28 gennaio, Hay Festival, Cartagena: Jonathan Franzen, autore de Le correzioni e Libertà, lancia un duro attacco agli ebook, definendoli un “danno per la società” e difendendo con forza i libri cartacei.
Qualche giorno dopo, dall’altra parte del mondo, all’ifBookThen di Milano, la Global Digital Director della casa editrice Penguin, Molly Barton, dice che bisogna andare “Beyond the Book”, “Oltre il libro”, perché “È urgente trovare nuove modalità con cui offrire i nostri prodotti sul mercato”.
Il supporto è un tutt’uno con la sua anima artistica? Esiste un romanzo senza libro? E se da domani tutte le narrazioni venissero pubblicate su e-book avremmo narrazioni diverse?
E nel cugino mondo discografico che cos’è successo? La musica ha cambiato forma anche se non possiamo più toccarla, come facevamo quando era su dischi o nastro, strumenti che non solo la portavano in giro, ma sono diventati da collezione?
Sempre in questi giorni, alla convention Dive Into Media, Neil Young ha detto come la pensa: “Sfortunatamente, viviamo nell’era digitale. Era che non favorisce affatto la musica, ma la degrada”. “Steve Jobs è stato un pioniere della musica digitale e l’eredità che ci ha lasciato è impressionante. Quando però tornava a casa dal lavoro e voleva ascoltarsi un disco, metteva sul piatto dello stereo un vinile. E, vi prego di credermi, se avesse avuto la fortuna di vivere abbastanza a lungo, avrebbe cercato di fare la stessa cosa che sto cercando di fare io”.
Insomma se da un lato gli editori si adeguano, magari più poi che prima per non perdere il treno, spesso gli artisti diffidano.
Ma i fruitori? Voi? Qualità o quantità? Bellezza degli oggetti o migliore accessibilità ai contenuti? Libri o e-book? Vinili o mp3?
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Penso ci sia una cosa differente tra il mondo della musica e quello dei libri:
La musica, oggi viene ascoltata soprattutto al PC, sull’iPod o in auto, fatta eccezione per gli appassionati che come me ancora si siedono al camino ascoltando un CD senza fare altro. Ma comunque, la maggior parte delle persone ascoltano appunto musica su formati che solitamente non sono predisposti per fruire l’intera gamma di frequenze di una canzone. Un iPod ha un’equalizzazione piuttosto scarsa, le cuffiette non riproducono i bassi ma sono dei gran medi, e i PC hanno tradizionalmente delle casse audio piuttosto povere, idem per le automobili. Ma la maggior parte del pubblico si adegua. Credo quindi che l’oggetto CD debba arrendersi al file digitale, proprio come ha fatto il vinile al CD. Ma spero che sia solo un ridimensionamento del formato, spero che i CD resistano ancora, proprio come resitono (a fatica) i vinili.
Per i libri la cosa è invece diversa, questo è il primo cambio di formato a cui sono sottoposti dopo centinaia di anni. Non sono ancora convinto degli eBook, ma non ho ancora comprato un eReader… provvederò.
Ho trattato lo stesso argomento sul mio blog: http://www.davidebertozzi.it/?p=145
Non è mica necessario un eReader, se hai uno smartphone basta scaricare l’applicazione Kindle di Amazon. Al momento è il sistema più completo. Io grazie alla versione per il mio Android ho raddoppiato il tempo di lettura. In metro non c’è niente di più comodo per leggere. Impareggiabile poi la lettura in lingua originale, con il dizionario a portata di dito. Fantastico.
“Il supporto è un tutt’uno con la sua anima artistica? Esiste un romanzo senza libro e se da domani tutte le narrazioni venissero pubblicate su e-book avremmo narrazioni diverse?”
Non credo che il supporto sia la base inscindibile di ogni opera artistica…e a dimostrarlo probabilmente è proprio il fatto che nella nostra epoca – quella della convergenza tra media, già in atto e in evoluzione da anni ormai – la maggior parte delle produzioni artistiche(musicali, video o anche narrative) passa attraverso i supporti e gli strumenti più disparati, contemporaneamente: un pezzo musicale, per esempio, può essere riprodotto in radio, ascoltato tramite pc, aggiunto alla propria playlist e risentito su play station, mp3 o cellulare (E al contrario di Neil Young non sono del parere che questo degradi la musica, a meno che non si parli esplicitamente di proprietà “tecniche” del prodotto. Anzi, la rende in un certo senso molto più pervasiva e capillare, permette agli appassionati di operare una selezione e restare sempre a contatto con le “theme song” della propria esistenza). Perché, alla fin fine, per un romanzo non dovrebbe poter essere lo stesso?
