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Il mito incapacitante

19 gennaio 2011

«Qualsiasi cittadino chiederebbe al suo sindaco di dimettersi se finisse implicato in qualcosa del genere», dice Roberto Menia, e ha ragione. Ma «qualcosa del genere» – la storia di Ruby e i dettagli sulle feste di Arcore raccontati dalle allegre ragazze della Olgettina – impedirebbe a un cantante di andare a Sanremo, a un genitore di candidarsi al consiglio scolastico, a un primario di continuare a gestire il suo reparto senza aver prima fatto chiarezza e dimostrato in modo convincente la sua assoluta estraneità. Qualsiasi figura rappresentativa è connessa a quella che una volta si chiamava “reputazione”, e senza arrivare alle vette simboliche degli eroi civili come Paolo Borsellino (di cui oggi ricorreva, come ha ricordato Fabio Granata, il compleanno), è lì, nella reputazione, che convergono le famose “precondizioni della politica”: rispetto del ruolo, etica pubblica, responsabilità. Bene ha fatto Futuro e libertà a reagire con parole forti allo scenario sconvolgente che emerge dall’inchiesta sui Wild Party a Villa Certosa. Questa vicenda tocca il “cuore” della questione che ha portato nella scorsa primavera allo strappo del Pdl – il senso dello Stato e della dignità istituzionale – e non c’è considerazione di opportunità che possa valere davanti allo sfregio alla nostra immagine collettiva che emerge dagli atti sulle notti di Arcore.

Si diceva una volta che Silvio Berlusconi era il più rapido e il più bravo a interpretare gli umori dell’Italia profonda, imbattibile nel rappresentarli e trasformarli in consenso. È un intuito che larga parte dei partiti gli ha invidiato e che nel tempo è diventato una sorta di “mito incapacitante” per per l’intera politica italiana, fino al punto di determinare forme paralizzanti di autocensura collettiva soprattutto sui temi dell’etica. Il leggendario tema della “inesistenza di una alternativa” a Berlusconi nasce anche la lì, non solo dai voti, che infatti sono calati (il Pdl ne ha persi quattro milioni tra le politiche e le regionali del 2009) mentre aumentava fino a limiti record il fenomeno del rifiuto delle urne. Bene, ora quella alternativa va immaginata, e in fretta. Non è un problema soltanto di Futuro e libertà, che le sue scelte le ha fatte e le sta facendo ogni giorno, ma di chiunque abbia un ruolo ed eserciti un potere in questo Paese. Se ne rende conto, crediamo, il Quirinale. Comincia a capirlo la Chiesa. Immaginiamo se ne stia discutendo nelle molti sedi, economiche e non solo, che non sono indifferenti al futuro del Paese, perché il valore della stabilità – fino a ieri giudicato prioritario da tutti – è evidentemente entrato in conflitto con i sentimenti “basici” della cultura nazionale e con quel senso della dignità che è il minimo sindacale in tutti i Paesi normali.

I soggetti che dall’alto del loro ruolo pubblico o privato chiedono agli operai di adeguarsi alla competizione globale, ai giovani di attrezzarsi ai tempi nuovi della flessibilità, agli studenti di mettersi sotto per laurearsi nei termini, ai consumatori di tirare la cinghia, ai credenti di difendere i valori, alle famiglie di essere “agenzie” di educazione, e tutto questo nel nome dell’interesse nazionale oltreché per il vantaggio individuale, dovranno pur dirci se la desolazione che emerge da quel vorticoso giro di festini – con quei soldi facili, esentasse, cash, distribuiti come caramelle – è davvero l’unico destino possibile “finché non emerge una alternativa” o se quella alternativa deve diventare, ora e subito, il principale argomento all’ordine del giorno del Paese e delle sue istituzioni. Sapranno e vorranno farlo? O dovremo rassegnarci a festeggiare il 150° del nostro Paese misurando la distanza tra l’icona di Anita Garibaldi e quella di Ruby Rubacuori?

