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Robert Byrd e Pietro Taricone

30 giugno 2010

Ieri ho scritto per l’Unità a proposito della morte di Robert Byrd e poi mi sono ritrovato a leggere tutto il leggibile sulla morte di Pietro Taricone che, da quel che mi è dato di capire, sta accomunando in una tristezza diffusa molte delle persone attorno a me, non certo assidui spettatori di reality show.

La storia di Robert Byrd è da epopea americana, un orfano proveniente da uno stato povero che diventa il più longevo senatore USA. Una gioventù da razzista membro del Ku Klux Klan e una terza età – o quarta – da primo sostenitore di Obama. La storia di Byrd spiega, a un tempo, due cose fondamentali degli Stati Uniti: il loro individualismo e la loro consapevolezza di esser parte di una collettività che condivide onori e responsabilità. Byrd si è preso tutte le sue responsabilità, senza giustificazionismi, degli errori di gioventù. Allo stesso tempo, è chiaro che gli errori di una nazione, le sue pagine scure, sono necessariamente responsabilità comune, che non lascia spazio a recriminazioni. La chiarezza – e la fierezza – nel rivendicare le azioni individuali consentono anche prese di responsabilità collettive: senza capri espiatori, e senza alibi per nessuno. Si tratta della maturità di una democrazia, maturità che manca alla nostra.

La morte di Pietro Taricone naturalmente non c’entra niente con quella di Byrd, ma – similmente -  ci dice delle cose, e non credo di averle afferrate tutte. Banalmente, se ne va un personaggio noto, la cui celebrità ha coinciso con un momento di passaggio della nostra cultura pop, e dunque la sua immagine rimanda a momenti della vita di ognuno di noi. La commozione per la sua morte è quindi anche indulgenza malinconica nei confronti di se stessi e del tempo che passa. A me il primo grande fratello era piaciuto moltissimo, ed ero talmente irritato da quel che ne leggevo da essere spinto a scrivere il mio primo articolo per un giornale proprio a proposito di quella trasmissione, articolo pubblicato da Confronti, un mensile che si occupa soprattutto di teologia. Era una riflessione, certamente non imperdibile, sul potere creazionale della televisione, con cui cercavo di mettere su basi meno emotive l’insofferenza nei confronti dei sociologi da salotto che non riescono a vedere ad un palmo dai loro pregiudizi. Oggi, il contrasto che mi fa un po’ di rabbia è quello tra la vita di Byrd, lunga, maestosa e piena di cose significative, in una America che è sempre a disposizione dei suoi cittadini, e quella di Taricone, interrotta forse prima che potesse davvero esprimersi appieno, mentre gran parte delle sue energie erano concentrate nel difendersi, da marziano dotato di intelligenza e talento. Questa definizione l’ho ripresa dal bel ritratto di Christan Rocca. L’altra cosa significativa che ho letto è questo post di Leonardo dal titolo molto amaro. Dicono cose che spiegano in parte il significato e la ragione della commozione collettiva, certamente non comune, che mi sembra di avvertire.

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12 commenti

  1. pifo says:

    I contrasti tra le esperienze esistenziali del senatore Byrd e del povero Taricone creano dei “rabbiosi” dubbi metafisici che ci motivano a ridire cose gia’ dette e a dire cose dette meglio da altri!
    Ad averne di tempo materiale e di capacita’ fisiologica per produrle ed elaborarle tutte queste speculazioni, chi lo sa dove si spingerebbe l’audacia dei nostri pensieri critici e analitici. La durata della vita media pero’ e’ come il numero delle sinapsi: abbastanza esteso ma sostanzialmente limitato. Per questo motivo, credo, l’intellighenzia di questo paese, della quale il Prof. Simoni ritiene con diritto di far parte, dovrebbe a mio avviso (e come sostiene il Prof. Ferroni) imporsi una ecologia della comunicazione che punti alla conservazione del sistema di scambio delle idee e alla sostenibilita’ dei processi di sviluppo mentale, perche’ anche la comunicazione che gira a vuoto sui circuiti elettronici produce emissione, una emissione che genera una forma di ricchezza, anche materiale, in un punto della rete ma che surriscalda inutilmente le nostre limitate capacita’ di pensiero. Ecco, Prof. Simoni, io penso che lei, al pari di milioni di consumatori responsabili, potrebbe contruibuire a tenere bassa l’entropia mentale di questo paese scrivendo meno, meglio e quando e’ necessario, sfruttando ad esempio quelle che sono le sue competenze accademiche specifiche e che penso abbiano giustamente funzionato da propulsore mediatico e politico, piuttosto che limitarsi a compilare la bibliografia di altri.
    Della attuale situazione a Pomigliano, ad esempio, cosa racconta all’Unita’? Provenzano ha scritto un reportage intenso e coinvolgente su questo stesso sito, citando un suo pezzo e ponendole indirettamente una domanda. Passata la rabbia per le vicende contrapposte di Byrd e Taricone, pensa che le sara’ possibile rispondere?
    Con simpatia.

  2. umanesimo says:

    E nessuno che ricorda che Taricone faceva da padrino ai lanci di “Istinto Rapace” di Casa Pound e che in 3 mesi ci sono stati 3 morti all’Aviosuperficie di Terni (l’ipotesi è che ci si sfidasse a prove di “coraggio” durante i lanci).
    Tanto per capire che Byrd non c’entra niente con Taricone e Taricone a sua volta non c’entra (anzi c’entrava) un fico secco con la cultura pop. Piuttosto con una cultura machista e proto-fascista capace di travestirsi di un terzismo (Taricone che va a sentire la conferenza su Bombacci) evidentemente molto apprezzato al giorno d’oggi in area piddina. Tristezza.

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