Il Post
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Il patrono del Post

18 ottobre 2011

18 ottobre – San Luca Evangelista (1-84 ca.)
Credo che sia ormai evidente a tutti come la missione di questo blog sia portare la luce della fede in quel covo di razionalisti e laici esasperati che è il Post. Non è certo un disegno che un mortale possa portare a termine senza qualche aiuto altolocato, ed è per questo motivo che, sin dall’inizio, ho deciso di scegliere tra i Santi del paradiso il protettore del Post; non credo infatti che in redazione nessuno ci abbia ancora pensato. Dopo una lunga riflessione ho quindi risolto di nominare San Luca Evangelista, diciotto ottobre. C’è bisogno di spiegare il perché?

Per prima cosa, è il patrono del direttore, quindi un’occhiata da questa parte la buttava comunque. Ma c’è naturalmente molto di più. Di tutti gli autori del Nuovo Testamento, Luca è quello che più può rassomigliare a un moderno giornalista. Benché la sua inchiesta su Gesù sia probabilmente la meno lacunosa, Luca è l’unico evangelista ad ammettere di avere lavorato su fonti già scritte, tra le quali probabilmente il Vangelo di Marco e un’altra raccolta di detti di Gesù che è andata perduta (in realtà le cose sono probabilmente più complicate: ne parliamo un’altra volta). Questo materiale, Luca lo rielabora da buon cronista, in ordine cronologico, cercando di risolvere alcune incongruenze e forse eliminando alcuni dettagli familiari agli ebrei (le impurità rituali), che avrebbero lasciati perplessi i lettori non circoncisi a cui Luca (lui stesso forse non ebreo) si rivolgeva. Nato magari ad Antiochia, Siria (oggi Turchia), una delle tre metropoli del mediterraneo antico, Luca era uno dei più stretti collaboratori di Paolo di Tarso, il principale artefice dell’esportazione del cristianesimo fuori dal mondo ebraico. Il Vangelo secondo lui è soltanto la prima parte della sua opera, che prosegue direttamente dopo il racconto della resurrezione, con gli Atti degli Apostoli. In mezzo ai due libri la tradizione ha piazzato il Vangelo di Giovanni, il libro con più pretese filosofiche e letterarie di tutto il Nuovo Testamento, conficcato come un enigmatico cuneo nella prosa limpida e serena di Luca. Nella seconda parte degli Atti, quella che ha come protagonista San Paolo, Luca comincia a usare il “noi”, segno che dei viaggi di Paolo l’evangelista è testimone oculare: ed è l’unico indizio che ha fatto pensare a Luca, perché in realtà l’autore dei due libri non si firma; da buon giornalista, dopo una prefazione di tre righe scompare dietro ai fatti che racconta. Non sappiamo nemmeno che fine abbia fatto: gli Atti s’interrompono abbastanza bruscamente mentre Paolo è agli arresti a Roma in attesa di giudizio. Luca è con lui? La tradizione lo vuole sopravvissuto in Beozia, fino all’età di 84 anni. Ma è possibile che un cronista appassionato come lui interrompa un reportage così, di punto in bianco?

Da buon giornalista, Luca prende le sue cantonate. Quando lo Spirito Santo finalmente illumina gli apostoli, da spiccio pescatore qual era San Pietro si ritrova improvvisamente in grado di tenere un discorso davanti a una folla di migliaia di persone, tremila delle quali si convertiranno alla neonata religione seduta stante (At 2,41). E va bene che a Gerusalemme c’era festa ed era venuta gente un po’ da ogni dove, ma tremila sembra un dato davvero esagerato, per quei tempi senza microfoni. Potrebbe essere la prima volta che un giornalista gonfia i numeri di un’adunata di piazza. (Continua…)

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  • geforce555

    Molto rilassante leggere di argomenti così diversi dal solito, sopratutto trattati da persone non troppo estremiste, in entrambi i sensi; continua così.
    p.s. Anch’io sono un agnostico convinto ma non per questo disprezzo i valori che la chiesa e la sua storia trasmettono.

