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Cinque anni di efficienza energetica degli edifici

14 novembre 2011

L’efficienza energetica degli edifici è forse uno dei modi più ovvi per ridurre le emissioni, un vero e proprio giacimento di energia cui attingere attraverso il risparmio energetico. In Italia, manco a dirlo, non lo stiamo ancora sfruttando appieno. Cosa impedisce di realizzare a pieno il potenziale dell’efficienza e cosa si sta facendo in materia?

La legge n.296 del 2006 ha creato l’ormai celebre strumento delle detrazioni fiscali del 55% per le spese sostenute per gli interventi di risparmio energetico sul patrimonio immobiliare nazionale esistente. Più in dettaglio, la legge n.296 è stata integrata e modificata da provvedimenti successivi, ai commi 344, 345, 346 e 347 dell’art. 1, per:

− la riqualificazione energetica globale dell’edificio (comma 344);
− interventi su strutture opache verticali (le pareti, il cosiddetto “cappotto” esterno) strutture opache orizzontali (solai/coperture) e infissi (comma 345);
− l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (il cosiddetto solare termico, comma 346);
− l’installazione di caldaie a condensazione o pompe di calore (comma 347).

Il meccanismo delle detrazioni fiscali del 55% ha certamente avuto il merito di innovare la normativa specifica degli incentivi per interventi di ristrutturazione del patrimonio edilizio. Fino a tutto il 2006, infatti, l’unica agevolazione fiscale prevista era la detrazione del 36% di quanto speso, principalmente prevista per interventi di ristrutturazione edilizia.

In questi cinque anni di detrazioni del 55% per l’efficienza energetica degli edifici, l’ENEA ha effettuato una campagna di informazione, monitorando tutti gli interventi eseguiti sul territorio nazionale [1]. Purtroppo, le statistiche ufficiali esistono solo per i primi tre anni, dal 2007 al 2009, ma permettono comunque una valutazione dei risultati.

Entrando nel merito dei dati dichiarati nel triennio 2007-2009, la tabella sotto riassume la situazione.


Gli interventi di efficienza energetica finanziati sono stati circa 600mila, per una spesa totale di 7.5 miliardi, di cui oltre 4 erogati dallo Stato sotto forma di detrazioni del 55%. Dal punto di vista ambientale, la diminuzione delle emissioni è stata di circa 900mila tonnellate di anidride carbonica, di cui 317mila nel solo 2009, come da dichiarazioni trionfanti di Giampaolo Valentini, della direzione dell’Unità tecnica ENEA.

Ora, qualcuno potrebbe giustamente chiedersi se 900mila tonnellate di CO2 sono tante o poche rispetto al totale che vorremmo abbattere, e a quanto ammonta questo totale.

Presto detto. Il settore residenziale è responsabile per circa il 10% delle emissioni nazionali [2]. Il valore di riferimento del 1990 era di 52 milioni di tonnellate (Mton) di CO2. Nel 2009, 16 anni più tardi e dopo tre anni di detrazioni al 55% per l’efficienza energetica degli edifici, quel valore si è abbassato a 51 Mton di CO2.

Volendo diminuire del 20 per cento le emissioni del settore residenziale entro il 2020, come da accordi di Kyoto, mancano ancora circa 10 Mton di CO2. La diminuzione di 317mila tonnellate di CO2 ottenuta con le detrazioni del 55% nel 2009, per la quale sono stati spesi 1.4 miliardi di euro, rappresenta dunque solamente il 3% circa del totale. Numeri alla mano, per tagliare 10 Mton di CO2, al ritmo attuale sono necessari altri 31 anni (e 40 miliardi di euro di incentivi). Ci arriveremmo dunque nel 2042. Alternativamente, volendo rispettare il termine ultimo del 2020 degli accordi di Kyoto, dovremmo aumentare il totale disponibile per le detrazioni per l’efficienza energetica a 5 miliardi l’anno, sperando che gli italiani vogliano investire gli altri 5 di tasca propria. In tempi di crisi finanziaria mondiale e credit crunch, appare chiaro quanto impraticabile sia questa seconda ipotesi, mentre la prima ci porterebbe ad onorare i termini dell’accordo di Kyoto con oltre 20 in ritardo. E’ allora evidente quanto lontane dalla realtà siano le dichiarazione trionfanti di Valentini, dell’ENEA e della stampa ambientalista per la diminuzione di 317mila tonnellate di CO2 ottenuta nel 2009.

