Il Post
— Cultura

Cosa vuol dire “deus ex machina”

Cosa significa esattamente il modo di dire che più di tutti viene usato male

26 maggio 2010

Il fraintendimento sul modo di dire “deus ex machina” continua a mietere vittime, e oggi a cascarci è stata Marinella Venegoni sulla Stampa. In merito all’ultimo disco di Franco Battiato, la giornalista ha scritto che

La manipolazione d’autore – dal titolo «ConFusione-9 canzoni disidratate da Franco Battiato» – ha in copertina una tigre dipinta dall’artista siciliano, deus ex machina di un progetto senza precedenti negli orticelli autarchici del nostro mondo musicale, che ci restituisce come lucidato un mondo noto.

Marinella Venegoni usa erroneamente “deus ex machina” per definire Battiato come l’artefice assoluto del disco, il burattinaio che ne comanda ogni parte. Ma il modo di dire, che trae origine dal teatro greco, significa tutt’altro. Cioè: l’arrivo improvviso di una forza superiore, finora estranea, in grado di cambiare lo stato delle cose e risolvere la storia.

In rete se ne era un po’ parlato in occasione degli errori illustri, tra gli altri, di Gad Lerner (che ha definito il presidente di Adelphi deus ex machina di Adelphi), Paolo Di Stefano (Maria de Filippi deus ex machina di Amici), e Piergiorgio Odifreddi (il presidente dell’UAAR deus ex machina dell’UAAR). A suo tempo, sul suo blog Matteo Bordone scrisse una breve spiegazione dell’argomento, decisamente più vivace della pagina di Wikipedia che potete comunque trovare qui.

Nella tragedia greca succedeva una cosa buffa, alla fine. Che poi era il gran finale, ma era l’antica Grecia e non si sparavano o baciavano tra fratelli a quei trempi. Nel senso che si baciavano e scannavano dall’inizio: cose incredibili, neonati accoltellati, incesti, roba che le famiglie e le stirpi si intricavano di odio e amore in maniera irrisolvibile.
“Come la chiude?”, “Ma qui dura una settimana?”, “Adesso muoiono tutti?” si chiedeva preoccupato il pubblico greco coll’accappatoio bianco sugli spalti, all’X-factor tragico della festa di Dioniso. E come la chiudeva Euripide?
Spesso sul finale arrivava uno che faceva dio, in cima a uno scalone di legno tipo gru, e diceva io sono Apollo, tu accoltellato muori pure dissanguato, tu già morto risuscita, tu chiedi scusa, tu vattene da Tebe, tu invece stabilisciti nel Peloponneso, fai quello che vuoi, apriti un pub, ma guai se te ne vai dal Peloponneso, l’ho detto io che sono Apollo. Gli spettatori borbottavano un po’ per questa scorciatoia da sceneggiatori di Lost, ma ormai se lo aspettavano: era la loro idea fichi-olive-e-democrazia del colpo di scena finale.
Per questo, quando qualcuno o qualcosa risolve una vicenda reale o fittizia, inaspettatamente e d’improvviso, si dice “deus ex machina”, perché ricorda il dio che parla dalla gru delle tragedie greche e mette a posto le cose.
Dire deus ex machina come si trattasse di un capo che comanda tutto lui (con tanto di profumo di macchinazioni) è semplicemente sbagliato. Per quello si dice ras, boss, gran Mogol, capoccia, re, regina di Cuori, quello che vi pare, ma non deus ex machina.

P.S. Quindi no, nemmeno Orson Welles nel Terzo uomo è un Deus ex machina: ma al Post c’è stato un blackout mentre mettevamo online questo pezzo e abbiamo dovuto arrangiarci in fretta.

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  • xantippe81

    ahhaha..fantastica la descrizione di Bordone!
    Cmq, con soddisfazione, posso dire che io, grazie all’acida proff del liceo, ne conoscevo il significato!
    (anche se non credo di averlo mai utilizzato..rimedierò nel prossimo articolo!)

  • http://proxybar.net mico

    Bravi. Resistere. Anche linguisticamente.

  • http://www.anakedview.com/ www.aNakedView.com

    così imparano a usare le espressini latine per fare gli acculturati! (Che figura di m…)

  • giusalex1

    “così imparano a usare le espressini latine per fare gli acculturati! (Che figura di m…)”

    greche XD

  • trambusto

    vuol dire che d’ora in poi dovrò usare “pirla” solo per indicare una trottola?

    ma vada via al set!

  • http://extramodernity.tumblr.com/ Valerio Fiandra

    Ma secondo voi, chi davvero ha usato il dem al cinema, o alla tele ? A volte penso che solo Lynch, chè tutti i suoi film sono dems. Anche ogni scena, titoli di testa e coda inclusi.

  • http://ilmetapapero.wordpress.org ilmetapapero

    Cioe’, siete riusciti a infilare Lost anche nella spiegazione del Deus ex machina….
    no comment…

  • Pier Mauro Tamburini

    Valerio, volendo, le rane di Anderson — e quindi il terremoto di Altman — erano deus ex machina doc.

  • camillomiller

    Scusate ma secondo me l’uso non era errato.

