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San Placebo e i suoi eredi

3 febbraio 2012

3 febbraio – San Biagio martire (316?), patrono della gola.

Via www.blogzero.it

Alcuni Santi sono l’equivalente medievale dei rimedi omeopatici: emicrania? Invoca Sant’Acacio. Problemi intestinali? Sant’Erasmo da Formia. Infezioni cutanee? Un mio amico ha provato San Giorgio e si è trovato bene. Probabilmente non funzionavano, ma se è per questo nemmeno l’oscillococco, che – per inciso – è la versione costosa e postmoderna della cara vecchia acqua benedetta. Per dire, a me sta bene che arrestino i medici che curano con l’acqua di Lourdes: un po’ meno che restino in libertà tutti quelli che curano con l’acqua e basta. E sono tanti. Magari ci prova anche il vostro medico di base, mentre siete distratti.

Parliamo dei taumaturghi. In molti casi – specie quando si parla di personaggi storici, diciamo dal Quattrocento in poi – è facile riconoscere la traiettoria dei ciarlatani a cui scappa di mano la situazione. Non sono necessariamente cattive persone: magari si sono trovati davanti a un caso disperato e hanno scoperto la potenza dell’effetto placebo. Poi la gente esagera e dopo un po’ ti ritrovi la fila davanti alla porta, tutti pronti a cadere in estasi e a simulare prodigiose guarigioni appena li sfiori, finché non arriva l’Inquisizione e ti ritrovi nei guai, ma tu alla fine volevi soltanto aiutare. Comunque con l’Inquisizione di solito ci si può mettere d’accordo, basta intestare al Papa il lazzaretto o l’ospedale che stavi mettendo in piedi con le donazioni, e magari nel giro di trent’anni ti mettono anche sul calendario con l’aureola e tutto quanto – mica male per un signor placebo.

In altri casi viene il sospetto che il taumaturgo sia semplicemente una persona che ha capito due o tre cose in anticipo di due o tre secoli: prima di sgravare una partoriente è meglio lavarsi le mani, le ferite è meglio pulirle prima di fasciarle, i bubboni si incidono, eccetera. La storia della medicina è uno degli aspetti più imbarazzanti del genere umano: duemila anni fa avevamo già una filosofia sofisticata, una matematica raffinata, un’ingegneria sublime – e ci curavamo coi talismani. Alla fine bastava davvero saperne un po’ di più di nulla per diventare guaritori. Prendi San Martino de Porres: al netto di tutti i miracoli, le bilocazioni ecc., nulla vieta di pensare che fosse davvero un buon infermiere, in un contesto dove la gente che faceva entrare in ospedale – gli indios, i mulatti – posavano per la prima volta la schiena su un letto vero. Non c’è da stupirsi che si sentissero subito un po’ meglio.

Per dire, San Biagio di Sebaste è diventato famoso per aver estratto una lisca di pesce da un bambino. Tutto lì, gli altri miracoli sono tutti postumi. Un banale caso da Pronto Soccorso, ma non li avrebbero inventati per altri milleseicento anni, e così insomma se il tuo bambino si ritrovavi una lisca conficcata nell’epiglottide l’unico a cui veniva in mente di portarlo era il vescovo. Magari era l’unico ad avere la mano abbastanza ferma; magari aveva quel po’ di carisma sufficiente a calmare il bambino e tenerlo fermo mentre il prelato gli ficcava due dita in gola. Magari Biagio passava il tempo a risolvere problemi del genere e ormai aveva acquisito la prontezza di riflessi e la fermezza di nervi necessarie. Sia come sia: è l’unica cosa che sappiamo di lui. Persino la sua data di martirio non ci torna, tre anni dopo l’editto di Milano che sanciva la libertà di culto. Per quanto potessero arrivare in ritardo le notizie nella lontana Armenia, non ha molto senso. Ma i cronisti erano forse gli unici studiosi meno seri dei medici, in quel tempo.

