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Se vince Renzi, che cosa fate?

12 settembre 2012

Parte la campagna delle primarie. Domani Renzi, poi Bersani, presto Vendola, poi Tabacci se il regolamento sarà tale da ammetterlo (speriamo di sì). Sarà un confronto duro, s’è già capito.
Alla vigilia è opportuno porre nel Pd una domanda esplicita. Antipatica ma ineludibile, vista la temperatura che sale intorno alla candidatura del sindaco di Firenze. Renzi ha già detto più volte che se dovesse perdere non avrà problemi a rientrare nei ranghi e a sostenere Bersani a marzo. Prendiamo per buone le sue parole. La domanda è: lo stesso vale per tutti gli altri, nel Pd?
Non giriamoci intorno. Quando Casini dice che in caso di vittoria di Renzi il Pd si spaccherebbe in due, non fa che ripetere cose ascoltate dai suoi dirimpettai democratici. E che conosciamo anche noi. Dirigenti di primo piano che, esplicitamente o ammiccando, avvertono: se vince Renzi, io vado via.
Bersani non c’entra con questo. A Reggio Emilia ha fatto un discorso bello e coraggioso, invitando tutto il Pd (forse, in particolare, la propria maggioranza) a non temere le sfide, ad avere fiducia in sé. Bersani è una persona aperta, s’è messo in gioco convinto che lui stesso e il Pd usciranno dalle primarie meglio di come ci entrano. La pensano tutti come lui? Farebbero tutti il giuramento: comunque nel Pd, chiunque lo guidi alle elezioni?
Sarebbe importante saperlo. Perché dalla risposta discende anche un’altra conseguenza, questa nel caso che invece Renzi perda. Come s’è capito, la sua figura ha una forza d’attrazione che travalica i confini del Pd e del centrosinistra. Si può considerare questo come un difetto, o un pericolo: molti nel vertice Pd la pensano così, e quindi vogliono piegare Renzi anche per allontanare da sé ogni rischio di contaminazione da eccessiva apertura all’esterno.
Oppure, all’opposto, si può decidere che, comunque vada, questa potenzialità è un imprevisto bene collettivo. Un’arma formidabile di penetrazione negli elettorati altrui (segnatamente ex centrodestra e grillini) di cui nessun avversario dispone (tanto meno gli spompati centristi).
Nella inevitabile durezza della campagna che si apre, sarà bene tenere sempre l’obiettivo comune sopra ogni altra valutazione. Sopra antipatie e simpatie. Sopra la tutela dei propri spazi personali. Siamo tutti d’accordo?

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  • fafner

    Ci si potrebbe anche chiedere che farebbe Renzi se vincessero gli altri, soprattutto con un grande centro cattolico in formazione.

  • omegapi

    Se si andrà a votare con una legge elettorale basata sul proporzionale mi chiedo a che cosa servono queste primarie (e tutto questo rumore) dato che il PdC verrà ineludibilmente scelto successivamente dal parlamento sulla base della coalizione che potrà governare.

  • http://www.marcosean.eu Marco Sean McAllister

    A molti (fuori e dentro il PD) Renzi piace, ma a molti altri (principalmente dentro il PD) invece non piace. Mettiamoci il cuore in pace, comunque vada, qualcuno sarà scontento del risultato.
    Tuttavia, a mio parere, se i dirigenti di un partito così democratico da scegliere i propri candidati tramite le primarie non sono pronti ad accettarne il risultato, forse sarebbe il caso che questi dirigenti lasciassero il partito prima, e non dopo che gli elettori sceglieranno il candidato premier.

  • Wilson

    Che ragionamento stupido, da un punto di vista matematico: se Renzi vince vuol dire che la maggioranza degli elettori potenziali del PD non solo non se ne vanno, ma sono più motivati dal fatto di averlo come candidato.
    Io lo sarò meno (e spero non succeda), ma conta poco: sarò una minoranza e se vorrò cambiare le cose dovrò fare una piattaforma programmatica migliore di quella di Renzi e dei suoi e comunicarla bene.
    Oppure potrò migrare in un partitucolo destinato all’estinzione, fatti miei.
    ps: dico sempre che i renziani non hanno capito il senso delle primarie, ma direi che non sono affatto i soli.