Il Post
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Cultura pop

18 gennaio 2011

Non è più possibile in Italia parlare di questione morale, e infatti l’unico a riesumare l’espressione in questi giorni è il comico Antonio Albanese: la moralità è out, fuori corso, improponibile, così come l’indignazione e lo scandalo, categorie archiviate da una tenace operazione culturale che ha trasformato l’inammissibile e l’impensabile in fenomeno pop. Sono pop le escort, soprattutto se molto giovani, sulle quali c’è pure una serie tv (Diario di una squillo perbene). È pop parlare in pubblico di preferenze sessuali, invitare le telecamere a inquadrare le scollature delle ospiti più avvenenti, fare complimenti pesanti alle ragazzine. Ricordo che in una delle prime riunioni femminili di An a cui fu invitato Berlusconi, una decina di anni fa, la platea rimase sconcertata dall’esordio del premier dedicato alle gambe delle convegniste in prima fila. Dio come eravamo antiche, bacchettone, retrò, con quella idea che certe battute non fossero adeguate a una riunione politica della destra. E come siamo moderne oggi, mentre leggiamo le notizie del dossier Ruby dicendoci che boh, chi lo sa, forse sarà un colpo fatale ma forse no, perché in fondo sono cose già viste e già sentite, le ragazze, gli spettacolini, il bunga bunga. In più c’è solo una minorenne, ma alla fin fine come dice il Giornale dimostrava più della sua età e quei 17 anni sono un dato solo “burocratico”.

I nostri stessi dubbi sono il metro della distanza che separa l’idea di politica, istituzioni, relazioni personali incardinata nell’Italia di oggi da quella che dominava l’immaginario collettivo appena cinque o sei anni addietro. Siamo avanti, avantissimo, rispetto a ogni standard europeo. C’è una battuta che gira da secoli, e che Roberto Benigni ha ripetuto nei suoi monologhi su Dante: «Quando voi stavate sugli alberi, noi eravamo già froci». Ecco, mentre in tutta Europa gossip significa un’amante o una fidanzata segreta, noi siamo già al bunga bunga, e lo abbiamo metabolizzato così bene che il titolo on line del Corriere di ieri che associava alla pratica il nome di una parlamentare del Pdl neanche lo abbiamo “cliccato”, figuriamoci, roba antica, e poi alla fine non sono affari loro?

Ecco, bisognerebbe avere il coraggio di dire che – al di là del profilo giudiziario, di cui si occuperanno i magistrati – non sono solo affari loro. Ci sono ruoli pubblici, persino quelli giudicati “modesti” come il consigliere regionale, che dovrebbero comportare un certo senso del limite e della moderazione. Anche i calciatori, le star più capricciose dei nostri tempi, vengono sanzionati se sputano in campo o addirittura se esagerano nell’esultanza. Persino i concorrenti del Grande Fratello conoscono il confine da non varcare quando si insultano reciprocamente. La classica espressione utilizzata in questi casi è: “ci sono i bambini che guardano”. Una frase drammaticamente fuori moda, che pure si dovrebbe avere la forza di riproporre. Ci sono le ragazze che guardano, le nostre figlie, e vedono in tv queste “amiche del premier” uscire dalla questura di Milano con buste di Gucci grandi come valige (hanno fatto shopping già che si trovavano in centro?) e leggeranno domani delle prestazioni che hanno garantito, di quella che si vanta dell’appartamento gratis, dell’altra che ha incassato cinquemila euro esentasse dopo la festicciola, e ovviamente di Ruby che giura all’amica di poter pretendere cinque milioni per il suo silenzio. Vi sembra normale, vi sembra difendibile? Durante le manifestazioni studentesche, Silvio Berlusconi disse qualcosa tipo “i bravi studenti sono a casa a studiare”. E alle brave ragazze cosa suggeriamo di fare, ammesso che non sia out parlare di questa categoria di “invisibili”? La galleria di ventenni patinate, griffate, scosciate e perfettamente truccate apparsa in questi giorni sui giornali è un potentissimo spot “istituzionale” rivolto alle giovani italiane, una pubblicità-progresso che indica la strada del successo e della bella vita in un push-up con scollatura a cuore. Così fan tutte, tutte quelle “furbe”, è il messaggio implicito che rivolge alle nostre adolescenti. Sappiamo che è moralista e fuori moda dirlo, ma non ci piace, ci dà fastidio e siamo convinte che in tutto ciò non ci sia niente di pop: è solo roba di cui vergognarsi.

  • winniepooh

    In paesi “civili” ci sono sovrani (cioé monarchi e affini) che ne fanno di cotte e di crude, cornificano la moglie a destra e a manca, orgia o non orgia, coca o non coca. Fanno fare soldi a palati a giornali e settimanali scandalistici, pubblicizzano la loro corte, ma nessuno pensa di mandarli via, magari con una bella rivoluzione. No, restano lí, pagati (e bene) con le tasse dei loro sudditi. Potrei citare le avventure di Juan Carlos o del re di Svezia… Noi abbiamo una grande fortuna: siamo in una repubblica, per di piú democratica, per cui possiamo togliere il mandato ai nostri rappresentanti. Con il voto: se la maggioranza di noi non decide cosí, significa che accetta quanto i nostri rappresentanti fanno, in pubblico e in privato.

  • Lewis H. Tonna

    Ormai inizio a pensare al giornalismo italiano come al DC universe: in tal caso, sto iniziando a pensare a Perina come allo Zibarro di All Star Superman: nato e cresciuto sul pianeta Bizarro, dove tutto è grottesco e a rovescio (il giornalismo di centrodestra), è l’unico ad avere una mente ‘normale’ e ad apprezzare cose di cui nessuno si accorge e disprezzare la barbarie, venendo per questo deriso dai suoi consimili.
    Chissà se la metafora si può approfondire: adesso mi metto a pensare alla Justice League.

