La nomina del russo Yuri Fedotov come nuovo direttore esecutivo del programma antidroga e anticrimine dell’ONU (UNODC) sta sollevando diffuse perplessità. Molte delle organizzazioni internazionali che si occupano di lotta alla droga avevano lanciato diversi appelli per evitare che questo accadesse, ma ieri è arrivata la notizia della conferma ufficiale della nomina da parte del segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e ora l’ambasciatore russo sostituirà Antonio Maria Costa alla guida del programma.
La politica russa sulle droghe è considerata una delle meno efficaci tra quelle adottate dai vari stati membri dell’ONU. La Russia continua a rifiutare il metadone come terapia sostitutiva degli oppioidi nonostante abbia più di due milioni di persone dipendenti da sostanze da iniezione. E continua a opporsi al finanziamento dei programmi di scambio di aghi e siringhe adottati ormai a livello internazionale, nonostante oltre l’80% dei nuovi casi di AIDS che si verificano ogni anno siano causati da pratiche di iniezione non sicure. Negli ultimi dieci anni in Russia c’è stato un aumento del 2350% dei casi di HIV: dal 40.000 del 1997 ai 940.000 del 2007.
Alla vigilia della nomina Grazia Zuffa, psicologa, studiosa delle dipendenze e direttore dell’associazione Fuoriluogo, aveva commentato così la possibilità della nomina di Fedotov:
Poco si sa sui nomi che circolano al Palazzo di Vetro, se non che la Russia ha avanzato una candidatura ufficiale. Nel “pugno duro”, la Russia è più realista del re americano. Sostiene che i diritti umani non devono intralciare la war on drugs. Si oppone con determinazione alla prevenzione Hiv. Insomma, è un candidato destinato ad allargare le divisioni dentro la stessa Onu. Ban ki Moon dovrebbe pensarci bene.




Beh, noi italiani abbiamo poco da fare gli snob.
Com’è che si chiamava quel genio della lotta alla droga, quello di cui ci privammo per donarlo all’onu e al mondo intero…..ah già, Arlacchi.
I contributori dell’onu lo ricordano con molto affetto. La sostituzione dei papaveri afgani con le patate, al costo di 150 mln di dollari, fu un fulgido esempio del genio italico.
E com’erano gioiosi i capi tribù, beneficiari dei generosi contributi, che ancora lo cercano per ringraziarlo. Nessuno prima di lui portò così tanta allegria in quelle campagne desolate :-)