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Perché è giusto vietare il burqa

15 luglio 2010

Per alcuni mesi ho abitato a Londra dalle parti di Marble Arch, una zona molto abitata da persone – spesso molto facoltose – di origine mediorientale e camminando per Oxford Street mi sono imbattuto migliaia di volte in donne completamente coperte dal velo. Donne velate in modo più o meno estremo se ne vedono in tutta la città, ma in quella zona sono davvero moltissime e, insieme a quelle che magari col velo portano l’occhiale di Gucci o lasciano sapientemente intravedere l’unghia perfettamente laccata o il piede nudo calzato da un sandalo di Manolo Blanhik, ci sono anche quelle che tentano di muoversi completamente intabarrate in questi sarcofagi di stoffa nera dal quale emergono al massimo gli occhi.

Non so quante volte mi sono chiesto fino a che punto si possa lasciare a qualcuno la libertà di farsi schiavizzare e umiliare e ricordo bene una discussione accesissima con un conoscente (un medico, inglese fino all’osso) che mi accusava con veemenza di non capire che le donne occidentali non sono meno violentate, quando la nostra cultura le fa scoprire eccessivamente, di quelle arabe quando la loro cultura le fa coprire eccessivamente. Mi aveva poi molto colpito il bellissimo servizio di Zita Dazzi, uscito su Repubblica qualche mese fa, nel quale raccontava della sua esperienza un giorno che si era messa un burqa e aveva cominciato a girare per Milano facendo cose elementari della vita, come prendere il metrò.

Adesso la Francia, seguendo l’esempio del Belgio, sta per varare il divieto per legge, con sanzioni molto pesanti soprattutto nei confronti dei maschi che impongono il velo integrale alle proprie figlie e compagne ma sanzionando anche le stesse donne. La sinistra francese, e non so perché questa cosa mi è suonata dolorosamente familiare, invece di votare in qualche modo, è uscita dall’aula. Io credo che abbia fatto male. E credo che quella legge sia giusta. Lo credo con il cuore lacerato, perché per istinto mi viene comunque da schierarmi in difesa della libertà di ogni adulto di fare della propria vita ciò che vuole. In questo caso, però, davvero non riesco ad accettare razionalmente che un essere umano possa genuinamente e in modo davvero indipendente decidere di limitare la propria libertà fino a perdere anche la possibilità di respirare, perché lì sotto anche respirare non dev’essere semplice. Quel velo che seppellisce mi pare una forma di orrenda sottomissione, esattamente come lo sono le mutilazioni genitali femminili.

Io credo che una società laica non debba avere paura di fermare tradizioni anche millenarie e di indicare una strada di parità vera, anche se questo richiede il coraggio di modificare una cultura in modo sostanziale. Se non avessimo fatto questo, qui da noi le donne dovrebbero ancora (per dirne solo alcune) chiedere l’autorizzazione maritale per stipulare negozi giuridici, non avrebbero la potestà sui figli che partoriscono, sarebbero di per sé penalmente perseguibili per l’adulterio e non potrebbero accedere alla magistratura. Quella lì era la tradizione: fortuna che abbiamo avuto il coraggio di mettercela per sempre alle spalle.

57 commenti

  1. denis says:

    @franco1
    Ho riletto il mio commento e devo dire che in effetti non sono stato molto chiaro e mi scuso.
    Parto proprio dal tuo commento:
    se tu decidi di escuderti dal mondo e lo fai in piena libertà,nessuna obbiezione,ma questo comporta automaticamente la fine di ogni relazione con la società e la fine di ogni tua responsabilità nei confronti di essa.
    Se ti chiudi in casa o decidi di fare l’eremita ogni tua singola azione non avrà nessuna ricaduta sugl’altri ma solo su te stesso, non avrai bisogno di limitare la tua libertà poichè non potrà rappresentare un limite per nessuno.
    A questo punto potrai indossare tutti i
    burqa che vuoi.
    Se invece decidi di vivere in una socetà libera, multiculturale, multietnica, dove convivono molte diversità la tua relazione con gli altri deve avvenire sullo stesso piano, dove io riconosco te e tu riconosci me e le tue azioni sono riconducibili a te e alla tua responsabilità.
    l’invisibilità deresponsabilizza.
    Non è una questione di abbigliamento, ma la necessità di trovare un equilibrio necessario alla ricerca del bene comune.
    Allo stesso modo trovo incomprensibili certe manifestazioni contro la realizzazione di moschee,
    negando il diritto di culto avanzando una precedenza che viene da chi sa dove, volendo imporre un’identità rispetto ad un’altra.
    Manifestazioni di estremismo,da qualsiasi parte venga,non aiuta la costruzione di una soceta migliore.

  2. calvinist says:

    C’è un mio commento che non mi pare né offensivo né molesto in attesa di moderazione da due giorni e passa. Why? ciao

  3. franco1 says:

    Sei stato più chiaro però non sono totalmente daccordo, qualunque nostra azione ha una ricaduta generale, altrimenti salta la teoria della “partecipazione” nel senso che (per esempio) se decidi di non partecipare alla riunione di condominio il tuo mancato voto potrebbe non far passare una decisione “migliore” di quella adottata dalla maggioranza dei presenti.
    Il problema delle società multiculturali sta proprio nell’accettazione e nella comunicazione fra le diversità. Capisco che ci sono delle questioni “pratiche” che sfuggono a ogni teorizzazione ma se si parte dall’accettazione/ rifiuto preconcetto anche solo di una “posizione” il dialogo risulta comunque falsato. In pratica il discorso è, “io” sono aperto al dialogo quando vorrai aprirti anche “tu” avremo fatto un passo avanti e un passo dopo l’altro si arriva alla meta.

  4. denis says:

    @franco1
    Forse sbaglierò ma per come la vedo io il burqa è l’esatto opposto della “partecipazione”.
    é come sottrarsi alle riunioni condominiali e pretendere di decidere il colore delle tende.

  5. franco1 says:

    Infatti secondo me sbagliamo approccio perchè partiamo dal presupposto che tutti vogliano/debbano integrarsi al nostro (o a un certo) modo di vivere mentre c’è anche chi non ha alcun interesse a farlo senza per questo voler imporre il suo, in linea di principio è lo stesso problema che si pone con i Testimoni di Geova e le trasfusioni o di quella signora che rifiutò le cure anticancro che l’avrebbero fatta abortire.

  6. reta says:

    pienamente d’accordo con l’articolo. la sinistra italiana per troppo tempo si è schierata con i difensori del burka, in nome del rispetto delle diversità. e qualche volta anche l’infibulazione viene giustificata. ci sono tante donne musulmane nel mondo che vogliono l’emancipazione: io sono dalla loro parte. alle altre non voglio insegnare niente, spero solo che trovino la loro strada. qui in occidente comunque, no al burka, come pure al casco integrale negli uffici pubblici.

  7. filippofilippini says:

    Non sono per niente d’accordo.
    Qui
    http://coccaglioolioepeperoncino.wordpress.com/tag/burqa/
    come la penso

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