Tutti i lettori più affezionati (me compresa) amano la sensazione delle pagine sotto i polpastrelli, il profumo della carta stampata e la possibilità di conservare un “amico-libro” sullo scaffale, per poterlo magari riprendere e rivivere in ogni momento della giornata o semplicemente poterne sentire la presenza…ma a parer mio coloro che si schierano a priori contro gli ebook si perdono in un allarmismo un po’ precoce e nella paura di poter perdere tutto questo! Non è detto che gli ebook uccideranno il libro stampato, così come il pc non ha mai ucciso la televisione, il cinema o la radio, anzi. Gli ebook sono solo un’esperienza di fruizione innovativa, pratica, comoda, diversa. Probabilmente per le nuovissime generazioni e per come sono “nate e cresciute” a contatto con le immagini digitali saranno anche un incentivo alla riscoperta della lettura, o magari no. Magari sarà semplicemente un modo per portare con sé qualche libro in aereo o in treno senza doversi trascinare dietro una borsa pesante. Il punto è che non possiamo saperlo, perché gli ebook reader, così come ogni nuovo supporto che ci troviamo a sperimentare quotidianamente (magari per la prima volta), includono una serie di infinite possibilità che molto dipendono dal modo in cui impareremo col tempo ad usarli e dall’affinità che sapremo o meno creare con questi che – io ci porrei un attimo l’attenzione – sono solo gli strumenti che ci permettono di interagire con le nostre storie e i nostri autori preferiti, non fanno “l’opera” in sé.
La lotta quindi io non la vedrei tra “quantità e qualità”, ma tra vecchio e nuovo, tra osservazione esterna e partecipazione e tra sperimentazione, innovazione e l’affetto per un metodo già ampiamente sperimentato (che sappiamo tutti perfettamente di amare)…
Nessuno sano di mente potrebbe schierarsi contro gli e-book per quanto concerne la loro mera esistenza. Credo che la radice della diffidenza, oltre all’imponderabile sfera irrazionale, stia nella sponda che offrono agli editori per eliminare o ridurre ai minimi termini le edizioni cartacee con la scusa dei costi.
Senza contare che l’e-book rende la pirateria un gioco da ragazzi e in questo settore mi schiero decisamente dalla parte degli autori. Se volete leggere gratis un libro di vostro gradimento, scrivetevelo da soli. Anche volendo tralasciare l’impatto infausto della cosa sulla cultura come mestiere, uno non passa anni a sacrificare pomeriggi, serate e fine settimana chiuso in casa a sbattere sulla tastiera in cambio di una pacca sulla spalla. Cacciate i soldi.
Il romanzo é dentro di noi , così come la musica. Grande biblioteca la mia e splendida raccolta di LP con relativo giradischi che mi trasmette grattate e fruscii che il tempo ha inciso sopra i solchi. E poi: il cambiamento. Non m’interessa invecchiare nel corpo, anzi mi piace portare i segni dei miei anni tanto pieni di tutto. Però mi piace portarmi addosso la musica, nella stanza dove lavoro, in una tasca, in auto, in treno, per strada sotto la neve , come adesso. Diventa un’appendice, la colonna sonora di me. E lo stesso é per i libri: le poesie non mi abbandonano mai, i romanzi preferiti li tengo in borsa, e se faccio la fila all’ufficio postale non mi arrabbio più, perduta tra le righe di nuovi scritti, curiosa di sapere sempre altro, di conoscere sempre qualcosa di nuovo.
Io amo i libri in quanto tali, faccio parte di quel gruppo di malati che annusano un libro la prima volta che lo aprono prima di iniziare a leggerlo…
Detto questo però, io sono favorevole agli e-book. L’associazione letteratura-libro è una cosa moderna. Da archeologa ho letto Gilgamesh su tavoletta cuneiforme, l’ho poi visto trascritto su papiro…ho studiato l’Iliade e l’Odissea in quanto opere tramandate oralmente. La grande letteratura è stata scritta ben prima che il libro fosse inventato e soprattutto ben prima che esistessero i diritti d’autore!!!
