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Arles 2012: quel poco che c’era da vedere

16 luglio 2012

Dopo una lunga assenza ricomincio da queste note sui Rencontres di Arles.

Dunque Arles, come ogni anno, certo. Quest’anno però c’era da vedere poco e da
pensare molto, nonostante le 60 mostre che rimarranno fino al 23 settembre prossimo.
Per carità, andate a vedere con i vostri occhi e magari qualcuno riuscirà a farmi cambiare
idea. Poche mostre interessanti e soprattutto, nessuna suggestione sullo sviluppo del linguaggio fotografico. Un’edizione piatta che ha cercato nel passato la sua vitalità. Un’edizione dedicata alla scuola francese, come se non fossero già abbastanza francocentrici, i soliti francesi.

Dunque la scuola francese, quella dell’ENSP fondata nel 1982 da Lucien Clergue che nel
corso di questi trenta anni ha formato fotografi e curatori. Una scuola che ha avuto tra i
suoi masters i migliori talenti e i più interessanti critici. Ciononostante l’effetto delle mostre e l’affollamento dei talenti francesi, molti dei quali a me del tutto sconosciuti, non rendeva giustizia a quello che, a mio parere, rimane il festival più interessante e più piacevole per guardare e capire la fotografia.

La mostra migliore ?
Quella sulla moda. Pensata, studiata e dunque capace di offrire un punto di vista. Di questo c’è bisogno. Di opinioni, di punti di vista, di idee e di pensiero originale. Vedere per credere anche in questa piccola selezione. La mostra (Mannequin – le corps de la mode, Musée Galliera) merita un bel percorso solitario anche per chi, come me, non si occupa di moda.

Una mostra da rivedere ?
Quella di Josef Koudelka, GYPSIES, che, se non potete o volete
arrivare ad Arles, potete vedere alla Fondazione Forma, a Milano, fino al 16 settembre. Stesse fotografie e stesso formato ma la differenza c’è, eccome. Però vale la pena, perché nessun lavoro è stato quanto questo, capace di dare una lezione e un’impronta al fotogiornalismo. Una lezione eterna della capacità di narrare e della ferma e tenace attenzione alla costruzione del racconto. La visione della maquette artigianale e originale, prima dell’avvento di in design e delle peripezie di Photoshop è un esempio mirabile di profondità, costanza, dedizione e volontà.

Per fortuna l’emozione arriva con la bella istallazione di Sophie Calle. Parte del suo
ultimo lavoro BLIND, fotografie e video a camera fissa. Guardate con gli occhi di un cieco.
Provate ad immaginare il suono del mondo e non poterlo vedere. Nel buio della Chapelle
Saint-Martin-du-Méjan di Arles si deve stare, ascoltare, attendere, osservare e si esce con
qualcosa in più. Mistero dell’arte. La galleria che offre l’allestimento di
Arles è questa.

Il resto sono chiacchiere e poca fotografia. Molte birre che vanificano le diete e molti amici da incontrare nelle strade di Arles durante la Nuit de l’Année che offre le proiezioni di giornali e agenzie. Salvo rare eccezioni, entrambi sempre più lontani dalla fotografia che suscita emozioni e pensieri.

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  • http://finalmentedomenica.blogspot.com robiciattola

    io stavo pianificando di andarci a settembre.
    leggendo qui quasi ci ripenso, ma a me – forse – interesserebbe respirare un po’ di quella bell’aria di gente che sta lì per lo stesso motivo. è bello, quando si va ai festival, anche per questo.
    no?

  • seze

    ero pronta a leggere il classico resoconto post-festival, quello un po’ sentimentale che è spesso figlio dell’aver avuto l’occasione di incontrare tutti insieme amici e colleghi in un’occasione festosa, e invece… hai saputo stupirmi.
    Grazie per la lucidità, viene voglia di andare ad Arles per vedere se è così noioso come dici…

  • http://www.frassi.it pallmall

    che la fotografia sia morta?
    a me dispiace, faccio il fotografo da quando ho 18 anni.
    è ormai una faccenda antiquaria.
    si salva forse il reportage.
    ma tutto il resto è illustrazione.
    mi viene il mal di pancia ogni volta che riconosco, e accade in ogni foto che vedo, i pesantissimi interventi di PS.
    tutto troppo facile e banalizzato.
    peccato sono stati 150 anni molto belli.

  • neonatlas

    Amen.