Come se ne esce? Un’analisi più dettagliata dei numeri contenuti nei rapporti ENEA rivela due fatti interessanti. Il primo è che, quantitativamente parlando, oltre il 60% del totale degli interventi di efficienza energetica in Italia è concentrato in quattro sole regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. L’effetto degli incentivi fiscali è molto limitato (o nullo) nelle regioni meridionali. Di pari passo, ovviamente, va la riduzione regionale delle emissioni di anidride carbonica.

La seconda nota di interesse è la ripartizione degli interventi effettuati per tipologia nel triennio 2007-2009, mostrata nella figura sotto. E’ subito evidente come, degli interventi alla struttura eseguiti dagli italiani (pareti, coperture, infissi), il 90% sia stato sugli infissi.
Il motivo è presto spiegato: il costo medio di un intervento sugli infissi è molto minore di quello su pareti e coperture. Ora, qualcuno potrebbe giustamente chiedersi se l’intervento agli infissi sia quello che fa risparmiare di più. La risposta, purtroppo, è generalmente no, come si vede nella figura sotto, elaborata dai dati ENEA.

Dal punto di vista dell’intervento alla struttura, dunque, la tendenza è stata quella di privilegiare l’intervento meno efficiente per il risparmio energetico ma economicamente più contenuto in termini di capitale investito (gli infissi).

Il che suggerisce che il nodo da aggredire per massimizzare la riduzione delle emissioni del settore residenziale, mantenendo fissi gli incentivi all’efficienza energetica, sia duplice. Insomma, le ragioni per *non* investire nell’intervento che garantisce la massima efficienza energetica (e dunque il massimo ritorno economico) sono probabilmente due: l’alto costo iniziale o, nel caso esso non costituisca problema, la scarsa fiducia nel reale ritorno economico. Il nodo da aggredire è doppio, e riguarda l’accesso al credito e la consulenza energetica.

Cominciamo con l’accesso al credito. Gli interventi sulla struttura che garantiscono i risparmi maggiori – pareti e solai/coperture – costano generalmente due o tre volte più degli infissi. Lo abbiamo visto sopra. Il costo al chilowattora (kWh) risparmiato è però decisamente favorevole ai primi (10 cent€/kWh contro 18 degli infissi [3]). Tuttavia, il grosso investimento iniziale rappresenta una barriera non da poco che scoraggia molti – risparmiare sul consumo è pur sempre una scommessa sul futuro – o rende l’investimento financo proprio impossibile – non tutti hanno 20-30mila euro da dedicare all’efficienza energetica delle casa. Non stupisce dunque che il 60% degli investimenti iniziali si concentri in sole 4 regioni, ricche e al nord, e che al sud restino le briciole. In tal senso, un accesso al credito facilitato per interventi di efficienza energetica in funzione del reddito migliorerebbe di molto le cose, oltre a contribuire a ridurre il divario nella qualità delle vita tra chi ha di meno e chi ha di più.

Ora la consulenza energetica. Le tipologie di intervento per l’efficienza energetica sono molte e scegliere quella giusta non è facile. Dalla distribuzione regionale dei risparmi medi conseguiti con gli interventi ricavata dai dati ENEA si osserva che i maggiori benefici non sono localizzabili unicamente nelle regioni settentrionali a clima prevalentemente rigido, come vulgata comune vorrebbe. I valori massimi si registrano infatti in Lombardia e Marche, mentre i valori minimi sono in Sicilia e Sardegna [3]. A peggiorare le cose, il costo medio per un intervento di riqualificazione energetica è funzione di innumerevoli variabili (la complessità tecnica dell’intervento, ad esempio, o la diversità nell’economia locale italiana). Detto altrimenti, l’efficienza energetica degli edifici è materia complessa. L’intervento migliore dipende dalle caratteristiche dell’abitazione, dal territorio e, soprattutto, dalle abitudini di vita di ognuno di noi. Un recente studio olandese [4] ha infatti dimostrato come la fruttuosità dell’intervento dipenda soprattutto dall’ultimo punto che viene invece generalmente trascurato. Se, ad esempio, usate molta acqua calda – perchè vi fate molte docce – e abitate in una zona normalmente soleggiata, allora l’intervento più conveniente è senza dubbio il solare termico. Se invece di docce ve ne fate poche o usate poca acqua, investire nel solare termico non conviene anche abitando al sud dato che il tempo necessario a ripagare l’investimento iniziale si allunga a dismisura, vanificando i propositi d’efficienza energetica (e monetaria) iniziali.

La verità è che non esiste un intervento ottimale uguale per tutti. Certo, esistono i valori medi per spese e risparmi, ma rischiano di non dare indicazioni corrette – in relazione cioè a consumi e risparmi effettivi – a chi volesse investire in efficienza energetica. In altri termini, a fidarsi dei valori medi si corre il rischio di scegliere un intervento costoso ma con un tempo di ritorno d’investimento anche oltre i 30 anni. Non certo quello che si definisce un investimento fruttuoso.

