Huffington Post, la rivoluzione Annunziata

Potrei sbagliarmi, anzi, probabilmente mi sbaglio, ma ho la sensazione che l’arrivo dell’Huffington Post in Italia sarà quello che gli americani chiamano un “game-changer”, ovvero un fatto destinato a cambiare le regole del gioco. Per quel che riguarda l’editoria, naturalmente, il rapporto fra carta e digitale e forse anche il modo di fare giornalismo in questo paese. Mi rendo benissimo conto di come questa affermazione possa apparire esagerata ma tutti coloro che pensano che da domani ci sarà “yet another website” e basta, secondo me sottovalutano alcuni fattori.

Il principale è il fattore A
Mi spiego. Negli ultimi quindici anni il mondo della editoria cartacea ha dapprima ignorato il web, poi lo ha sottovalutato e infine ha provato a sfruttarlo senza capirne il senso profondo, il fatto per esempio di essere una rete di link, come se invece tutto si riducesse ad un mero calcolo di pagine viste.
Questo atteggiamento a dir poco miope si è tradotto nel fatto che alla guida dei siti internet dei giornali non sono mai stati messi dei veri direttori. I veri direttori hanno continuato a occuparsi della carta e al sito sono andati ottimi colleghi con un gran talento da coordinatori e organizzatori e un mandato preciso: fare tante pagine viste senza disturbare il giornale di carta. In pratica, senza mai dare un buco al giornale di carta. Senza mai dare una notizia prima, senza far partire una campagna prima. Il web al massimo è stato usato per firmare appelli lanciati dal giornale di carta e poter dire: abbiamo un milione di firme! Il web è molto comodo per raccogliere firme, ma è molto più di questo.

Ora secondo me qualcosa sta per cambiare, questo equilibrio sta per rompersi. Domani infatti debutta la versione italiana dell’Huffington Post, che è probabilmente l’esperimento universalmente meglio riuscito di editoria di qualità solo digitale. Quando Arianna Huffington si è accordata con il gruppo editoriale l’Espresso ed è iniziata la “caccia al direttore”, nel totonomine il mio nome ha girato a lungo. Pochi sanno che già nell’agosto 2011 ero stato contattato dai colleghi della Huffington per un colloquio esplorativo, e ammetto che mi avrebbe fatto piacere essere scelto ma evidentemente il profilo di giornalista che avevano in mente era diverso. Infatti poi è stata fatta una scelta che non esito a definire migliore del sottoscritto: è stata scelta Lucia Annunziata.

La cosa in rete, lo ricorderete, suscitò molte ilarità, perché la Annunziata non è giovanissima, perché non aveva (fino ad oggi) un profilo su Twitter, perché non era considerata abbastanza digitale. Invece secondo me Lucia Annunziata si rivelerà una scelta azzeccata proprio per il fattore A: ovvero per il fatto di essere finalmente un direttore vero. Un direttore che ha le notizie prima degli altri (è una che con un giro di telefonate è in grado di anticipare quel che leggeremo di almeno dodici ore in molti campi) e sa come trattarle, ovvero come trasformare una notizia in un fatto che innesca una conversazione. E soprattutto non deve aspettare nessuno, non ha il problema della carta. È la prima volta che un direttore di serie A viene messo alla guida di un sito. Che poi non è un sito qualunque ma un sito con un brand importante e un editore forte alle spalle. Insomma, la miscela potrebbe essere esplosiva.

Che succederà con l’HuffPost Italia? Che inizierà a dare quello che noi giornalisti chiamiamo “buchi” agli altri giornali. Magari non subito, ma lo farà. E secondo me quando questa cosa inizierà potrà solo crescere. Perché le notizie chiamano altre notizie. E questo metterà in crisi gli altri giornali, a partire dal più vicino, la Repubblica, ospitata in tre stanze nello stesso palazzo romano, per dire quanto sono vicini. Qui parlo di crisi in senso positivo: le crisi sono quei cambiamenti che ci costringono a fare le cose in modo diverso per ottenere risultati migliori. Ecco, io credo che l’HuffPost Italia costringerà i quotidiani italiani a qualche ripensamento in una logica del tipo “digital first”. Per fare dei prodotti migliori.