(Detto questo, avendo una gola fragile io eviterei per San Biagio martire di entrare in una chiesa piena di malati alla gola e mettermi in fila per ricevere la benedizione alla gola, mediante l’applicazione alla gola di due candele messe in croce – due candele che hanno già toccato altre centinaia di potenziali malati alla gola. Ecco, da questo punto di vista sì, l’oscillococco ha meno controindicazioni).

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  • cachorroquente

    P.S. digitando “omeopatia unione europea” a me viene fuori questa cosa:

    “La direttiva 2005/29/CE stabilisce in modo inequivocabile che ogni dichiarazione sul trattamento o sulla cura di una qualche malattia o difetto dello sviluppo è considerata pratica disonesta e ingannevole, a meno che il dato prodotto non sia registrato come farmaco; tuttavia, le autorità farmaceutiche nazionali e dell’Unione hanno ricevuto materiali che dimostrano a sufficienza la loro efficacia, nonché le altre azioni descritte, e come tali sono stati approvati anche dalle autorità.

    Nel 1992, nell’ambito della sicurezza contro le false dichiarazioni o azioni dei prodotti, il Parlamento europeo ha stabilito un’eccezione molto controversa. La direttiva europea 92/73/CEE ha abrogato il requisito di provata efficacia per specifiche categorie di prodotti: i farmaci omeopatici e i prodotti medicali.”

    Siamo in una botte di ferro!

  • fausto57

    @cachorroquente
    Complimenti per la tua laurea in medicina.
    Suppongo sia più o meno equipollente a quella delle decine di medici che, all’interno delle ASL del sistema sanitario nazionale, esercitano l’omeopatia.
    Oppure tu sei più laureato di loro?
    Pare inoltre che in alcune università siano già in essere seminari di formazione sull’omeopatia e che in alcuni paesi dell’unione europea l’omeopatia sia riconosciuta dalla sanità pubblica.
    E’ un intero mondo di stregoni che avanza!
    Che sulla questione ci sia una discussione molto forte e accesa è assolutamente evidente, ma, appunto, il semplice fatto che ciò accada con laureati dall’una e dall’altra parte, testimonia a mio avviso della assoluta superficialità del post di Tondelli.

  • pifo

    Il post di Tondelli e’ “superficiale” a prescindere dalle posizioni espresse sulla omeopatia: giudica imbarazzante la storia della medicina in quanto “sorella sfigata” di matematica, ingegneria e filosofia!

  • leonardoT

    Pifo, invece di darmi del lei, prova a usarmi un po’ di cortesia. Non mi sembra così controverso affermare che la distanza tra la medicina antica e la moderna non è paragonabile a quella di altre scienze. Non guardare i casi di eccellenza, guarda i parametri base: mortalità infantile, aspettativa di vita alla nascita, eccetera. Esistono farmaci di uso comune che sono stati messi in commercio prima del secolo scorso? Se pensi a quando abbiamo iniziato a progettare palazzi di tre piani e quando abbiamo capito che le ostetriche devono lavarsi le mani, ecco, la
    cosa è imbarazzante.

    Fausto, hai ragione, nel senso che c’è un intero mondo di stregoni che avanza. Cioè, in realtà non avanza nemmeno, sono più o meno sempre lì: una volta erano maghi e taumaturghi, adesso si chiamano medici omeopatici, ma è solo una questione linguistica (quello che tu chiami rimedio omeopatico io lo chiamo acqua e zucchero, ma non stiamo discutendo di sostanza: su quella siamo d’accordo: è acqua e zucchero).

  • pifo

    No, non e’ controverso infatti, e’ superficiale!
    Oppure legga “neanche sbagliato”, per quanto e’ grossolano, se vuole.

    Lavarsi le mani?
    Lo compresero i Romani e per farlo bene si misero a costruire le terme.
    Cosa fecero prima? Boh! E’ cosi importante?

    Farmaci messi in commercio prima del XX secolo?
    Dipende quali intende. Non so se per quelli Egizi di Imhotep (~ 2500 a.C) fosse necessaria la ricetta.

    Saluti.

