San Placebo e i suoi eredi

3 febbraio – San Biagio martire (316?), patrono della gola.

Via www.blogzero.it

Alcuni Santi sono l’equivalente medievale dei rimedi omeopatici: emicrania? Invoca Sant’Acacio. Problemi intestinali? Sant’Erasmo da Formia. Infezioni cutanee? Un mio amico ha provato San Giorgio e si è trovato bene. Probabilmente non funzionavano, ma se è per questo nemmeno l’oscillococco, che – per inciso – è la versione costosa e postmoderna della cara vecchia acqua benedetta. Per dire, a me sta bene che arrestino i medici che curano con l’acqua di Lourdes: un po’ meno che restino in libertà tutti quelli che curano con l’acqua e basta. E sono tanti. Magari ci prova anche il vostro medico di base, mentre siete distratti.

Parliamo dei taumaturghi. In molti casi – specie quando si parla di personaggi storici, diciamo dal Quattrocento in poi – è facile riconoscere la traiettoria dei ciarlatani a cui scappa di mano la situazione. Non sono necessariamente cattive persone: magari si sono trovati davanti a un caso disperato e hanno scoperto la potenza dell’effetto placebo. Poi la gente esagera e dopo un po’ ti ritrovi la fila davanti alla porta, tutti pronti a cadere in estasi e a simulare prodigiose guarigioni appena li sfiori, finché non arriva l’Inquisizione e ti ritrovi nei guai, ma tu alla fine volevi soltanto aiutare. Comunque con l’Inquisizione di solito ci si può mettere d’accordo, basta intestare al Papa il lazzaretto o l’ospedale che stavi mettendo in piedi con le donazioni, e magari nel giro di trent’anni ti mettono anche sul calendario con l’aureola e tutto quanto – mica male per un signor placebo.

In altri casi viene il sospetto che il taumaturgo sia semplicemente una persona che ha capito due o tre cose in anticipo di due o tre secoli: prima di sgravare una partoriente è meglio lavarsi le mani, le ferite è meglio pulirle prima di fasciarle, i bubboni si incidono, eccetera. La storia della medicina è uno degli aspetti più imbarazzanti del genere umano: duemila anni fa avevamo già una filosofia sofisticata, una matematica raffinata, un’ingegneria sublime – e ci curavamo coi talismani. Alla fine bastava davvero saperne un po’ di più di nulla per diventare guaritori. Prendi San Martino de Porres: al netto di tutti i miracoli, le bilocazioni ecc., nulla vieta di pensare che fosse davvero un buon infermiere, in un contesto dove la gente che faceva entrare in ospedale – gli indios, i mulatti – posavano per la prima volta la schiena su un letto vero. Non c’è da stupirsi che si sentissero subito un po’ meglio.

Per dire, San Biagio di Sebaste è diventato famoso per aver estratto una lisca di pesce da un bambino. Tutto lì, gli altri miracoli sono tutti postumi. Un banale caso da Pronto Soccorso, ma non li avrebbero inventati per altri milleseicento anni, e così insomma se il tuo bambino si ritrovavi una lisca conficcata nell’epiglottide l’unico a cui veniva in mente di portarlo era il vescovo. Magari era l’unico ad avere la mano abbastanza ferma; magari aveva quel po’ di carisma sufficiente a calmare il bambino e tenerlo fermo mentre il prelato gli ficcava due dita in gola. Magari Biagio passava il tempo a risolvere problemi del genere e ormai aveva acquisito la prontezza di riflessi e la fermezza di nervi necessarie. Sia come sia: è l’unica cosa che sappiamo di lui. Persino la sua data di martirio non ci torna, tre anni dopo l’editto di Milano che sanciva la libertà di culto. Per quanto potessero arrivare in ritardo le notizie nella lontana Armenia, non ha molto senso. Ma i cronisti erano forse gli unici studiosi meno seri dei medici, in quel tempo.

(Detto questo, avendo una gola fragile io eviterei per San Biagio martire di entrare in una chiesa piena di malati alla gola e mettermi in fila per ricevere la benedizione alla gola, mediante l’applicazione alla gola di due candele messe in croce – due candele che hanno già toccato altre centinaia di potenziali malati alla gola. Ecco, da questo punto di vista sì, l’oscillococco ha meno controindicazioni).