Il secondo fattore è il fattore B
I blogger. È nota la politica dell’Huffington Post con i blogger di qualità. Ed è nota pure la polemica che c’è stata per le accuse di sfruttamento del lavoro del blogger. Ma insomma, questa cosa funziona e va avanti. Ora il quotidiano di Lucia Annunziata si presenta ai nastri di partenza con duecento blogger e con l’obiettivo di arrivare a 600: si tratta di voci importanti, che provengono da campi diversi, con sensibilità politiche e culturali diverse, che salgono sulla piattaforma della Annunziata perché da lì possono farsi sentire meglio. Ha molto senso.

Questa cosa non è affatto nuova in assoluto, anzi, ma è una novità per l’editoria tradizionale. Sui quotidiani online i blog li tengono (spesso distrattamente) alcuni giornalisti degli stessi quotidiani e in qualche caso i lettori in una logica che vuole essere 2.0. Il risultato è che sono pochissimi i blog dei quotidiani da ricordare: ce ne sono, ma pochissimi appunto. Se invece questo esperimento dell’HuffPost Italia funzionasse, credo che cambierebbe qualcosa nelle redazioni online dei quotidiani. Mi spiego: immaginiamo che abbia successo, che la Annunziata diventi un attore del dibattito politico ed economico per il tempismo e la personalità degli aggiornamenti del sito, e immaginiamo che il suo esercito di blogger produca, gratis, contenuti di qualità. Se capitasse tutto ciò, secondo me un editore inizierà a farsi due conti per cambiare qualcosa dove non è ancora cambiato.

E quindi entra in gioco il terzo fattore. Il fattore C. I conti.
I conti dei quotidiani sono in profondo rosso da un po’. Per conti non intendo tanto il conto economico, che dopo i massicci tagli di personale dei quali quasi tutti gli editori hanno giovato con sgravi e scivoli vari non sono malaccio, quanto l’unico vero conto che conta alla lunga: il conto dei lettori. Questi vengono misurati da Audipress e a luglio l’elenco dei primi dieci giornali vedeva tutti segni meno, alcuni a doppia cifra. Mi dicono che ad agosto le cose siano andate peggio. Insomma, quello che voglio dire che questa novità dell’Huffington Post Italia arriva in un momento in cui, nonostante i benefici economici dei generosi piani di ristrutturazione, gli editori vedono una erosione costante della presa dei loro prodotti di carta. Che forse vanno ripensati. Profondamente. La logica con cui sono costruiti i giornali è una logica pre-web. Faccio un esempio: il fatto che un argomento venga scomposto in apertura, spalla, retroscena, intervista e boxini vari, impone al lettore di dover leggere sette otto articoli per sperare di capire di cosa si sta parlando. Questa formula, inventata vent’anni fa alla Stampa di Paolo Mieli ed Ezio Mauro, esiste solo in Italia, ha avuto molto senso per liberarci da quelli che venivano chiamati “pastoni” orrendi, ma secondo me adesso non ce l’ha più. Oggi avrebbe senso recuperare alcuni dei fondamenti del giornalismo che alcuni definiscono anglosassone ma io definisco giornalismo e basta, e ricominciare a fare degli articoli in cui anche se sono atterrato oggi da Marte capisco per esempio cos’è l’Alcoa, dove sta, perché c’è un problema produttivo, mentre invece quasi sempre mi trovo davanti articoli zeppi di virgolettati ma privi di quegli elementi fondamentali a capire.

Potrei sbagliarmi, anzi probabilmente mi sbaglio. Ma ho la sensazione che stia per iniziare una stagione di grandi cambiamenti per il giornalismo in Italia. Se così fosse, non mi pare affatto una brutta notizia.

Post Scritpum. Avrete notato da da questo breve ragionamento ho escluso riferimenti al giornale che ospita il mio blog, ovvero Il Post. L’ho fatto perché molte delle innovazioni che auspico, il trattare la rete come una rete di link e persone, il trattare le notizie con l’obiettivo primario di farsi capire sempre da tutti, il valorizzare blogger di qualità, queste Il Post le pratica dal primo giorno, anzi direi che è nato con questa missione. E l’ho fatto perché, come si sarà capito, credo che l’effetto Huffington Post Italia lo sentiranno soprattutto gli editori tradizionali.

Lucia Annunziata alla Repubblica delle Idee