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Dieci ragioni per cui voglio bene a Woody Allen

30 novembre 2010

La prima volta è stata due anni fa, a Cannes. Un vecchino. Mezzo sordo, un po’ rallentato, con gli occhi spenti. Mi fece una tristezza infinita. Pensai: ecco, ce lo siamo giocato. Anche perché il film che presentava quell’anno – Vicky Cristina Barcelona – era un delle cose più ignobili mai viste (correggo: la cosa più ignobile è che Penelope Cruz ci abbia vinto un Oscar con quella parte lì, ma vabbè). Era il 2008 e lo incontravo per la prima volta, dando un senso a questo mestiere di giornalista, fatto per l’80% di incontri con sfigati che si credono geni incompresi e per il 20% di geni veri che hanno l’aspetto di persone a cui non chiederesti neanche un’indicazione stradale, figurarsi l’autografo.

Comunque, quello che ricordo dell’intervista è che fu piacevole, ma non memorabile. Non archiviabile come delusione, ma quasi. Pazienza. La seconda e ultima volta è stata a maggio di quest’anno, sempre a Cannes. Il film si intitolava You’ll meet a tall, dark stranger (in Italia esce dopodomani con il titolo Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni). Ricordo che tirai un sospiro di sollievo: è un buon film, si ride, è girato bene, gli attori sono tutti bravi, c’è un Anthony Hopkins strepitoso. E già questa sarebbe una bella notizia. Quella ancora più bella è che rispetto a due anni fa lui stava meglio, decisamente meglio. Sembrava ringiovanito. Durante l’intervista faceva battute (“cosa penso della morte? Be’ sono assolutamente contrario”), raccontava aneddoti,  rideva, si toccava gli occhiali come gli abbiamo visto fare centinaia di volte nei film. Era, insomma, lui. Mi commossi e quando alla fine della chiacchierata mi strinse la mano pensai: sì, io a questo omino qui voglio proprio bene. Ma proprio tanto.  E siccome domani è il suo compleanno (sono 75) e siccome vanno così di moda gli elenchi e lui di elenchi se ne intende (il viso di Tracy, quelle incredibili pere e mele dipinte da Cézanne… ), ecco qui di seguito i dieci motivi per i quali qui si vuole e si vorrà sempre bene a Woody Allen:

1. perché la prima volta che abbiamo visto Manhattan è stato grazie a lui, ché noi eravamo troppo piccoli e provinciali per aver mai preso un aereo, figurarsi volare dall’altra parte dell’Oceano

2. perché quando siamo cresciuti e a Manhattan ci siamo finalmente andati abbiamo capito che non ci aveva mentito neanche un po’, anzi

3. per Michael Caine in Hannah e le sue sorelle: una delle cose più belle mai viste al cinema

4. per quell’aneddoto di lui e Mia Farrow che pur stando insieme vivevano separati, uno sulla sponda est l’altro su quella ovest di Central Park e volendo si sarebbero potuti fare ciao ciao con la manina e il binocolo è una delle storie più romantiche di sempre

5. perché l’accademia dei sopravvalutati è un giochino bellissimo

6. perché a me è piaciuto persino Match Point, figurarsi

7. per i look di Diane Keaton in Io e Annie che abbiamo provato a copiare, ma niente, noi eravamo solo ridicole, lei era stupenda

8. per la scena delle aragoste

9. perché entrare al cinema a film già cominciato mai e poi mai

10. per quel “nessuno, nemmeno la pioggia, ha così piccole mani”

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33 commenti

  1. Dario un altro says:

    Per “Il cuore è davvero un muscoletto molto elastico” oppure “Il mio analista, per la frustrazione, cambiò attività. Aprì un self-service vegetariano”
    Per Crimini e Misfatti, Radio Days, Zelig e perchè no? Match Point

  2. vsgaudio says:

    IL NURK DI WOODY ALLEN* NELLA NUOVA VERSIONE WIKILEAKS
    nei documenti che riguardano l’Italia:
    IL BURSK
    [DI V.S. GAUDIO]
    Il bursk è un uccello lungo cinque centimetri, sì e no, che sa parlare ma continua a far riferimento a se stesso in terza persona:: “E’ un gran bell’uccello, ‘sto pingone, no?”
    La mitologia padana sostiene che se un bursk appare sul davanzale al mattino una minorenne anche non marocchina riceverà un sacco di grana o ballerà il bunga bunga giocando a bingo.
    Si dice che un Gran Cavaliere abbia ricevuto un bursk in regalo per il suo compleanno, anche se la cosa di cui aveva veramente bisogno era una zucca un poco poco matura. Il bursk appare anche nella mitologia lombarda; là è molto sarcastico e continua a raccontare barzellette tremendamente falliche che ogni interprete non riesce a tradurre.

    * IL NURK appare nel “Bestiario” che contiene, tra gli altri, anche “Lo snoll volante”, “Il frean” e “Il weal”.
    Il Nurk, nella versione pubblicata in “Citarsi addosso”, Bompiani, Milano 1980, è lo stesso uccello di cinque centimetri che in terza persona si dice:”E’ un gran bell’uccellino,no?”; parimenti, le mitologie implicate sono quella persiana e quella babilonese. Chi riceve il nurk in regalo non è il Gran Cavaliere ma Zoroastro.

  3. Pingback: Yes, we Cannes/tutti dicono I love Woody

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