Editori, studenti, banda larga e Apple: una intervista molto lunga al ministro Carrozza

Il 2 ottobre scorso sono stato ricevuto dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza nel suo ufficio al ministero a viale Trastevere. Abbiamo avuto un lungo colloquio che prendeva le mosse dalla pubblicazione del decreto ministeriale sui libri digitali di cui io stesso avevo dato notizia sabato 28 settembre con un tweet. Avendo parlato con il ministro qualche settimana prima avevo avuto modo di apprezzare la sua appassionata visione sulla scuola ed ero ottimista sul decreto tanto da mandare un tweet positivo ad occhi chiusi, mentre mi imbarcavo da Bolzano per Roma; e invece atterrando a Fiumicino mi sono accorto subito che la lettura del testo aveva scatenato accese polemiche onestamente tutt’altro che infondate.

In particolare in quelle ore via Twitter c’è stato un brusco botta e risposta con il preside dell’Istituto Majorana di Brindisi Salvatore Giuliano (“E’ un regalo agli editori” “Lei come si permette?”); su Facebook l’editore indipendente Agostino Quadrino (Garamond) aveva avviato una discussione molto critica ancora non sopita; mentre Roberto Scano, esperto tecnologo con una sensibilità al tema dell’accessibilità, aveva messo il testo su un gdoc pubblico per accogliere proposte migliorative del testo.

In realtà il testo è intoccabile, nel senso che a differenza di un decreto legge, che deve essere convertito in legge dal Parlamento, il decreto ministeriale è immediatamente esecutivo dopo il visto della Corte dei Conti. In questo contesto, e nei giorni in cui il governo Letta sembrava al capolinea, il ministro mi ha invitato al ministero “per chiarire”. Ho dato conto subito dei punti essenziali del suo pensiero e del succo della polemica in corso il 4 ottobre su la Repubblica. Ma quel resoconto a mio avviso aveva due difetti: non rendeva giustizia di tutto il ragionamento del ministro e della sua visione della scuola; e non offriva al mondo della scuola uno strumento completo su cui impostare un dialogo con chi oggi ha la responsabilità di guidare il passaggio al digitale. Spesso in realtà i limiti di spazio dei quotidiani, riducono il tutto a un botta e risposta che fa assomigliare anche le questioni più importanti e delicate per il nostro futuro, e la scuola lo è, a delle mere dispute “calcistiche”, trattate come se fossimo dei tifosi.

Ho finalmente trovato il tempo di sbobinare l’intervista di dieci giorni fa. Ho deciso di farlo e di metterla in rete in versione integrale, senza altri aggiustamenti se non qualche correzione stilistica che la renda comprensibile, perchè ritengo che per non si possa non partire dalla scuola per far ripartire questo paese; ma da questa frase che tutti ripetono a macchinetta, discende l’obbligo di approfondire i problemi, avere il coraggio di perseguire delle soluzioni innovative e soprattutto uscire dagli slogan.
Il pensiero del ministro sui libri digitali, il futuro della scuola, il ruolo innovativo dei privati, il rapporto critico con Apple, sono tutte cose che affido alla rete, ovvero ai tanti che si occupano di scuola, sperando così di rendere un servizio utile al ministro ma soprattutto al mondo della scuola anche in vista di un grande appuntamento nazionale che il ministro vuole convocare sul tema, il prossimo 9 novembre.

Come la penso, credo risulterà evidente dalle domande piuttosto insistenti: potendo aggiungere una considerazione, mi sento di dire che dal colloquio ho ricavato l’impressione che il ministro sia animato da ottime intenzioni ma qualcuno al MIUR abbia forzato il testo in qualche passaggio a vantaggio degli editori scolastici senza dirlo al ministro; ma mi rendo perfettamente conto che affermare una cosa di questo tipo vuol dire sostenere che il ministro è stato imbrogliato da un suo collaboratore e quindi mi rimangio questa considerazione politicamente scorretta e rinvio ad un altro momento la risoluzione di alcune incompatibilità che ci sono tra il testo del decreto e quello che il ministro mi ha ripetuto per quasi un’ora. Buona lettura a chi avrà la pazienza di arrivare fino al termine.

Parliamo del decreto sui libri. Essendo un decreto ministeriale appena lo avrà vistato la Corte dei Conti, sarà legge. Voglio dire, mentre il decreto legge di inizio settembre sulla scuola deve essere convertito dal Parlamento, questo fa già parte della nostra vita, come studenti e famiglie intendo. 

Il decreto sui libri va avanti, quello “l’Istruzione Riparte” va discusso in commissione istruzione, ora bisogna capire la calendarizzazione, era previsto il termine del 4 ottobre per gli emendamenti. Le vicende del governo hanno avuto dei contraccolpi sui tempi, vediamo… Io confido che la discussione vada avanti.

Perché approvare in tutta fretta un decreto ministeriale sui libri digitali, alla vigilia di una crisi di governo, mentre il Parlamento sta discutendo la norma quadro che rappresenta la visione del suo ministero sulla scuola? Voglio dire, perché non aspettare il Parlamento? Qualcuno in commissione c’è rimasto male…
Perchè c’è il combinato disposto dei due decreti che conta per i libri…

A maggior ragione avrei atteso il Parlamento.
No, perché questa materia fa parte delle competenze del ministro. Il provvedimento “l’Istruzione Riparte” è di reinvestimento sulla scuola, ma è indipendente. Il primo e il secondo decreto non hanno bisogno reciprocamente dell’altro.

Infatti nelle premesse di questo decreto ho visto che “tenete conto” di un sacco di norme precedenti ma non di quelle del decreto in conversione.
Chiarisco. Questo decreto è un atto che rientra nelle mie prerogative. Nel decreto “l’Istruzione Riparte” la parte molto rilevante per i libri digitali è la liberalizzazione. Lì c’è la vera politica sui libri.

Allora, il decreto era molto atteso. Erano un po’ che si mormorava che avrebbe preso nettamente le distanze dal precedente decreto Profumo, del marzo scorso. Alcuni molto scontenti in rete, altri meno. Ma entriamo nel merito. Una delle cose che più interessa le famiglie è probabilmente il fatto che, abrogando per intero il precedente decreto Profumo, il prezzo dei libri scolastici aumenta.
Dobbiamo capire che è il combinato disposto dei due decreti che conta. E quindi la politica sui libri digitali si compone di tre parti e ha un obiettivo fondamentale. Il primo obiettivo è liberalizzare questo mondo e quindi rendere l’adozione dei libri facoltativa.

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