Tanti stanno leggendo questo post sui soccorsi a Rigopiano e la burocrazia

Tanti stanno leggendo questo post sui soccorsi a Rigopiano e la burocrazia

Nicola Casagli è professore ordinario di Geologia applicata all’università di Firenze. Dopo la valanga che il 18 gennaio ha distrutto l’albergo a Rigopiano, in Abruzzo, è stato chiamato dalla Protezione Civile per installare vicino all’albergo un radar per monitorare le valanghe, per proteggere i soccorritori che stavano intervenendo. Casagli ha raccontato su Facebook, in un post che sta circolando molto, quali problemi ha avuto e come, anche in quel caso, la burocrazia italiana è diventata un ostacolo al lavoro suo e dei suoi collaboratori.

La pubblicità di Budweiser sulla storia del suo fondatore, un immigrato

La pubblicità di Budweiser sulla storia del suo fondatore, un immigrato

Budweiser ha messo online una pubblicità di un minuto, che sarà trasmessa in tv durante il Super Bowl di domenica 5 febbraio. La pubblicità si intitola “Born the Hard Way” e racconta la storia di Adolphus Busch, emigrante tedesco che arrivò negli Stati Uniti a fine Ottocento e insieme al socio Ebert Anheuser creò la Anheuser-Busch (che ora si chiama AB InBev), la società che produce la birra Budweiser. Budweiser è uno dei simboli degli Stati Uniti: nel 2016 scelse per alcuni mesi di cambiare nome in “America“. Lo spot è già stato visto più di due milioni di volte e molti giornali hanno voluto trovarci un collegamento con le recenti decisioni di Donald Trump, nonostante si tratti quasi certamente di una campagna programmata e girata prima di questo weekend.

La nuova campagna Mattel: padri che giocano con le Barbie

La nuova campagna Mattel: padri che giocano con le Barbie

Barbie, la famosa bambola realizzata dall’azienda californiana Mattel, è stata spesso accusata di proporre canoni di bellezza legati all’eccessiva magrezza, di diffondere e radicare modelli sbagliati e pericolosi tra le bambine, di incoraggiare stereotipi sessisti. Mattel negli ultimi anni ha cercato di rispondere a queste critiche, per esempio producendo modelli di Barbie con proporzioni fisiche e taglie più realistiche e facendo anche diverse operazioni di marketing sull’emancipazione femminile. L’ultima campagna pubblicitaria mostra dei padri che giocano alle bambole con le loro figlie.

I video della nuova campagna sono stati girati con padri e figlie veri, non con degli attori. Si vedono questi uomini che si descrivono come “tipicamente maschili” mentre giocano con le loro figlie a Barbie, fanno la voce acuta e nel gioco di ruolo interpretano il personaggio che spesso “compete” alle donne. Dicono poi che sono disposti a rinunciare alla partita della domenica per giocare con le figlie, e non a caso lo spot (per ora presente solo negli Stati Uniti) è stato lanciato qualche settimana fa proprio nell’intervallo dei playoff della NFL. I video (una versione lunga, più dei video brevi) si chiudono con la stessa frase: «Time spent in her imaginary world is an investment in her real world», «Il tempo speso nel suo mondo immaginario è un investimento nel suo mondo reale».

Alcuni e alcune critiche hanno fatto notare come gli spot restino banali, pieni di buoni sentimenti, di cose rosa, e come Barbie – che resta un giocattolo “da femmine” – sia pur sempre una Barbie e non un set di costruzioni. Tuttavia i video trasmettono un messaggio importante, anzi due: gli uomini possono giocare con le bambole e gli uomini possono giocare in generale.

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