  • giovannino

    Una domanda per la Perina (a proposito Perina chi, quella che è stata eletta nelle liste Berlusconiane e che fino a due mesi fa votava per il governo Berlusconi?): Lei che parla tanto di morale crede veramente che la gente creda che la casa di A.N. a Montecarlo sia finita al cognato di Fini (dopo essere stata venduta a una finanziaria suggerita dallo stesso cognato di Fini) per puro caso? Perché in tal caso le chiederei se crede anche alla befana.

  • monty4329

    Per sapere se qui c’e’ un post della Signora Perina, basta scorrere qualche titolo dei giornali: c’e’ Berlusconi in difficolta’, la Perina scrive.

    Il Fli scompare (esiste ancora il Fli?) e la Perina tace…

  • odus

    In una mia collezione di scatoline d’argento (o vendute per tali su ebay) portapillole o portatabacco risalenti all’800 e qualcuna alla fine del ’700, ho inserito delle “vinaigrette” che sono minuscole scatoline cm. 3 x 1,5 x 1 qualcuna con anellino per fare da pendente ad una catenina da tenere al collo, che in quei secoli contenevano i “sali” da fare annusare quando le fanciulle bene di allora per qualche motivo (e ne capitavano anche allora) cadevano in deliquio.
    Da quando le fanciulle del XX secolo negli anni ’60 e ’70 sono scese in piazza per dire “la gnocca è mia e me la gestisco io”, quelle scatoline portasali sono diventate superflue.
    Oggi i particolari più piccanti su stupri e violenze sessuali su minori praticate da Berlusconi o da assistenti sociali in asili nido, ci vengono raccontate senza nessun arrossimento
    da procaci giornaliste televisive con gambe accavallate alla maniera della Setta o della Mussolini. Quanto alle giornaliste speaker dei TG, oltre alle iniezioni di silicone o di botulino che modificano da un giorno all’altro le loro bocche come per dire “vedete che bocca? immaginate cosa sa fare” è un piacere per gli occhi posare lo sguardo sulle loro studiate scollature, gioia per gli occhi soprattutto per i vecchi bavosi cui non rimane altro che gli occhi.
    Come probabilmente erano le gambe accavallate delle missine in prima fila a quel convegno al quale partecipò per la prima volta Berlusconi che, avendole spiattellate davanti, non poteva non vedere e non poteva che pensare che gli venivano così spiattellate davanti perché in offerta.
    Pensare e sostenere che le donne hanno tutto il diritto di accavallare le gambe quanto vogliono e mostrare le scollature e le labbra che vogliono senza che per questo gli uomini debbano necessariamente pensare a cosa c’è in cima alle gambe o cosa possono fare quelle labbra o fare dentro quelle scollature, oltre ad essere un’ipocrisia è anche l’origine della fine della moralità, della morale o del moralistico.
    E nessuno pià crede che le donno si vergognino se ad entrare nelle farmacie per comprare i preservativi da tenere in borsetta sono proprio le donne che le chiedono alle donne farmaciste che gliele vendono con uno sguardo d’intesa mentre, a vergognarsi ed a girare la faccia da un’altra parte è il collega maschio farmacista.

  • odus

    In una mia collezione di scatoline d’argento (o vendute per tali su ebay) portapillole o portatabacco risalenti all’800 e qualcuna alla fine del ’700, ho inserito delle “vinaigrette” che sono minuscole scatoline cm. 3 x 1,5 x 1 qualcuna con anellino per fare da pendente ad una catenina da tenere al collo, che in quei secoli contenevano i “sali” da fare annusare quando le fanciulle bene di allora per qualche motivo (e ne capitavano anche allora) cadevano in deliquio.
    Da quando le fanciulle del XX secolo negli anni ’60 e ’70 sono scese in piazza per dire “la gnocca è mia e me la gestisco io”, quelle scatoline portasali sono diventate superflue.
    Oggi i particolari più piccanti su stupri e violenze sessuali su minori praticate da Berlusconi o da assistenti sociali in asili nido, ci vengono raccontate senza nessun arrossimento
    da procaci giornaliste televisive con gambe accavallate alla maniera della Setta o della Mussolini. Quanto alle giornaliste speaker dei TG, oltre alle iniezioni di silicone o di botulino che modificano da un giorno all’altro le loro bocche come per dire “vedete che bocca? immaginate cosa sa fare” è un piacere per gli occhi posare lo sguardo sulle loro studiate scollature, gioia per gli occhi soprattutto per i vecchi bavosi cui non rimane altro che gli occhi.
    Come probabilmente erano le gambe accavallate delle missine in prima fila a quel convegno al quale partecipò per la prima volta Berlusconi che, avendole spiattellate davanti, non poteva non vederle e non poteva che pensare che gli venivano così spiattellate davanti perché in offerta.
    Pensare e sostenere che le donne hanno tutto il diritto di accavallare le gambe quanto vogliono e mostrare le scollature e le labbra che vogliono senza che per questo gli uomini debbano necessariamente pensare a cosa c’è in cima alle gambe o cosa possono fare quelle labbra o fare dentro quelle scollature, oltre ad essere un’ipocrisia è anche l’origine della fine della moralità, della morale o del moralismo.
    E nessuno più crede che le donne si vergognino se ad entrare nelle farmacie per comprare i preservativi da tenere in borsetta sono proprio le donne che le chiedono alle donne farmaciste che gliele vendono con uno sguardo d’intesa mentre, a vergognarsi ed a girare la faccia da un’altra parte, è il collega maschio farmacista.