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Il programma antidroga dell’Onu affidato a un russo

Il russo Yuri Fedotov è il nuovo direttore del programma antidroga e anticrimine dell'ONU

La politica russa sulle droghe è considerata una delle più fallimentari tra quelle dei paesi membri delle nazioni unite

11 luglio 2010

La nomina del russo Yuri Fedotov come nuovo direttore esecutivo del programma antidroga e anticrimine dell’ONU (UNODC) sta sollevando diffuse perplessità. Molte delle organizzazioni internazionali che si occupano di lotta alla droga avevano lanciato diversi appelli per evitare che questo accadesse, ma ieri è arrivata la notizia della conferma ufficiale della nomina da parte del segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e ora l’ambasciatore russo sostituirà Antonio Maria Costa alla guida del programma.

La politica russa sulle droghe è considerata una delle meno efficaci tra quelle adottate dai vari stati membri dell’ONU. La Russia continua a rifiutare il metadone come terapia sostitutiva degli oppioidi nonostante abbia più di due milioni di persone dipendenti da sostanze da iniezione. E continua a opporsi al finanziamento dei programmi di scambio di aghi e siringhe adottati ormai a livello internazionale, nonostante oltre l’80% dei nuovi casi di AIDS che si verificano ogni anno siano causati da pratiche di iniezione non sicure. Negli ultimi dieci anni in Russia c’è stato un aumento del 2350% dei casi di HIV: dal 40.000 del 1997 ai 940.000 del 2007.

Alla vigilia della nomina Grazia Zuffa, psicologa, studiosa delle dipendenze e direttore dell’associazione Fuoriluogo, aveva commentato così la possibilità della nomina di Fedotov:

Poco si sa sui nomi che circolano al Palazzo di Vetro, se non che la Russia ha avanzato una candidatura ufficiale. Nel “pugno duro”, la Russia è più realista del re americano. Sostiene che i diritti umani non devono intralciare la war on drugs. Si oppone con determinazione alla prevenzione Hiv. Insomma, è un candidato destinato ad allargare le divisioni dentro la stessa Onu. Ban ki Moon dovrebbe pensarci bene.

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3 Commenti

  1. Beh, noi italiani abbiamo poco da fare gli snob.
    Com’è che si chiamava quel genio della lotta alla droga, quello di cui ci privammo per donarlo all’onu e al mondo intero…..ah già, Arlacchi.

    I contributori dell’onu lo ricordano con molto affetto. La sostituzione dei papaveri afgani con le patate, al costo di 150 mln di dollari, fu un fulgido esempio del genio italico.
    E com’erano gioiosi i capi tribù, beneficiari dei generosi contributi, che ancora lo cercano per ringraziarlo. Nessuno prima di lui portò così tanta allegria in quelle campagne desolate :-)

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