  • maxavi

    grazie del consiglio, brucekduke. se permetti ricambio: Harold Leidner: “The Fabrication of the Christ Myth.” (2000) ISBN 0-9677901-0-7. Molto interessante e documentato, se ti interessi di storia ti piacerà.

  • passante

    Sì, ti ho confuso con quello che si tira la barbetta, era in tv l’altra sera mi pare, e anche lui sfruttava il meccanismo che riempie di gratitudine i cretini, ovvero la maggioranza, di fronte a qualcuno che nobilita il peggio, esalta l’infimo, sdogana il vietato, dà scandalo. La tradizione dei giullari, del re nudo, di bertoldo cacasenno, l’idea che la cultura sia tutta una montatura, la religione oppio. Tu con il tuo orgoglio per foto porno amatoriali se un picolissimo ingranaggio di quello che alcuni rinchiodono nel berlusconismo, quando che invece riguarda l’intera società italiana, dove i genitori vanno a menare professori spesso incapaci, i pazienti fanno causa a medici spesso incapaci, e con la scusa della ri-voluzione/ri-costruzione ecco i cretini salire in cattedra, con folle eccitate in attesa che cali la ghigliottina, si stringa il nodo della forca, prenda fuoco la strega sul rogo, ma tutto questo dopo i consigli per gli acquisti, non cambiate canale.

  • https://profiles.google.com/raffel.ibba/ab raffibb

    Assolutamente delizioso.
    Caro signor Leonardo,
    mi piace assai come lavora con i santi … forse significa che lavora altrettanto bene con i fanti … (forse … bisogna leggere).
    Ho anche l’impressione che il mio Re sia in regola con lei, pure se lei non sei in regola con i sacramenti … ma il mio Re è un irregolare … (e lo è da un sacco di tempo) …
    ciao
    r

  • lucagras

    @maxavi: ognuno è libero di pensarla come vuole, e troverà sempre qualcuno che la pensa come lui; ma l’idea che il racconto dei vangeli sia semplicemente un mito privo di alcun fondamento storico è larghissimamente minoritaria in tutta la storiografia, non solo in quella cristiana (sempre che esista una “storiografia cristiana).
    Non capisco perché, per alcuni, per non credere in Cristo sia necessario pensare che non ci sia niente di vero in quello che i vangeli raccontano. Io non sono buddista ma non ho nessun bisogno di pensare che Buddha non sia mai esistito.
    Che poi, nella ricerca storica, i vangeli vadano usati come fonti storiche, in modo non confessionale, è una banalità tanto grande che non andrebbe neanche detta, eppure va detta in questi tempi di contrapposti esasperati fideismi di matrice religiosa o atea.

  • maxavi

    Lucagras, per quello che importa, non credo che non ci sia niente di vero nei vangeli, credo ci sia poco di vero e ritengo che non siano vere, in particolare, le parti su cui si basa il mito di Cristo e, chiaramente, non sono l’unico ad avere questa opinione. Quanto alla storiografia maggioritaria o minoritaria, per quanto questo sia un argomento che lascia il tempo che trova (Ibsen diceva: “The majority is always wrong; the minority is rarely right”), consiglio comunque di controllare meglio

  • lucagras

    Maxavi: Ibsen aveva ragione, sta di fatto che il consenso della comunità scientifica (anche in una scienza tutta particolare come la storiografia) mi sembra praticamente l’unico criterio plausibile per un profano.
    Mi interesserebbe approfondire, per esempio non capisco la tua posizione sulle coordinate di massima desumibili dai Vangeli sulla vicenda di Gesù di Nazaret: morto crocifisso attorno al 30 a Gerusalemme dopo aver raccolto un qualche seguito popolare come predicatore errante. Presupporre che questi dati siano completamente fantastici mi sembra richieda più fatica che gusto. Poi so bene che c’è chi lo ha autorevolmente sostenuto e chi lo sostiene ancora.

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