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Remo, il Santo che non c’è (e si vede)

17 febbraio 2012

San Remo, equivoco.

Come forse si sarà capito, quest’anno più di altri, invocare San Remo è perfettamente inutile perché il santo in questione non esiste. Questo a dire il vero potrebbe darsi per tantissimi altri santi del calendario, ma Remo in un qualche modo esiste ancora meno di loro: non esiste neanche sotto forma di leggenda, proprio non c’è. E dire che in fondo il nome non è neanche così strano, alla Chiesa cattolica ne risultano di ben più originali: per restare a oggi 17 febbraio per esempio si festeggiano tra gli altri San Bonoso, Sant’Evermodo (quello di Ratzenburg), San Finan e San Fintan (uno scozzese l’altro irlandese), San Yu Ching-nyul, oltre che ovviamente San Mesrop d’Armenia: ma un San Remo no, in 366 giorni un Santo che si chiami Remo non compare mai. La cosa sarebbe curiosa anche se il non-Santo in questione non avesse dato il nome a un popoloso comune, a una classica del ciclismo e a un festival della canzone che magari avrebbe bisogno di patroni riconducibili alla sfera dell’esistenza.

A proposito, se San Remo non esiste, chi è il patrono di Sanremo? Ovvio: San Romolo, già vescovo di Genova intorno al V secolo. “Rœmu” sarebbe infatti la contrazione dialettale del nome Romolo. Qualcosa comunque non torna: il San Rœmu venerato dai sanremaschi (che sarebbero i sanremesi insediati da più generazioni) è un eremita che riceveva il pubblico presso una grotta sopra la città, in quella che oggi è la frazione di San Romolo. Dal canto loro i genovesi riconoscono che il loro vescovo sarebbe potuto morire davvero a Villa Matutiæ, come si chiamava allora Sanremo, visto che nel X secolo organizzarono la traslazione delle reliquie vie mare (erano i tempi delle scorrerie saracene). Il santo avrebbe vissuto e officiato a Genova, ma sarebbe venuto a mancare a Sanremo durante una visita apostolica: una prassi che però nell’alto medioevo non esisteva ancora, i vescovi restavano per lo più presso la loro sede. Insomma, magari i Romoli erano due, uno vescovo a Genova e uno eremita a San Romolo frazione di Sanremo: quest’ultimo poi magari neppure si chiamava Romolo; “Remo” potrebbe anche essere la contrazione di “eremo”: non lo sapremo mai. Di sicuro c’è solo che nessun Remo è stato canonizzato – per ora – dalla Chiesa cattolica.

I sanremesi hanno preso spunto dalla situazione per tentare qualcosa che in Italia nessun altro ha provato a fare in età moderna: la secolarizzazione del nome, da San Remo a Sanremo. Ormai ce l’hanno fatta, ma non è stata così semplice… (continua)

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15 commenti

  1. Gianluigi says:

    E quindi tutta quella polemica al festival dove partecipò il trio Marchesini-Lopez-Solenghi, con la scenetta con San Remo, per aver offeso un santo, era la solita scemata sanremese?

  2. ferrangelo says:

    Tra i toponimi con santi inesistenti segnalo “Sant’Angelo in Formis”, frazione di Capua e sede di una bellissima abbazia benedettina dedicata a San Michele Arcangelo. Proprio San Michele Arcangelo nel corso del tempo si sarebbe contratto in “Sant’Angelo”

  3. skeight says:

    BeatoPorco, hai completamente ragione.

  4. leonardoT says:

    San Severo è il primo comune italiano per popolazione a cominciare con San+spazio, mentre Sanremo è il primo a cominciare con “San” è basta (e per me resterà sempre la Cafograd di Pazienza).

  5. alemanezinho says:

    Beh, quanto a santi “inventati” a Firenze c’è San Firenze. Che deriva da San Fiorenzo.

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