Francamente inizio anche a pensare che la commercializzazione dell’oggetto libro abbia fatto del male alla letteratura. Il letterato di una volta o l’umanista non esistono più. Celebriamo autori che hanno venduto milioni di copie più dei vincitori dei premi Nobel, è evidente che il libro oggi giorno è legato al profitto e non al suo contenuto. La letteratura non produce certo grandi guadagni.
E allora ben venga l’innovazione per quel che riguarda i formati che veicolano la letteratura. Soprattutto se il risultato sarà quello di obbligare gli autori a reinventare la loro figura. Se la diminuzione delle rendite delle vendite dei libri cartacei produrrà un aumento di iniziative quali il festival letteratura di Mantova secondo me avremo fatto un passo avanti!! Se si arriverà a stampare solo prodotti di una certa qualità per giustificare l’acquisto del libro rispetto allo scaricamento dell’ebook, ben venga! Io continuo a comprare i dischi che valgono la pena di essere acquistati, magari prima ho ascoltato il disco scaricato… magari non ne acquisto quanti ne avrei acquistati in altri tempi… ma quelli che meritano mi piace averli a casa, mi piace poterli ascoltare con un audio di qualità, mi piace vederne le copertine, mi piace leggere i booklets… Mi piacciono quegli artisti che hanno ripensato il loro modo di proporsi live e che cercano di utilizzare il web a loro favore, magari permettendo l’ascolto dell’anteprima del disco. Credo fortemente che la stessa sorte toccherà alla letteratura e credo che le farà bene. Oltre al fatto che anche l’e-book, sono convinta, si evolverà, perchè ha potenzialità molto più grandi rispetto al semplice scimmiottare il libro cartaceo!!!! Può contenere contenuti extra, può diventare ipertestuale… e chissà che altro che io ancora non posso immaginare.
Non capisco la difficoltà nel diversificare il prodotto in base all’esperienza che regala.
Un mp3 illegale di origine non professionale è gratis ma spesso di scarsa qualità. Un mp3 acquistabile ha discreta qualità e costa poco. Un cd ha più elevata qualità digitale ed è più versatile (lo porto in auto) di un vinile che ha maggiore qualità audio ma è più “ingessato”, più o meno a pari prezzo. Lo stesso discorso lo si può fare per i film con varie fasce di prezzo, qualità e supporto che vanno dallo streaming illegale al cinema.
Il libro, almeno come l’abbiamo inteso fino ad oggi, è la produzione artistica meno differenziabile perchè, sì va bene il profumo della carta e l’arredo dei libri, ma c’è anche la comodità di conservazione e fruizione degli ebook o degli audiolibri (sempre che possano considerarsi libri). Però non vedo differenze sostanziali. Ma aspettiamoci qualche rivoluzione del prodotto stesso con la diffusione su larga scala degli ebook.
Ora parliamo dei vantaggi per le case produttrici ed editrici. Possibilità di diffondere un prodotto a prezzo inferiore rispetto a prima quindi di raggiungere più utenti con una maggior diversificazione del portafoglio prodotti acquistabili e maggior possibilità quindi che il cliente entri in contatto con il prodotto giusto. L’utente è portato a divenire più superficialmente tuttologo. Assaggia tutto o quasi ma investe su ciò che lo colpisce. Può scaricare a due euro un film in streaming sul pc e dopo non perdersi più un film al cinema di quello stesso regista, che magari non avrebbe mai scoperto altrimenti. Senza dimenticare il merchandising annesso. Stesso discorso per mp3, concerti, maglietta del concerto.
Rimane sempre un po’ in disparte il discorso libri. Costeranno meno, saranno più diffusi e si troveranno guadagni altrove per l’autore, indotti dal suo successo, magari là dove i soldi continueranno ad abbondare (sceneggiature tv?, diritti per fiction?). Spariranno molti scrittori, può darsi. Ma abbiamo davvero bisogno di tutti i libri che vediamo oggi sugli scaffali delle librerie?
Concludo: sono prodotti come tutti gli altri. D’inverno non tutti andiamo in giro con un Moncler da 600 euro, ma abbiamo tutti un giubbotto.
Sfogliare un libro “in carta e inchiostro” ha un fascino irresistibile.
Lasciare che i polpastrelli rincorrano il seguito della storia; ancorarsi alle pagine come ci si aggrappa ad un attimo di eternità; sentire il profumo del racconto e lasciarsi coinvolgere dal suo potere ipnotico… Sono sapori. E’ un gesto, un momento, un rito e acqusisice ancora più valore ora che è dipinto su di un francobollo dai contorni antichizzati. Ormai è memoria e, quindi, siamo noi.
