I lettori dei giornali spaesati sulla legge sulle intercettazioni, colpiti dalle sue evidenti sciocchezze ma travolti da un fiume di retorica battagliera, si sono fatti in questi giorni una domanda? Ma come fanno negli altri paesi? Non è strano che nessuno ce lo racconti? Non è strano che i giornali antigovernativi, di solito così assidui nel pubblicare le indignazioni della stampa estera contro la maggioranza berlusconiana, in questo caso non abbiano chiamato alla solidarietà giornalisti e giornali stranieri, aprendo loro gli occhi su quanto sta avvenendo in Italia?
Il sospetto è che in questo caso le inadeguatezze del governo italiano siano più difficili da decifrare, all’estero. E in assenza di informazioni in questo senso sui giornali critici nei confronti della legge, bisogna per ora affidarsi a quelle fornite da un quotidiano che – se sulla legge ha posizioni moderate e poco partecipi – ha qualche visibile fastidio nei confronti dei suoi critici. E questo si vede dalla domanda posta ai corrispondenti stranieri dal Foglio, che elude molti aspetti della legge in via di approvazione: “In quale altro paese può succedere che un grande quotidiano pubblichi paginate di intercettazioni telefoniche relative a indagini in corso, senza risparmiare particolari privatissimi sulla vita degli intercettati veri e propri e degli intercettati per caso?”.
Jörg Bremer, della Frankfurter Allgemeine Zeitung, risponde con molta decisione che “in Germania niente del genere sarebbe possibile. È vietato e non è mai successo. Per quanto riguarda la Faz, il mio giornale, non ha mai pubblicato il testo di un’intercettazione prima di un processo. Cosa che invece, una volta cominciato, può succedere”.
Libération, Eric Joseph, dice che a sua conoscenza “mai in Francia, né sul mio giornale né su altri, sono state pubblicate intercettazioni con particolari privati che non abbiano un interesse pubblico. Solo il Nouvel Observateur ha pubblicato un presunto sms di Sarkozy alla ex moglie Cécilia, ed è finita con le scuse del giornale”.
Ma molti degli intervistati dal Foglio riconoscono che in Italia c’è una situazione particolare, difficilmente paragonabile a quella di altri paesi europei. Secondo Peter Popham, corrispondente del quotidiano britannico The Independent:
“il problema più grande dell’Italia, secondo me, è che non funziona la giustizia, mentre in Inghilterra sì. Non è per caso, perché questo stato di cose fa comodo alla casta che dirige il vostro paese. Ci vorrebbe una riforma strutturale della giustizia, a vantaggio non dei politici ma della gente normale. Per quanto riguarda la violazione della privacy da parte dei giornali, in Italia ci sono certamente abusi. Che però ritengo molto meno gravi e preoccupanti della limitazione della libertà di stampa”.
E Miguel Mora, del quotidiano spagnolo El País, dice al Foglio che anche in Spagna le intercettazioni vengono pubblicate con molta più cautela, ma che la legge di cui si sta discutendo in questi giorni non garantisce un corretto equilibrio tra privacy e diritto all’informazione.
“Non è mai successo che venissero pubblicate intercettazioni come accade sui giornali italiani, anche perché noi abbiamo una norma deontologica che lo evita. Evita, cioè, che persone che non hanno a che fare con una certa indagine compaiano con nome e cognome sui giornali. Il contrario sarebbe strano. Ma se ci sono abusi, e in Italia ce ne sono, c’è il modo di risolverli senza ricorrere alla legge di cui ora si sta discutendo. Ben vengano le sanzioni per impedire gli abusi, ma non vanno colpite le inchieste. Tra il diritto all’informazione e quello alla privacy va trovato un equilibrio che la nuova legge non garantisce affatto. Gli americani quel dilemma lo hanno risolto benissimo”




le sanzioni per gli abusi sulla privacy già ci sono, basterebbe applicarle.
la storia della privacy non regge mica così tanto sapete?
“Il sospetto è che in questo caso le inadeguatezze del governo italiano siano più difficili da decifrare, all’estero.”
Sul Guardian non hanno invece molti dubbi:
http://www.guardian.co.uk/media/2010/may/30/italy-press-freedom
L’aspetto più grave è che per la prima volta in Italia in una legge si prevede il carcere per i giornalisti.
