dovremmo far la guerra a molte altre nazioni. Purtroppo.
Eh sì gli americani fanno la guerra per salvare le donne dai talebani… LOL
questa di anni ne aveva 14
http://wikileaks.org/wiki/US_Army_media_brief_for_rape_and_murder_of_14_year_old_Iraqi_girl_and_family_by_101st_soldiers,_2006
L’unico periodo in cui le donne hanno potuto girare a testa scoperta in Afghanistan è stato quello in cui c’erano i cattivi russi ‘totalitari’ – gli alleati locali degli Usa non sono molto più tolleranti dei Talebani.
umanesimo, se non capisci la differenza tra il comportamento che una cultura/nazione sanziona, come lo stupro di una ragazza da parte di soldati, e quella che una cultura/nazione professa, come la mutilazione di una moglie, non stai messa benissimo.
massimo55 se tu non capisci le vere ragioni di una guerra perpetua che serve soltanto a destabilizzare un’area strategica per ragioni geopolitiche (e quindi a rendere più improbabili il raggiungimento di diritti civili un tempo standard in iraq, prima dell’invasione usa) non ci posso fare nulla
la guerra afghana fa comodo a tutti (usa, talebani e loro fornitori d’armi) tranne che ai civili come aisha
C’è UN PICCOlo DETTAGLIO! nonostante che ci sono gli americani le donne vengono mutilate ugualmente. Vogliamo illuderci che se rimangono gli americani meno donne verranno mutilate? Se tutti i soldi spesi per 10 anni di guerra ( leggevo centinaia di miliardi di dollari) venivano usati per corrompere i talebani sicuramente si erano ottenuti più risultati.
Le donne vengono mutilate ugualmente proprio perché gli occidentali non controllano il territorio, in gran parte rimasto di fatto in mano ai talebani. E non lo controllano perché fanno la guerra con forze limitate e da democrazie del 2010. L’etica delle democrazie per fortuna evolve e ciò che 50 anni fa fu considerata una azione legittima, come il bombardamento notturno di Dresda (400.000 morti civili in una notte), oggi sarebbe considerato giustamente un crimine contro l’umanità. Ecco la differenza tra noi e loro, se noi usassimo il loro modo, fregardocene o uccidendo apposta civili inermi, decapitando i prigionieri ecc, ci basterebbe spingere un bottone per mettere fine alla guerra. Ma poi saremmo come loro.
Pensa che “l’etica delle democrazie” (mai sentita prima) è talmente evoluta che in afghanistan e iraq abbiamo accoppato quasi 900000 (novecentomila) civili (e chissà quante Aisha tra loro, che però sulla copertina del Time non ci finiscono…).
Secondo la tua ratio, ci voleva la bomba atomica, radere al suolo l’intero territorio (e l’intera popolazione) con un pulsantino schiacciato in una base del Nevada. E allora sì che avremmo vinto!
900.000? E chi lo dice, Gino Strada?
No non è quel cattivone di Gino Strada che di gente come Aisha ne salva migliaia ogni anno, ma un sito indipendente: http://www.unknownnews.net/casualties.html.
In ogni caso fossero anche “solo” 1000 i morti civili sarebbero troppi perfino per il direttore di Time, perché quei civili meriterebbero vent’anni di copertine (1 alla settimana) magari con scritto vicino “se non avessimo mai invaso il suo paese questa persona sarebbe ancora viva”.
Non è un caso che l’endorsement pietistico (strumentalizza una vittima di una violenza) di Time arriva nel momento di maggior sputtanamento (grazie a WikiLeaks) per l’amministrazione USA impegnata in una guerra che serve solo ai grandi suppliers di armi e a qualche grosso investitore.
Il pacifismo ottuso, antiamericano e a senso unico è un’arma terribile. Io mi arrendo. Sempre.
Tu ti puoi arrendere perché hai culo. Pensa chi non si può arrendere, che magari è a un matrimonio di un parente, e gli arriva una smitragliata addosso da un apache lontano che manco vede.
E magari a quel qualcuno che viene smitragliato i talebani gli stanno sulle palle più che a te. Perché li conosce. Perché sa chi sono.
Due commentatori: da un lato uno che non ammette gli errori della sua parte – compreso l’aver appoggiato contro i russi quelli che oggi combatte – e pare convinto che, anzi, si dovrebbe ammazzare di più; dall’altra uno che pur di veder umiliati gli americani vorrebbe rivedere al potere quelli che fecero esplodere i Buddha di Bamiyan per un nuovo regno di terrore perchè i morti, se non son vittime di americani, non contano.
La triste verità è che abbiamo le mani legate, noi Occidentali. Abbiamo sbagliato nel 2001 (e nel 1979) e ora dobbiamo pagare il prezzo. Come l’Italia nel 1943 non possiamo dire, beh, non è andata come speravamo quindi noi ce ne andiamo e continuate pure senza di noi…
@sascha
io non voglio vedere al potere i talebani
voglio che gli afghani (non la borghesia compradora afghana al servizio degli usa) decidano chi li deve governare, senza interferenze esterne
non è un caso che tutte le voci più riformiste afghane, gli americani non li vogliano più in casa loro, e non è neppure un caso che i talebani stanno tesaurizzando un consenso dato da chi si oppone all’invasore USA a ai suoi sorprusi (che in afghanistan sono sotto gli occhi di tutti)
Sta di fatto che per qualcuno le guerre capitaliste, quelle fatte in realtà per il petrolio, per destabilizzare così poi controllare, insomma per fare dollari a palate, siano in modo specifico, direi quasi da manuale, le guerre degli USA.
Una cosa mi lascia perplesso: si dice con aria di convinzione che gli Stati Uniti fanno le guerre per motivi economici, per sostenere la loro economia e favorire il loro dominio e lo si dice con l’aria di aver detto una qualche profonda verità.
Però adesso gli Usa sono impegnati in ben due guerre e questo non gli ha evitato il collasso finanziario del 2008, la debolezza continua dell’economia, la perdita di potere su scala globale e così via.
Ora, questo vuol dire che i dirigenti americani si sono sbagliati oppure che i motivi loro attribuiti non erano quelli veri e che le motivazioni americane, sia in Afghanistan che in Irak, erano più complesse di quel che la pigrizia mentale crede così facilmente?
se un assassino può salvare una vita, che facciamo? Esaminiamo le sue buone ragioni? Si giudicano i risultati, non le intenzioni. E su quelli si può discutere, con argomenti e equilibrio: ma “sì, ma lo fanno per i loro interessi” è sempre stato un argomento codardo.