Un buon servizio in tal senso è offerto da ContoEnergia, che aiuta chi desidera investire in efficienza energetica con un’attività di consulenza, diagnosi energetica e pianificazione degli interventi. Purtroppo, è prassi comune che i costi delle consulenze ricadano sugli utenti. Il che, manco a dirlo, scoraggia l’uso della consulenza energetica. Qualora fosse invece sovvenzionata dallo Stato, direttamente ai vari produttori d’energia, l’utente potrebbe farne largo e libero uso e decidere gli interventi in base alle soluzioni proposte e ai contratti offerti dalla aziende stesse assieme alle soluzioni proposte. Consulenza e competizione, dunque, non solo informazione e modulistica.

questo articolo è apparso venerdì su iMille-magazine.
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Note a piè pagina:

[1] ENEA – Efficienza energetica
[2] “CO2 emission by sector” – European Commission (2007).
[3] “Le detrazione fiscali del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente” – ENEA (2010).
[4] “Do energy efficiency investments lead to lower household expenditure?” – ECN Policy Studies (2011).

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  • andrea dolci

    Abbiamo commissionato uno studio sul condominio dove abito.
    Tenendo conto delle detrazioni di legge il cappotto si ripaga in 32 anni, i pannelli dell’acqua calda in 27.
    Morale: spesso la pratica é meno semplice della teoria.

  • valentina85

    @andreadolci: però il costo del metano aumenterà di sicuro in futuro, quindi nel calcolare in quanto tempo si ripaga l’investimento bisognerebbe anche poter tenere conto di questo. O l’hanno già fatto, basando i calcoli sul trend attuale?
    Poi c’è un fattore che secondo me non viene abbastanza considerato: aumentare l’efficienza energetica aumenta significativamente il valore di un immobile. Ho appena comprato casa e ho visto sproporzioni di prezzo folli tra case costruite negli anni ’80 (classe energetica: non è dato sapere) e case costruite nei primi anni del 2000 (quindi non nuove di pacca), ma di classe A. L’appartamento in classe A costava 100.000 euro in più dell’appartamento anni ’80. Erano nella stessa via, a 200 metri di distanza, e quella in classe A aveva una metratura leggermente inferiore, non aveva il box e aveva il difetto di essere al piano terra.

  • Net Flier

    il valore degli immobili è dato da quanto il mercato può assorbire. è come avere un portafoglio gonfio di una valuta morta. gli immobili oggi possono essere così.
    innutile poi menare il torrone: un edificio deve ripagarsi nel tempo ed essere ammortato dall’acquirente. spendere 100.000€ in più per non avere determinati spazi, può fare la differenza tra avere o non avere un mutuo erogato.
    oggi gli istituti di credito NON erogano un tubo di niente e nei pochi casi, le cifre sono ridicole.
    cosa si pensa di ottenere?

  • Davide

    in veritá le emissioni imputabili al settore residenziale sono molto piú del 10%, dovuto al fatto che molta dell’energia prodotta per il residenziale viene conteggiata nel “energy industries”.

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      E’ vero, ma non sono tantissimo più alte. Il settore residenziale assorbe circa un quarto della produzione di energia elettrica italiana. Alla media italiana di 480 grammi di CO2 al kWh, fa circa 35 Mton. Quindi passeremmo dal 10% al 17% circa.

