Panorami sessisti

L’ultima copertina di Panorama, in edicola dal 13 luglio, è questa:

copertina Panorama

L’articolo, scritto da una donna, comincia così: «Neanche 2 mila euro al mese, più o meno come una commessa esperta dei grandi magazzini. Ci crediate o no è questo quanto guadagna oggi l’11 per cento dei notai». Poi si racconta che gli avvocati sono spesso costretti a dividere l’ufficio con altri colleghi, che i piloti sono pagati a cottimo, che i bancari sono «travolti dalla crisi di sistema», che i giornalisti sono ormai «ridotti a scrivere per pochi spiccioli»e così gli architetti. Insomma: «i protagonisti del boom economico s’impoveriscono sempre di più», si dice. Nell’articolo ci sono dei dati sui rispettivi stipendi e alcune brevi interviste a professionisti uomini. La conclusione è che «i matrimoni non sono più quelli di una volta». Qualche passaggio:

«I liberi professionisti di una volta, i detentori di indiscusso status riveriti a colpi di “dottore” dai parcheggiatori cui lasciavano le chiavi delle supercar e molto corteggiati da chi puntava a un buon partito garante di agiatezza matrimoniale, si stanno estinguendo. Inesorabilmente».

«Le antiche, solide professioni e i relativi buoni partiti protagonisti sono agonizzanti»

«Niente segretaria, “non potrei permettermi di spendere ogni mese mille euro, me la sbrigo da solo con il cellulare”. Anche loro sono vittime di sovraffollamento e relativa concorrenza (sono oltre 230 mila), della filiera inceppata, dell’aumento dei costi fissi per incardinare una causa che riduce, giocoforza i loro onorari».

«E vogliamo parlare degli architetti, fino a qualche anno fa considerati creativi fighi e abbondantemente solvibili e oggi alle prese con guadagni ridotti di un terzo tra il 2008 e il 2013?»

«E allora? A meno di non riuscire a cambiare in fretta mestiere, di fronte a tali tracolli e a tanti scossoni ai tenori di vita familiari la psicoterapeuta Umberta Telfener, esperta di problematiche della coppia invita a cambiare prospettiva: “Una volta il buon partito era quello che dava sicurezza e ruolo sociale” chiarisce “Ora è tutto cambiato: alla volatilità di sentimenti e relazioni si associa quella della professioni e sposare un buon partito significa soprattutto legarsi a qualcuno dotato di talento e a cui piace il suo lavoro, qualunque esso sia. E a cui piace anche quello della sua partner che non non ha più voglia, come un tempo, di fingere di valere meno di lui”».

Riassumendo: certi mestieri li fanno solo gli uomini, mestieri che portavano un tempo a raggiungere un certo status sociale, che permettevano di avere una bella macchina e molte donne. La crisi economica ha cambiato le cose e questo ha delle conseguenze: anche sulle donne. E non perché, anche loro siano notaie, avvocate, giornaliste, bancarie, architette, colpite nello stesso modo se non di più come dicono i rapporti dalla crisi, ma perché i soggetti della loro caccia (uomini ridotti a mestieri sicuri da sposare) sono in estinzione. Le donne, presenti nell’articolo come commesse esperte di grandi magazzini, come segretarie e come (s)oggetti ornamentali che trovano la loro identità nel matrimonio e nella dipendenza anche economica da un uomo, hanno ben poco di cui essere felici. Piangono nei loro abiti da spose. Il consiglio della psicoterapeuta, in conclusione, è quello di cambiare obiettivo: legarsi a qualcuno di talento, che ami il suo lavoro qualunque esso sia e che alla fine ami anche il lavoro della sua partner.

collage

Poco importa che su 4.819 di notai italiani oggi il 33,5 siano notaie e che le proporzioni cambieranno presto perché tra i praticanti ormai ci sono metà uomini e metà donne. E non sarà certo una notizia che nel 1985 gli uomini avvocati fossero il 90,8 per cento e le donne il 9,2 mentre nel 2015 gli uomini sono il 52,8 per cento e le donne il 47,2 per cento. Architetti? Circa il il 40 per cento sono donne.

Ho telefonato a Umberta Telfener, la psicoterapeuta citata nel pezzo di Panorama, la quale ricorda di aver rilasciato un’intervista ad Antonella Piperno (l’autrice) e di «aver decostruito» in quell’occasione la premessa da cui si partiva: e cioè «il concetto di buon partito». Dice anche che «si fidava» della giornalista, e che aveva fatto notare ciò che non andava nell’impostazione del discorso: «I maschi e le femmine in questo momento sono in crisi ma sono assolutamente paritari, non sono per niente d’accordo con la visione in cui i maschi fanno certi lavori e le donne no, anche perché non è veritiera. I maschi sono semmai in crisi per il contrario, perché le donne fanno loro una reale concorrenza su tutti i piani. Il concetto di “buon partito” non esiste più, esisteva in epoca patriarcale: oggi la realizzazione della coppia passa attraverso la realizzazione dell’altro, che sia uomo o donna. Il “buon partito”, se vogliamo usare il termine dell’articolo, non è chi porta i soldi a casa ma una persona soddisfatta della vita e del lavoro che fa e capace di vivere al meglio nel mondo e nella relazione, anziché usare l’altro come sfogo delle proprie insoddisfazioni». L’altro o il giornale che si dirige o per cui si scrive.

Post Scriptum:
dopo aver commentato questo post, l’autrice ha scritto una replica su Panorama online e ora è intervenuto sul nuovo numero del giornale anche il direttore, rispondendo a un mio tweet. Gli argomenti sono sempre gli stessi (“fatevi una risata”, “vetero-femministe noiose e arrabbiate”). E confermano (come dimostra la vicenda dell’Espresso) non solo il sessismo di quella copertina e di quell’articolo, ma che di femminismo c’è molto bisogno.

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