    Se non sbaglio battiato ha preso le redini di un progetto che non si riusciva a far stare in piedi, per altro riprendendo canzoni mixate male e claudicanti, riuscendo a dare forma al tutto.

    Da questo punto di vista è stato in fondo un Deus ex-machina. Progetto che non vede la luce in fondo al tunnel, arriva lui e risolve tutto.

    Però posso sbagliarmi, nel senso che “mi pare” che l’intervento di battiato sia stato questo sul progetto e quindi la locuzione sarebbe stata usata bene.

    Diciamo pure che se uno la interpreta correttamente e suppone che la giornalista l’abbia usata correttamente in questo caso la locuzione in sé veicola delle informazioni importanti nel pezzo (ovvero il fatto che battiato sia arrivato inaspettatamente a sbrogliare la matassa).

    :)

  • http://www.anakedview.com/ www.aNakedView.com

    @ giusalex1: si tratta di un’espressione Latina mutuata dal teatro Greco…
    leggi qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Deus_ex_machina

    Il casino è farla rientrare all’interno di una frase…;-)

    Ciao

  • http://www.myspace.com/puzzailsignorvincenzo puzzailsignorvincenzo

    Il Deusexmachina è un personaggio del romanzo Angeli e Demoni di Dan Brown, lo sanno tutti.

  • dalecooper

    bravi, adesso sotto con un altro flagello linguistico: il “piuttosto” nordico

  • http://journaldeshit.splinder.com barynia

    Il Matto dei tarocchi di Marsiglia potrebbe essere un’interpretazione del deus-ex-machina, dunque.

  • http://journaldeshit.splinder.com barynia

    O anche Victor le nettoyeur

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  • smiblo

    io il deus ex-machina l’ho pure incontrato, vicino a via libetta e portava le braghe corte.
    ne avevo fatto un piccolo racconto qui:

    http://smilablomma.spaces.live.com/blog/cns!D881A428D500712F!1937.entry

  • smiblo

    il deus ex-machina con le braghe
    roma.
    nella serata del superconcertino indie vicino casa mia, io e collega O. ci incamminiamo nel locus amoenus garbatelliano per raggiungere il localetto dell’evento.
    siamo lì che avanziamo chiacchierando del più e del meno, quando all’improvviso un ostacolo immenso si materializza sulla nostra strada.
    la scorciatoia sotterranea che deve permetterci di arrivare in 4 minuti netti al locale é chiusa per lavori. bloccata da grate, affissioni, macchinari per il restauro.
    alla vista di quello sbarramento (evidente metafora delle difficoltà che si incontrano nel cammino della vita, del fatto che niente è mai come te lo aspetti e che le più atroci sorprese giungono quando meno te le aspetti) una sensazione di sconforto e di amarezza si impossessa di noi.
    come superare l’ostacolo?
    l’unica altra strada nota a noi due eroine senza macchia è lunga e impervia. dunque, benché abituate ad affrontare con coraggio i rischi e i pericoli delle solite quotidiane avventure, la nostra reazione è di totale delusione e profonda tristezza.
    smarrite e in cerca di una soluzione che non arriva, ecco l’apparizione.
    dall’alto di un balcone garbatelliano, un ometto in braghini, maglietta e sigaretta nella mano manifesta la sua divina presenza con un’interrogazione acuta e armonicamente costruita: “ahò, che dovete annàa a via libbbetta?”
    mai così poche sillabe si erano rivelate tanto soavi.
    “si si” rispondiamo noi, speranzosamente meravigliate.
    “dovete da passà qua dddiètro, dddiètro a sto palazzo, poi ce sta ‘n’ponticello, e finito quello state a via libbbetta. capito??? giri er palazzo e pijii er ponticello”.
    “grazie, grazie! lei è stato gentilissimo! grazie mille”

    con un ritrovato entusiasmo nel cuore, e con l’eco di quelle sagge parole ancora nelle orecchie, riprendiamo il cammino. e la serata si dispiega e si conclude ottimamente.

    la favola insegna che:
    dopo anni passati sui libri a cercare di capire come fosse sto cacchio di deus ex-machina del teatro classico, tutto quello che io avevo in mente era: una specie di carrucola che a un certo punto tira in aria un attore che sta lì e che, come per magia, dice quelle poche cose che risolvono i problemi di tutti sciogliendo la trama (detto fra noi, una roba che anche gli sceneggiatori di lost ormai dovrebbero prendere in considerazione). e forse la mia immagine di questo elemento fondamentale della drammaturgia classica non era nemmeno del tutto sbagliata. ma passavo giorni a chiedermi, come funzionasse praticamente sto coso, se fosse una struttura con le corde, se fosse un carrelletto con le ruote, in che materiale fosse costruito, se l’attore ci stesse dento o se dovevi solo immaginare che ci fosse ascoltando una voce fuori campo…
    non scherzo, ci ho pensato a lungo mentre studiavo.
    adesso finalmente lo so: il deus ex-machina è un tipo pelato di mezza età che fuma in balcone la sera perché sua moglie odia l’odore di sigarette sulla pelle dei divani chateau d’ax.

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