Il direttore del Foglio parla di “sputtanamento” e “guardonismo”: ma lo “sputtanamento” è diciamo così un rischio professionale connaturato al mestiere di politico, e in generale all’essere un personaggio pubblico. In America sono stati “sputtanati” sui giornali almeno una decina di presidenti negli ultimi cinquant’anni, e centinaia di politici. I nastri di Nixon, manipolati e cancellati, erano reclamati a gran voce perché fossero resi pubblici sui giornali e questo ben prima che ci fosse una formale incriminazione del presidente. Se questi si fosse solo azzardato a parlare di arresto per i giornalisti se ne sarebbe dovuto andare molto prima.
Cose di questo genere si fanno da sempre in Russia – prima e dopo l’89 – non certo in America. Il direttore del Foglio ha un bel proclamare la sua ammirazione per la democrazia americana, ma nei fatti finisce sempre per parteggiare – come nella sua prima gioventù – per le pratiche liberticide (se non peggio) russe.
Lo dica chiaramente, una buona volta, anziché nascondere tra le righe i suoi dubbi (come fa spesso, con prassi squisitamente sovietica): è d’accordo o no con il carcere per chi divulga le intercettazioni?
PS: Con questa legge proibizionista l’unico mercato delle intercettazioni a sopravvivere (e qui si parla di ricatti, altro che sputtanamenti) sarà quello clandestino. Il suo amico presidente del consiglio ne sa certamente qualcosa: chieda a lui.
ma poi non capisco, davvero…perchè continuate a citare il foglio????come se fosse sto supergiornale d’inchiesta e geniale.
cos’ha di piu del corriere ad esempio? o del riformista? o dell’unità? o della stampa? ah, si …. forse i finanziamenti pubblici che prende.
Nel nostro Paese passa troppo tempo prima che si arrivi al processo. E’quì il problema. Se vi si arrivasse con tempi normali, come negli altri Paesi, sarebbe più che giusto che solo da quel momento la stampa se ne possa occupare.
E comunque l’obiettivo del Governo non è quello di tutelare la privacy dei cittadini bensì quello di limitare l’uso delle intercettazioni. Tutto quì. Il resto sono ciance.
Una legge che limiti la pubblicazione delle intercettazioni già esiste e basta che la si faccia applicare. Vorrei comunque ricordare che spesso la pubblicazione anzi tempo di intercettazioni è stato un utile strumento per complicare le indagini del Magistrato e lo sanno molto bene giornalisti di alcuni giornali…molto vicini ad alcuni uomini politici…
Infine vorrei ricordare soprattutto ai giornalisti che sarebbe più giusto che si preoccupino del fatto che con questa legge vi è una forte limitazione dell’uso dello strumento giudiziario delle intercettazioni e questo è davvero insopportabile in un Paese che ha senz’altro bisogno di maggiore giustizia.
Cera una volta un editore tanto astuto, quanto audace, che per disincagliarsi dal Foglio, inventò la regola del bavaglio. Ogni giornalista, della sua redazione, quando preparavano il pezzo dopo, dovevano con dovizia realtà incartare i pezzi nel famoso bavaglio. La notizia così fine giunse, alle altre redazioni, di autorevoli giornali, di tutto il mondo. Autori giornalisti, giunsero da tutto il mondo per conoscere il signor Bavaglio. Giunti nella redazione del foglio, con grande circospezione, con macchina fotografica, microfoni, taccuini. Incontrarono un corpulento massiccio uomo sulla sessantina anni, che seduto su un enorme poltrona, con mani corte salcicciose, toccava un enorme bavaglio legato, ad uno scomparso collo, tra due enormi spalle. Le mani di questa persona, si agitavano con movimenti strani, a volte erano cerchi, a volte spostavano i suoi capelli untuosi, che poi utilizzava il bavaglio per asciugarsi le mani. I cronisti rimasero a guardarlo per ore fotografandolo, in realtà capirono ben presto, che la persona seduta, con il bavaglio era il direttore del Foglio, che non inseguendo più la notizia, da moltissimi anni si era ridotto ad una massiccia informe notizia, dove le lettere le vocali gli aggettivi, colavano, come una cento mille candele, che formavano grumi sospesi aggrovigliati. Il Direttore aveva raggiunto il suo obbiettivo, rendere il Bavaglio a tutti i suoi colleghi, direttori.
Brutta piega che avete preso con Il Foglio.