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Ragazzi, fate un passo avanti!

22 febbraio 2012

Non tutte le generazioni hanno lo stesso peso nella trasformazione delle cose, sia per capacità propria che per eventi esterni, storici. Forse è solo la mia impressione, che però ho da tempo, ma la generazione degli attuali 20-30 anni mi pare una di quelle generazioni dal peso potenziale importante.

Quello che mi colpisce è la capacità di pensarsi nel contesto di crisi permanente a bassa intensità che sta diventando rivoluzione antropologica e che per noi è appunto concepita nei termini della “crisi” (non intendo solo crisi economica) e che per loro è invece il mondo in cui sono nati e nel quale sanno costruire progetti e trovare un proprio senso. Non sono afflitti dall’individualismo che ha caratterizzato generazioni precedenti e hanno spesso una visione chiara delle loro possibilità e direi dei loro sentimenti. Sanno commerciare con l’irrazionale che sembra caratterizzare questi tempi restando fedeli al proprio baricentro. Soprattutto in quello che ancora a noi appare un caos a volte sconfortante sanno costruire dei mondi ordinati, sensati e commisurati alle possibilità reali. E dai quali possiamo imparare.

Certo c’è chi li vorrebbe stringere tra l’”aspetta il tuo turno” generazionale e il per nulla disinteressato “siete degli sfigati” e anche la tradizionale accusa di superficialità di chi non ha voglia di capire. Ma a me pare che in questa generazione ci siano e si stiano formando delle competenze inedite, un senso del realismo affilatissimo e inclusivo, una creatività diffusa e una voglia, che non ha nulla del velleitarismo, di leggere il mondo nuovo. Ci insegnano già delle cose.

Certamente non sono facilitati, le nostre regole non li aiutano, certi tratti culturali del nostro paese, e certe furberie, tendono a frenarne l’azione. Ma stanno già dando forma al mondo nuovo. Lo stanno già trasformando con la loro percezione delle cose, diversa anche solo dalle generazioni immediatamente precedenti (che si sono formate alle ambizioni, alle aspettative, anche agli affetti, di un mondo molto diverso da quello attuale), e saranno loro in tempi vicini a dar vita alle idee e agli strumenti che ci consentiranno di capire come vivere insieme e in che direzione muoverci.

Sarà forse la mia impressione, la mia esperienza di lavoro con persone più giovani di me (che sono sì giovane, ma già nativo di un mondo che non c’è davvero più), ma a me pare che il peso di chi oggi ha 25-30 anni sarà davvero decisivo e sarà ricco di novità, di idee, di filosofie nuove, di ideologie inedite, di soluzioni impensate. Bisogna solo che assumano la propria funzione storica più incisivamente, che riescano a sfuggire alle trappole che vengono loro preparate e che pretendano di essere se stessi. Che facciano un passo avanti decisivo.

21 commenti

  1. macs says:

    Ragazzi, credeteci e provateci, che qui non vi regala niente nessuno. Ma provateci. Credendoci.

  2. albert74 says:

    @dannomagno

    mi sento chiamato in causa visto che sono nato negli anni ’70. La metà degli anni ’70. Ho 37 anni.
    Quello che scrivi potrebbe anche andar bene se non fosse che generalizzi troppo. Ho conosciuto persone di 75 anni con una grande apertura mentale e persone di 18 anni con l’apertura mentale un uomo “bicentenario”.
    Quello che voglio dire è che raramente mi è parso di incontrare persone distruttive o nichiliste tra quelle della mia generazione. Al contrario le ho trovate menefreghiste, indifferenti alla politica, con poche idee in testa e decisamente egoiste. Però parliamo sempre di quelli che ho conosciuto io. Non me la sentirei di etichettare in tal modo tutti quanti. Alcuni sono come li descrivi te ma lo stesso discorso vale per qualsiasi fascia d’età.
    Personalmente non ho mai avuto grandi amici e sono sempre stato fortemente anticonformista, non per scelta ma per carattere.
    Negli anni ’80 – nei magnifici anni ’80 che magnifici non erano – sognavo un inizio del millennio ben diverso. Avevo una grande anzia di cambiare il mondo, non di distruggerlo ma di modificarlo, magari anche radicalmente.
    Purtroppo il nuovo millennio è arrivato e non ha portato molto di quello in cui credevo quando avevo 12 anni.
    questo ha creato una disillusione e forse la necessità di porsi degli interrogativi tra cui: se la nostra società è sbagliata e ha sbagliato perché non creare una nuova società? non si tratta di distruggere ciò che esiste e di rifondare ma di creare su basi già esistenti prendendo il buono che c’è, se c’è e eliminando il cattivo.
    Con il tempo ho capito che non è così semplice e che il genere umano reitera i propri errori spesso fino alle estreme conseguenze.
    Riguardo le generazioni più giovani non so cosa si pongano e se si pongano questi interrogativi. Io riflettevo molto e non avevo intorno tutti i gingilli che ci sono oggi e che comunque mi vanto di saper usare meglio delle nuove generazioni.
    Quello che vedo è persone che usano oggetti, che pensano a consumare, a divertirsi spesso in maniera non molto “oculata”, persone che se ne fregano parecchio del presente, che non pensano al futuro e che vivono in una dimensione temporale incentrata sull’”ora”, l’”adesso” il “subito”.
    Non sono tutti così ovviamente ed è una fortuna ma sono figli di un consumismo esasperato, ancora embrionale da molti punti di vista 30 anni fa.
    Non ripongo fiducia in molti giovani come non la ripongo in molti “anziani” e nei politici che amano molto chiacchierare e poco agire.
    quello che scrivi alla fine lo condivido pochissimo.
    per cambiare occorre causare grossi traumi. il cambiamento è sempre un trauma altrimenti si rischia di lasciare tutto com’è.
    la differenza semmai è netta con le generazioni prima della mia. con i sessantottini. Avevano ben in mente cosa fare e cosa pensare ma poi alla fine hanno agito male e costruito peggio ma avevano degli ideali.
    Ora gli ideali non ci sono più. Stai a tutti ricostruirli.
    ma lo si vorrà fare?

  3. whiteyes says:

    Forse sarà perchè sono anch’io per carattere anticonformista, forse perchè non ho grandi amici, o molto più probabilmente perchè sono del ’75, sta di fatto che sono perfettamente d’accordo con ALBERT74

  4. fdt says:

    @albert74
    scusa “menefreghiste, indifferenti alla politica, con poche idee in testa e decisamente egoiste” non è questo nichilismo? Un nichilismo ignorante, ma pur sempre nichilismo.

  5. meul says:

    a me gli ideali non convincono..

  6. albiposta says:

    complimenti per la stima nelle generazioni a venire e la visione delle cose.

    l’80 per cento dei ventenni di oggi, non sono come dici tu.

    lavorando, mi è capitato di assorbire molta più apertura, molta più onestà, molta più condivisione sociale da generazioni ben ben precendenti quella che descrivi tu.

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