  • leonardoT

    Certo che è superficiale, cosa ti aspettavi? Un trattato di farmacopea tremila caratteri?
    http://it.wikipedia.org/wiki/Febbre_puerperale#La_soluzione_di_Semmelweis

  • pifo

    Mah! Poi pretendiamo la cortesia!

    No, non mi aspettavo un trattato di farmacopea ma un pochino di rigore intellettuale in piu´.
    Le nostre “verbosita´`hanno bisogno di sofisticati giochi retorici per sviluppare portanza, pienamente d´accordo. Devono creare turbolenza sotto le ali per sostenersi e lei ha pensato di farlo affidandosi prima a informazioni erronee e poi a giudizi (“imbarazzante”) dalla dubbia pertinenza quando si parla di progresso del pensiero.
    La sua tesi secondaria (chiamolo sub-plot), in fondo anche condivisibile, e´ che la intensa religiositá di alcuni secoli abbia giocato un ruolo nel determinare il ritardo che la scienza medica mostrava rispetto ad altre discipline o forse ne era un riflesso. Poteva dimostrarlo, e probabilmente ci sarebbe riuscito, con uno sforzo intellettuale in piu´ e meno superficiali artifici retorici. Tutto qua!

    Pensavo ieri sera alla distanza temporale che separa l´ideazione dell´alfabeto e l´invenzione della stampa a carattere mobili: almeno 3000 anni! E mi dicevo: “Davvero imbarazzante, ma erano tutti subnormali questi europei? Lo racconto a Tondelli, chi sa, magari ci ricama sopra la storia di qualche santo.”

    Passo e chiudo.

  • BeatoPorco

    il mio disadattamento cresce.

    arrivo a capire che uno possa inalberarsi perché hanno offeso il suo dio clemente e/o misericordioso.
    ma ergersi a difesa dell’acqua frullata, davvero, non ci arrivo…

  • lomion

    Provo a spezzare una lancia in favore dell’omeopatia.
    La mia tesi si basa su di una mia convinzione: la maggior parte delle assunzioni di farmaci (specialmente dei sintomatici) sono inutili e i farmaci stessi vengono usati principalmente come effetti placebo.
    E’ diverso dal dire che la maggior parte dei farmaci sono inutili: sto affermando che molte volte vengono presi a spoposito, in situazioni in cui non servirebbero, perchè quando stiamo male cerchiamo sempre la “pillola miracolosa” che ci faccia guarire, anche quando magari l’unica cura è aspettare che passi.
    Un esempio: la tachipirina. Conosco diverse persone che, al primo sintomo di influenza, la prendevano al posto delle caramelle per la tosse. Questo secondo me è un uso eccessivo: è un sintomatico (analgesico e antipiretico); può servire ad abbassare la febbre e immagino sia estremamente utile in casi di febbre molto alta, se ci sono rischi di danni permamenti, ma con 38???. Anzi, a dirla tutta la febbre è una risposta immunitaria contro i virus quindi, pur lenendo i sintomi, si interferisce (anche se immagino in maniera minima) con le difese immunitarie.
    Ecco che entra in gioco l’omeopatia: al posto della tachipirina, si prende comodamente l’Arnica, si beneficia dell’effetto placebo senza gli spiacevoli effetti collaterali legati all’assunzione di una sostanza chimica. Una nota sul costo: io ricordo che una ricerca aveva mostrato come un placebo con un costo maggiore (entro limiti ragionevoli) tende ad essere più efficace di uno con un costo minore. Le “pillole magiche” a buon mercato sono chiaramente delle ciofeche.
    Potrei continuare con altri esempi (personalmente ho sempre pensato che ci sia un consumo eccessivo di Aulin, fra l’altro), ma penso che il punto sia chiaro.
    Certo, si potrebbe poi discutere sullo “scopo” della terapia medica (se debba essere guarire il paziente più rapidamente o se debba rendere il decorso meno sgradevole possibile, ecc…): limitando però il discorso alle malattie più lievi (influenza, allergie stagionali, tosse, ecc…) la differenza non sia così grande.
    Non picchiatemi.