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Signori, il Buondì e l’arbitro

9 giugno 2011

Per colpa di Beppe Signori a nove anni stavo per diventare laziale. Poi sono rimasto interista continuando a trovarlo simpatico. Anche in questi giorni non riuscivo ad indignarmi più di tanto. Volevo, vi giuro. Ma non ci riuscivo. Mentre tutti si accanivano contro di lui io ero distratto come un coniglio davanti ai fari della macchina da un dettaglio ripescato dai giornali: la famosa scommessa del Buondì. Ecco come viene raccontata su la Stampa:

“L’estate seguente, durante il noioso ritiro di Sestola, lieve Appennino modenese, brevettò la famosa scommessa del Buondì Motta: mangiarselo, senza acqua o iniezioni di marmellata, entro trenta passi. «Non c’è proprio verso di riuscirci». Nell’occasione, contro i temerari sfidanti ci metteva sopra un milione di lire.”

Io non so voi. Ma non mi sembrava una cosa impossibile. Trenta passi, se fatti a ritmo blando, sono quasi trenta secondi. Era sera, era Roma, e in breve ho contagiato i miei amici con la scommessa del Buondì. Nessuno di noi ha puntato un milione, ma qualche euro era d’obbligo.

Restava il problema di trovare dei buondì “senza iniezioni di marmellata” nella notte romana. I fruttaioli indiani erano già chiusi e i tentativi di derogare con un cornetto sono stati stroncati sul nascere.

All’improvviso mi sale alla mente l’ultima moda del commercio al dettaglio: i supermercati automatici del centro. Ero certo di averne visto uno dalle parti di largo Argentina.

Dopo breve trasbordo siamo lì, davanti alla sparuta fila di prodotti dell’automatico. Del Buondì non c’è traccia ma, magra consolazione, una lunga fila di kinder brios ci guarda dall’altra parte del vetro. Decidiamo che un Kinder Brios vale mezzo Buondì e che quindi, per poter omologare la scommessa, i passi sarebbero dovuti scendere a 15.

Mi preparo, prendo un lungo respiro e seguito da una schiera di severi arbitri inizio a ingozzarmi e camminare.

Beppe Signori, da principe del totonero, ha effettivamente perfezionato una scommessa diabolica.

Ho perso rovinosamente. Anche arrivando a 30 passi non ci sono andato nemmeno vicino. Non provateci, è davvero impossibile. Il fatto è che tutti abbiamo in mente le merendine ripiene, con quelle è facile. Ma se il ripieno non c’è la merenda fa una specie di effetto spugna. Insomma, un disastro.

Beppe Signori e il suo sorriso buono alla fine mi hanno fregato. Vedi ad essere lombrosiani.

Tutto questo per introdurre il diversamente lungo più in tema che si poteva. Si chiama l’Arbitro e racconta la piccola storia di un altro sfigato del calcio: un giovane direttore di gara trasferito nelle sottocategorie sarde per essersi venduto una partita. Poi succede, davvero, di tutto.

Può non piacere, ma ha vinto il David per il miglior Cortometraggio nel 2009.

L’arbitro from Gennargenni SB on Vimeo.

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  • http://www.facebook.com/group.php?gid=35692404131 puzzailsignorvincenzo

    Il professore esimio Vincenzo Puzza giammaie si sognò di accettare tale scommessa, in quanto da sempre gradisce solamente la versione di Buondì Motta ricoperta di cioccolato et puranchesso di granelli di zucchero.

  • piti

    Era una scommessa che girava già da un sacco di tempo, anch’io, giovane ingenuo ginnasiale, accettai la sfida (dai compagni della sfida direi che fosse il ’76) e la persi miseramente. Nemmeno con una betoniera al posto della bocca si può macinare un Buondì in così poco tempo.