  • enrico gallo

    Buongiorno Zuliani, leggo sempre con interesse i suoi articoli , questa volta vorrei intervenire per segnalarle un dato che non mi quadra.
    Facciamo l’esempio calzante di un condominio: se si inteviene su un tetto o sulle pareti perimetrali il costo dell’intervento presente nella pratica risulta dell’intero fabbricato, se si sostituiscono gli infissi il costo è invece per ogni singola unità abitativa. questo per segnalare come spesso gli interventi che risultano più costosi nel grafico che lei ha segnalato, una volta suddivisi tra i condomini, non lo sono più.
    Nella realtà gli interventi sugli infissi sono di gran lunga i più costosi e con il tempo di rientro dell’investimento più lungo.
    Il perchè si lavora molto sugli infissi è presto spiegato, si è utilizzata questa norma (molto buona) spesso senza ragionare con un consulente sulle sue reali finalità e possibilità che contiene(tra l’altro anche le spese per consulenza sono detraibili)mentre i costruttori e montatori di serramenti l’hanno utilizzata al meglio. E’ mancata in questi anni quindi una reale cultura del risparmio energetico; e la norma stessa emanata dal governo prodi è stata progressivamente svuotata del suo potenziale dal governo sucessivo.
    Il potenziale di questa norma resta comunque enorme e i toni di valentini, che mi risulta coordini un gruppo di sole 6 persone che in questi anni i condizioni allucinanti hanno svolto un gran lavoro, ritengo siano giustificati.
    La mia esperienza di consulente (sono un progettista di impianti) sul campo con più di 150 pratiche realizzate, mi conforta rispetto a quanto le ho scritto.
    In ultimo devo sottolineare che in regione piemonte si era tentato di intervenire a sostegno di questa norma con un bando che intervenisse a sostenere gli interessi di eventuali finanziamenti accesi da condomini per opere di riqualificazione energetica, ma il ministero bocciò questa opportunità già nel 2008 in quanto non vi dovevano essere ulteriori benefici da parte di enti pubblici oltre il 55%
    potrei ancora dire qualcosa ripetto al sistema creditizio ed alle possibilità comunque insite nelle opere di riqualificazione energetica come investimento ma mi sono già dilungato troppo.
    con stima
    Enrico Gallo

  • anita81

    Qualche riflessione aggiuntiva (da profana).
    1) Spesso chi cambia gli infissi lo fa non tanto perché spinto dal desiderio di isolare meglio il proprio immobile, ma perché vanno comunque sostituiti per varie ragioni, e in questi 5 anni ha potuto approfittare dei contributi.
    2) Nelle regioni del sud, per evidenti ragioni climatiche, molte case ancora non hanno un impianto di riscaldamento vero e proprio, ma si usano stufe e simili unicamente nei mesi più freddi (spesso solo da dicembre a febbraio). Di conseguenza, è più difficile apprezzare il valore aggiunto di importanti interventi di ristrutturazione volti a migliorare l’efficienza energetica, perché spesso non si sa nemmeno quanto si spende per il riscaldamento. Soprattutto, anche qualora lo si sapesse, ci vorrebbe più tempo per ammortizzare i costi rispetto ad un immobile situato in regioni più fredde.

  • Denis Brandolini

    Analisi errata sul fronte delle motivazioni. La ragione per cui la maggioranza s’è mossa sugli infissi *non* è per il fatto che fosse l’intervento più economico, quanto per i seguenti motivi:

    1. Comfort. La sostituzione dei vecchi traballanti infissi a vetri singoli sia elimina gli spifferi (molto più fastidiosi, a pari perdita energetica, di una parete omogeneamente fredda) sia soprattutto i rumori, due fattori molto importanti in città.

    2. Estetica. Un rinnovo degli infissi unito ad una semplice tinteggiaura cambia l’aspetto di un appartamento oramai logoro.

    3. Fattibilità. Per via di complicazioni sia burocratiche che tecniche che di coordinamento condominiale, procedere alla sostituzione degli infissi è molto più semplice che installare un solare termico o rifare l’isolamento delle pareti. Quanto alle caldaie a condensazione, senza rifare il resto dell’impianto in modo che possano operare a temperatura medio/bassa sarebbero totalmente sprecate – ma mettersi in simili interventi di nuovo porterebbe nelle complicazioni di cui sopra – senza contare che si dovrebbe stare fuoricasa durante i lavori.

    Ma il punto principale è che la stragrande maggioranza degli interventi di riqualificazione in oggetto *non* sono stati fatti per conseguire risparmi energetici – non è un fatto davvero percepito in ottica di ritorno dell’investimento – quanto per cogliere l’occasione per ristrutturare abitazioni vecchie risparmiando qualcosa.

    Ultima nota: fare i conti del ‘costo’ per lo Stato nel modo suddetto lo trovo errato, sembrano i numeri fatti dalle major quando stimano le perdite dovute alla pirateria. Il fatto è che l’industria edile, stantìa e arretrata da decenni, ha avuto grazie a questi incentivi una una grossa spinta a rinnovarsi e iniziare a lavorare con materiali e tecnologie moderne. Questo senza contare la quantità di lavoro generata da siffatti incentivi.

    Insomma: credo che l’articolo andrebbe un po’ rivisto, porta a conclusioni un po’ fuoristrada.

  • bipo

    quoto denis brandolini e aggiungo anche che il “costo” per lo stato deve tenere conto dell’emersione del nero, dato non tracurabile e facilmente reperibile dai dati percentuali che ne hanno permesso il rinnovo nella finanziaria 2010.
    Io ho sfruttato gli incentivi nella ristrutturazione di un rustico in zona senza metano, al nord. