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Protezione Civica, parte seconda

10 giugno 2012

Era una idea, è già un progetto. Protezione Civica in pochi giorni è cresciuta. Ogni ora si aggiunge un nodo alla rete di persone e di strumenti per contribuire alla ricostruzione partecipata, trasparente e intelligente dell’Emilia. Provo qui a mettere ordine nelle tante cose accadute dal momento dell’annuncio e a fare chiarezza sulle scelte che abbiamo già fatto.
Il progetto è stato lanciato da wikitalia, l’organizzazione della società civile che si occupa di diffondere la cultura del governo aperto nella società e nella pubblica amministrazione. Con noi dal primo istante c’erano l’Anpas (l’associazione nazionale delle pubbliche assistenze) e Action Aid che in Italia ha svolto e continua un lavoro importante nell’Aquila post terremoto sulla documentazione dell’utilizzo dei fondi. Hanno quindi aderito anche Informatici Senza Frontiere, che ringrazio pubblicamente, e Indigeni Digitali, che è la più importante community di sviluppatori di web e app. Il loro apporto sarà determinante per avere successo.
Abbiamo aperto subito una “casa” dove parlare, confrontarsi, raccontare, documentare usando la piattaforma di Ning. Non è una scelta definitiva, anzi, è il contrario: era la scelta migliore per trovare subito un luogo dove incontrarsi e fare rete. Assieme ad Alberto Cottica e alla community di Spaghetti Open Data, stiamo valutando soluzioni migliori, aperte naturalmente, basate su framework come Drupal e Buddypress, sviluppate apposta per far funzionare il complesso di strumenti che metteremo in campo. Non sono la persona ideale per dire qualcosa su questo tema, ma sono sicuro che in una conversazione pubblica arriveremo presto all’assetto definitivo. Intanto restiamo dove stiamo perché il terremoto non poteva aspettare.
Questa settimana rilasceremo il primo strumento. Si tratta di una versione modificata di Decoro Urbano, una piattaforma open source sviluppata da Maiora Labs, una splendida, piccola startup romana. Il nuovo Decoro Urbano (che avrà un nome ad hoc), servirà a segnalare su una mappa dell’Emilia, anche con una app per iPhone e Android, i danni, le richieste e le offerte di aiuto, le strutture di emergenza e le tante buone pratiche che si registrano in queste ore per merito degli addetti alla Protezione Civile, dei volontari e di semplici cittadini.
Qualche giorno dopo, sabato 16 giugno, a Bologna è stato promosso un hackaton: si tratta di una maratona di 24 ore in cui tutti gli sviluppatori che vogliono partecipare producono apps utili per il terremoto e la ricostruzione.
È una grande bella occasione di cui sono grato ai promotori, i ragazzi di Epoca, una startup nata come spinoff accademico a Bologna. Le storie migliori, le apps migliori, le vorrei portare domenica 17 giugno sul palco dell’Arena del Sole nel corso del Next, il festival dell’innovazione ospitato dalla Repubblica delle idee.
La rete che si sta formando in queste ore ha permesso di far venire alla luce alcune iniziative che meritano di essere ricordate e valorizzate. Una è Aiuto l’Emilia, un sito per ricerche e offerte di volontari. Un’altra è (im)possible living, una app che vuole servire a fare progetti per edifici abbandonati. Si tratta di iniziative spontanee che devono trovare un raccordo con quello che accade a livello istituzionale, soprattutto per quel che riguarda i volontari che devono avere requisiti e procedure specifiche, ma che denotano un grande giacimento di energia a disposizione degli aiuti.
Un aspetto fondamentale di Protezione Civica riguarda il monitoraggio di finanziamenti e donazioni pubbliche e private (a cui poi seguirà il monitoraggio dei cantieri). Di questo aspetto si occuperanno assieme open polis, una società romana da anni impegnata sul fronte della trasparenza, e Action Aid che già all’Aquila ha provato a svolgere questo lavoro. Intanto da oggi mettiamo a disposizione di tutti un primo documento con l’elenco dei soldi promessi con dichiarazioni pubbliche e di quelli che si stanno ancora raccogliendo. È fondamentale la trasparenza affinché ci sia fiducia. E senza fiducia non ci può essere ricostruzione.
Sul fronte politico abbiamo avuto tanti incoraggiamenti ad andare avanti soprattutto a livello locale. Ringrazio in particolare Graziano Delrio, che non è solo sindaco di Reggio Emilia ma anche presidente dell’Anci; Michele Lepore, assessore di Bologna; e Rossella Zadro, assessore a Ferrara. Quest’ultima sta provando a fare una cosa bella e utile: una specie di barcamp, a Ferrara, all’inizio di luglio, per far partire davvero tutti assieme questa ricostruzione partecipata e trasparente. Sarà quello il momento probabilmente più difficile, quando il terremoto sarà sparito dalle pagine dei giornali, e le persone coinvolte saranno impegnate a gestire la quotidianità del post-disastro. Sarà il momento di far funzionare questa rete di intelligenza e di solidarietà che stiamo creando.

Una parola vorrei dirla sullo straordinario clima di fiducia in cui ci stiamo muovendo. In Emilia non abbiamo trovato solo una grandissima voglia di ricominciare, ma anche una aspettativa sincera sul fatto che questa deve e può essere una ricostruzione diversa, una ricostruzione modello.
Naturalmente ci sono state anche delle critiche. Le abbiamo messe in conto. Sappiamo che alcune saranno strumentali e in cattiva fede, ma sappiamo anche che alcune saranno giuste perché avremo commesso degli errori o avremo deluso delle aspettative. Quelle critiche ci aiuteranno a fare meglio, ad evitare sconfinamenti in terreni che non possono essere della società civile, ad essere sempre attenti a nuove idee e proposte. L’importante, se questa iniziativa vorrà avere successo ed essere realmente utile, è essere sempre in buona fede, pronti a cambiare strada se ci accorgiamo di avere sbagliato e restare inclusivi e modesti.