  • Diego Belloni

    Devo dirmi d’accordo con Perina così come fui d’accordo con Cacciari alcuni giorni fa: la questione penale per me è del tutto secondaria. Sono lo squallore e l’immoralità emerse che imporrebbero le dimissioni del presidente del consiglio. Purtroppo, il decoro e la dignità sono valori orami vilipesi, da sfigati, e non mi illudo che quell’uomo sia più capace (se mai lo è stato) di un ultimo gesto dignitoso. E allora spetta al popolo italiano ripristinare un minimo di decoro nazionale, pretendendo le elezioni e punendo Berlusconi alle urne. Se così non sarà, troverà conferma un teorema che mi ronza in mente da tempo: il vero problema non è lui, siamo noi.

  • piti

    E’ ovvio che siamo noi (oddìo, noi… loro, piuttosto. Loro che lo votano.). Mi sento di dire che il quid in più di Berlusconi non è esattamente – a mio parere – quello ricordato dalla Perina, cioè:

    “Si diceva una volta che Silvio Berlusconi era il più rapido e il più bravo a interpretare gli umori dell’Italia profonda, imbattibile nel rappresentarli e trasformarli in consenso.”

    Il suo quid è che il suo progetto politico di fondo può permettersi, anzi se ne avvantaggia, di sfruttare gli umori peggiori dell’italia profonda.

    Voglio dire: non è che gli umori dell’Italia profonda li colga solo lui. Ma le altre forze politiche, e migliori sono e più fatica fanno, si sforzano in qualche modo di ignorarli, correggerli, indirizzarli verso un’idea di Paese almeno un po’ migliore. Prodi che insiste da sempre contro l’evasione fiscale non è che non conosca gli umori profonde dell’Italia che non vuole pagarle. Ma il suo progetto non li tiene in considerazione, anzi li contrasta.
    Non è una differenza da poco. Berlusconi usa il peggio, quel peggio che tutti sappiamo esistere, mentre – più o meno- le altre forze politiche, pur conoscendoli non li cavalcano.
    E’ il progetto che è marcio dalle fondamenta e può permettersi di usare il marcio nella sua edificazione.

  • Zio 3c

    Concordo con entrambi (Piti e Diego Belloni)
    B. sta portando alla deriva ogni possibile impegno morale di questo paese.
    B. ha creato un sistema, che lo giustifichi o che ne riduca l’impatto delle sue mancanze sulla società civile, così potente dal far dimenticare i valori morali ad un intero popolo.
    Chiunque si voglia applicare ad un progetto di miglioramento etico, ad una rinascita morale o abbia semplicemente un moto di dignità interiore, viene deriso come sfigato o stupido, perché non approfitta della situazione.
    Questo viene confermato ogni giorno, guardando quello che ci accade intorno, a tutti i livelli. Partendo dal basso: dal cittadino che butta il pacchetto di sigarette dalla macchina; all’estremo opposto: al costruttore che si compiace del terremoto all’Aquila (ho da poco rivisto lo speciale di Tolleranza Zoro dedicato a quella città).
    Vedo sempre più lontana una rinascita, o semplicemente una risalita, perché mancano completamente gli spunti. Quei pochi che ci sono, sono riservati ai “soliti” che se li cercano su mezzi di comunicazione sempre meno seguiti (ricordo il 5 milion club di Severgnini).

  • odus

    Afferma la Perina: la storia di Ruby e i dettagli sulle feste di Arcore raccontati dalle allegre ragazze della Olgettina – impedirebbe a un cantante di andare a Sanremo, a un genitore di candidarsi al consiglio scolastico, a un primario di continuare a gestire il suo reparto senza aver prima fatto chiarezza e dimostrato in modo convincente la sua assoluta estraneità.
    Risposta: Nessun magistrato, tanto meno quelli della procura di Milano ora cari alla stessa Perina, si mette a perdere tempo per indagini e intercettazioni telefoniche e ambientali su cantanti per Sanremo, su genitori candidati a consigli scolastici, su primari.
    Afferma la Perina: quella che una volta si chiamava “reputazione”.
    Si tratta, appunto, di “categoria” (espressione assai cara a Fini) del secolo o dei secoli scorsi come le “ideologie” degli stessi secoli da Fini e dalla Perina stessa relegate in solaio.
    Afferma la Perina: Bene, ora quella alternativa va immaginata,. Esatto. Immaginata per restare pura e semplice immaginazione.
    Perché io sono convinto, potrei sbagliarmi, ma sono convinto, che la maggioranza degli elettori votanti italiani respingerebbero l’ammucchiata da Fini a Vendola nella quale, se anche votata, Fini non diventerebbe presidente del Consiglio.