Byoblu: i filtri e la censura

Ieri Google ha escluso dalla propria piattaforma pubblicitaria il blog di Claudio Messora, ex consulente comunicazione M5S. Lo stesso Messora, nel giro di pochissimo, ha accusato Google di censurare la libertà di parola su Internet con un video dal titolo molto sobrio: “Il giorno più pesante per l’informazione libera da dieci anni”.

Le bugie, specie quelle enormi e ben raccontate, viaggiano in rete molto velocemente. Sollevano l’interesse dei lettori in maniera maggiore rispetto a qualsiasi altro contenuto. Una simile dinamica di rete negli anni ha convogliato da quelle parti due gruppi di persone: i mistificatori, quelli che hanno interesse a sostenere un certo punto di vista al di là della logica e della verosimiglianza, ed i commercianti. Nel primo gruppo potremo comprendere un numero sempre crescente di comunicatori politici, nel secondo una schiera di operatori del web di ogni genere e livello.

Dall’unione di questi due interessi sono nati progetti di comunicazione digitale a metà fra l’iniziativa editoriale (quella che scambia informazione con denaro) e la propaganda politica (quella che scambia idee con consenso elettorale). Dentro meccanismi che possono essere più o meno bilanciati, in un senso o nell’altro, le balle generano in ogni caso traffico e opinione. Chi saprà coniugare bugie e informazione avrà in mano la gallina dalle uova d’oro.

Il blog di Messora è probabilmente assai meno di una gallinella, oppure forse non lo è per nulla, ma la struttura web di Casaleggio, per esempio, quella nata sul blog di Grillo e proseguita con la creazione di un network di siti collegati e profili social annessi, lo è molto di più e una certa quota aurea la produce sicuramente. Quella di Casaleggio fu, a suo tempo, un’intuizione molto precoce e acuta, una sinergia nella quale il marketing politico e la speculazione economica hanno avuto entrambi un ruolo molto chiaro e bilanciato. Non è un caso che oggi Beppe Grillo stesso scenda in campo a fianco di Messora per denunciare i gravissimi rischi alla libertà di rete che la decisione di Google comporta. Del resto un’analisi del contenuto del blog di Grillo nell’ultimo decennio metterebbe in luce talmente tante bufale, intenzionali e mai smentite, da renderlo, esso stesso, potenzialmente escludibile dal circuito pubblicitario di Google.

L’esclusione di Byoblu da Adsense potrà essere variamente discutibile ma non incide granché sulla libertà di espressione in rete. Messora o Grillo, Putin, Salvini o chiunque altro potrà continuare a scrivere amenità sulle proprie pagine web senza che nessuno abbia nulla da eccepire e senza che i propri affezionati lettori vengano tenuti lontani da simili preziose informazioni. E ci mancherebbe. Le bugie – se ci saranno – continueranno a viaggiare a velocità doppia rispetto alle notizie vere, non smetteranno d’incanto di raccogliere attenzione e consenti fra i meno svegli di noi. Rimarrà insomma tutto esattamente come prima: semplicemente da un simile meccanismo informativo non sarà più possibile estrarre denaro con l’attuale facilità (anche se già ora esistono circuiti pubblicitari alternativi ad Adsense che saranno ben contenti di accogliere nuovi clienti).

Il valore diffusivo delle bugie nel contesto digitale rimane intatto. Con la mossa di Google (e quelle che verosimilmente seguiranno da parte di grandi piattaforme di rete come Facebook) le balle diventano un po’ meno semplici da gestire, specie per gli imprenditori puri della menzogna che sono quelli meno noti che lavorano sottobanco. Questo accade semplicemente in relazione al ruolo di oligopolio che Google e Facebook ricoprono attualmente nella pubblicità online. Ma è importante sottolineare che differenziare le informazioni palesemente false da tutte le altre è una tipica battaglia tecnologica internet e non ha nulla a che fare con la censura. Non toglie informazioni, aggiunge strumenti per selezionarle. E se lo fa in maniera brusca e se talvolta sbaglia è solo perché è la sua natura essere brusca e continuare a sbagliare fino a quando le cose non funzioneranno meglio. È la stessa tecnologia che a un certo punto ha creato le blacklist che tutti i nostri programmi di posta elettronica utilizzano per lo spam, nulla di così politicamente pericoloso.

Un giorno, se tutto andrà bene, sorrideremo dei creatori di bufale sull’11 settembre o sullo sbarco dell’uomo sulla Luna esattamente come oggi sorridiamo per il principe somalo che intende depositare sul nostro conto qualche milione di dollari ma la cui mail giace sfortunatamente in una casella mai letta del nostro computer. Quel giorno, se tutto andrà bene, la tecnologia avrà allontanato da noi certi dubbi imprenditori Internet che volevano diventare ricchi sfruttando le nostre debolezze; lo stesso giorno, se tutto andrà altrettanto bene, la politica avrà capito che giocare sporco è forse inevitabile, ma che sarebbe meglio di no e che se si decide di farlo poi, ogni tanto, potrà capitare di pagarne le conseguenze.

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