Ripensare, ricostruire, ripartire. Volevamo farlo, lo stiamo facendo. Grazie ai tantissimi che ci stanno dando fiducia.

  • giuliadaferrara

    e i link di Aiuto l’Emilia e (im)possible living? grazie!

  • arossano60

    Dato l’impegno civile emergente, che può sorprendere solo chi si affaccia occasionalmente nei momenti delle tragedie, è nostro dovere civico intervenire per chiarire ed informare coloro che in buona fede, e sono i più, si muovono come noi e lavorano per l’Italia. Dobbiamo condividere che siamo felici che ci siano persone che si raccolgono sulle iniziative come questa ma ci spiace che l’approccio italiota sia sempre quello di coltivare ognuno il proprio giardinetto e gli opinion leader che “guidano” la società civile lungi dal fare sistema, si muovono spesso con loro “visioni” particolari (anche legittimamente) però con l’atteggiamento candido e la faccia dei beati santi.
    Poco male se ciò tenesse conto anche di altre legittime “visioni”, delle persone alle quali ci si rivolge, che dovrebbero beneficiare del totale impegno profondibile dalla società civile; di chi come noi di Uptu ha investito proprie risorse per mettere a disposizione della collettività qualcosa di utile, con il desiderio ed anche l’aspettativa di fare sistema (facciamo parte del mondo delle PMI innovative).
    Alle persone che operano sul campo, alla gente colpita dalla tragedia, da dove proviene l’aiuto o quale piattaforma tecnologica si utilizzi non penso importi. Se un terremotato ha bisogno di una casa non credo che stia a vedere se questa è donata da un imprenditore o viene messa a disposizione dal Comune. Specialmente in questo momento dove il Paese avrebbe bisogno di coesione e di riutilizzo delle risorse e del rapporto pubblico-privato, così pare a molti ma non a Riccardo Luna (pres. Wikitalia) o a Elena Rapisardi (tra i promotori di CrisisCamp Italia)? E’ una domanda che debbo porre e vi debbo citare non perché ci sia nulla di personale ma proprio per il contrario. Nel momento che una persona assume un ruolo pubblico ed è riferimento per le Organizzazioni che ha creato e orienta il consenso delle persone che in buona fede vi partecipano, deve assumere la giusta responsabilità di ciò che fa o di ciò che non fa. Io che guido un’impresa debbo a mio volta proteggere il lavoro dei giovani da noi occupati, delle persone che quotidianamente operano con soldi privati ed hanno in questo un’opportunità per il loro futuro. In questo Paese è semplice criticare (o leccare) i politici o, come nel post precedente di Riccardo, criticare o trattare con incompetenza e superficialità coloro che hanno lavorato o prodotto a L’Aquila o in altre situazioni critiche. La generazione del consenso non è certamente una cosa su cui vi possiamo dare lezioni. Certo è che non siamo disposti a tacere o a ricevere lezioni di economia open. La cosa assurda è che, in questo momento di crisi, le imprese e la PA italiane stanno provando a collaborare (cioè unire le proprie risorse ed energie, mentre sembra che il Paese vada allo sfascio) e non si riesce a farlo con gli opinion leader della cosiddetta società civile. Domandatevi, domandiamoci perché e facciamo immediatamente una revisione.
    In questo momento a fronte della nostra offerta di utilizzare il progetto Uptu (che è molto di più di una tecnologia) per la Community resiliente, condividere il lavoro delle nostre persone, gli utenti, i contenuti, gli standard di riferimento che agevolino l’interscambio delle informazioni (cosa che per altro noi in parte già facciamo), c’è stata prima riservata indifferenza e poi ci è stato detto che il codice era proprietario (subito dopo siete ricorsi però NING anche se con l’attuale sottolineatura che solo sino a quando finirete di sviluppare qualcos’altro). Pensate che siano queste le cose che interessano ai cittadini, ai terremotati, ai volontari e alla società civile? Forse grazie anche all’impegno privato (anch’esso esangue) potremmo reggere meglio l’impatto della crisi, traendo risorse e sostenendo posti di lavoro utilizzando l’investimento di chi ha messo il proprio danaro a disposizione dell’economia e della collettività di questo Paese. In Italia non si può fare. Il dubbio è che queste sottigliezze, in questi momenti interessano solo a qualche integralista o talebano tecnocrate e a quelli che fanno politica con i soldi degli altri e usano impropriamente il consenso della cosiddetta società civile a sua insaputa (mix tra centralismo democratico e opportunismo liberale).
    Per quanto detto sopra lo spot pubblicitario fatto a Maiora Labs e DecoroUrbano, che si legge in questo articolo, è eloquente e non passa inosservato. Un’impresa vive se produce valore: questo credo valga anche per gli amici di Maiora Labs. In Uptu abbiamo investito nostre risorse, ci sono posti di lavoro e persone eticamente impegnate civilmente, anche se il progetto è finanziato da un imprenditore volontario che è ambizioso e lavora per portare un modello italiano di fuori dal nostro Paese: suggerirei a docenti e giornalisti di affacciarsi sul giardinetto, perché se non se ne fossero accorti, tra un po’ quel giardinetto rischia di non esserci più per nessuno.
    Come avete visto le critiche sono trasparenti e non strumentali, disponibili alla collaborazione.
    Auguri Italia. Alvise Rossano, responsabile Uptu Italia.

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