  • Pingback: Mashiro's blog - Signori, il Buondì e l’arbitro | Ludovico Bessegato

  • vsgaudio

    I 30 PASSI SENZA MARMELLATA PER ATTACCARSI ALLA MADRE

    La scommessa del Buondì Motta e dei 30 passi, senza marmellata, la dice lunga sulla sado-oralità del nostro bomber.
    Dovremmo essere dentro la pulsione “m” di Leopold Szondi[Cfr.: “Introduzione all’analisi del destino”, trad.it. Astrolabio,Roma 1975], quella che come tendenza ad abbarbicarsi all’oggetto antico non è che appesa al fattore dell’aggrapparsi (e dello staccarsi), che, poi, infine, se vai a vedere, quando non è patologica o coattiva, funziona con la pulsione di contatto, la pulsione sociale, che, non lo si può negare, ci sta tutta ed è altamente espressiva in un attaccante di razza. Ora, mi sarebbe piaciuto fare un po’ di retorica tra la marmellata, che non c’è, il Buondì e i 30 passi, perché un po’ sei attorno all’oralità di una ricetta immorale e un po’ dentro il passo del centravanti, insomma ci fosse stato Manuel Vázquez Montalbán avremmo potuto aspettarci una elongazione de “Il centravanti è stato assassinato verso sera”, una sorta di thriller sul ludus orale del bomber, tipo “Il fuorigioco in 30 passi del centravanti al crepuscolo”. Ma non c’è voglia, voglio solo far notare che al III livello di manifestazione del fattore pulsionale “m”, Szondi mette, nell’oralità, il mangiare, il bere, il fumare, la prolissità; al IV livello, come socializzazione del carattere, il bisogno di attaccarsi confina con la tendenza ai capricci e la paura di perdere l’oggetto, fino al legame irreale col mondo esterno; come socializzazione in una professione, c’è il banchiere, il commercialista, l’operatore di borsa e altre figure assimilate, il cuoco, il barista, il pasticciere, il dentista, ma anche il filmmaker(si spiega per questo comune IV livello la simpatia di Bessegato per Signori?E io allora non lo trovavo simpatico?Ma si noti come il nostro blogger filmmaker gli renda speculare addirittura un film; fosse stato un musicista, essendo il musicista, degli strumenti a fiato, un’altra socializzazione professionale della pulsione “m”, si può essere certi che avrebbe illustrato il suo “amor” deluso con una esibizione musicale?) ; al VI livello, quello della sintomatologia o patologia che sia, abbiamo pseudomania, ipomania, abuso di fiducia, truffa…
    Vorrei chiudere con Vázquez Montalbán: “Ogni mare ha la sua marmellata”[“Ricette immorali”, trad.it. Feltrinelli 1995:pag.147]. Senza marmellata, 30 passi, 1 milione, il mare non c’è, e se non c’è il mare, il livello filogenetico, il I, che è l’attaccarsi alla madre, si è tutto prosciugato, ha un effetto spugna.

  • plato

    certe immagini ti trascinano dentro senza darti un motivo immediato, la pecora crocifissa è stata una di queste immagini. corto da vedere e rivedere. davvero bello (fa ridere e no, lascia quella nota riflessiva nella chiusa)

  • vsgaudio

    Mi permetta, Bessegato, una postilla: a volte, dai commenti non si evince quanto sia ben fatto e apprezzato il pezzo postato dal blogger; forse, senza il suo manufatto, non mi sarei messo sotto a vergare “I 30 passi senza marmellata…” in un pomeriggio così uggioso e pesante, sferzato dal libeccio, me ne sarei andato probabilmente in giro a fare il flâner o a falciare l’erba tra gli ulivi e i fichi. E scommettiamo, quanto? 1 milione? , che in 3 ore avrei falciato almeno 30 metri quadri di erba?

  • johngradycole

    Ma veramente? Cioè, non si può proprio? Naaaa.
    Comunque uno che punta un milione di euro, pur guadagnato con tutto il più sacrosanto lavoro del mondo, su una cosa del genere, a me fa un po’ impressione.

  • piti

    Erano lire, johngrady…