Ad un certo punto un avatar conferisce energia e linfa vitale a questa immagine così intensa. Si chiama e-book. Non ha pagine ma puoi sfogliarlo, non è di carta, ma in alcuni casi puoi stropicciarlo, non è un libro ma sono centocinquanta storie, migliaia di personaggi… Una nuova orbita attorno alla quale gravitare. Come Alice nel Paese delle Meraviglie, Marina esplora tutti i racconti del suo autore preferito ( ora può metterli in tasca senza pensare di doversi procurare uno zaino o senza dover svaligiare la biblioteca). Legge in anteprima le ultime pubblicazioni di quello scrittore straniero che adora e che il suo libraio di fiducia non avrà a disposizione fino al mese prossimo!
Sfuggendo alla mentalità utilitaristica e capitalista che vede ogni innovazione esclusivamente come una fonte di guadagno, l’e-book è un “essere in potenza”. E’ una landa sterminata del quale si scorge l’orizzonte ma di cui si deve ancora esplorare l’interno. E’ un moderno “far west”, noi i pionieri. Certo, come ogni terra promessa fa anche un po’ paura, incute un certo timore.
Per dirla alla Baricco: “Non è quel che vidi che mi fermò [...] è quel che non vidi … lo cercai, ma non c’era, in tutta quella sterminata città, c’era tutto tranne/ c’era tutto/ ma non c’era una fine.” [Alessandro Baricco - Novecento, un monologo - 1994].
… Finalmente, Marina trova un ancoraggio in mezzo a questa sensazione di smarrimento. E’ un francobollo dai contorni antichizzati. E’ un gesto. Memoria. Siamo noi.
Si alza dalla sedia, sfila via l’ultima pagina che la macchina rotatoria stamperà per questa giornata e la rilegge. Con stupita soddisfazione nota un particolare … E-book: sinonimi – libro// contrari – analfabetismo. Siamo nel 2075. Marina fissa l’orologio: “La rilegatura del resto del dizionario può aspettare fino a domani”. Si infila uno spiffero sotto la giacca e si butta per la strada. Quella sera stessa, Marina guarderà un film: “The (e)book of Eli – Codice Genesi”. Vuole ricordare l’importanza e la bellezza dei libri qualunque sia la loro forma o la loro consisteza.
Questo messaggio ci arriva da Marcello Fois, ecco come la pensa sugli e-book: “L’automobile non ha soppiantato la bicicletta. Quindi va bene così”. Che ne pensate?
Penso che Marcello Fois dovrebbe rivedere un po’ il suo parco metafore. La macchina non è nata per soppiantare la bicicletta ma il cavallo, e l’ha soppiantato eccome.
Questo messaggio ci arrva da Fabio Di Pietro, Paperback Editor – Universale Economica Feltrinelli:
“Sarà vero che con il digitale si legge meno? Quel che è certo è che con il digitale si legge diversamente.
Partendo dal presupposto che un libro è il suo contenuto prima che il suo (pur amatissimo) contenitore, l’orizzonte digitale apre spazi inediti di produzione e fruizione.
Blog, post, tweet e status si affiancano a forme di scrittura più “laureate”, facendo capire che oltre alla rilegatura c’è di più.
Grandi narrazioni e approfondimenti si accompagneranno sempre di più alla rinascita della forma breve.
Allo stesso tempo, i più corposi capolavori possono essere ormai portati con se senza nessun peso oltre a quello del proprio telefono.
Come editori dobbiamo abituarci a muoverci di più e meglio, il ritmo che abbiamo conosciuto finora è destinato a mutare, spezzarsi, accelerare.
L’unico punto fermo resterà l’attenzione alla qualità del testo (e delle teste che lo producono e lavorano) che dovrà, in questo panorama così fluido, essere ancora più spasmodica.
Con questa attenzione – e con i nuovi strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione – potremo fornire un servizio sempre migliore a lettori e autori.
La missione di un editore in fondo è sempre la stessa: cibo per la mente di ottima qualità, a prescindere dalla cucina dove è stato preparato.”
mi viene in mente un racconto (http://i40.tinypic.com/qq341i.jpg)
poi basta guardare i dati delle vendite senza chiedere in giro “secondo voi?”, no? che dicono i dati? insomma, è solo mercato…
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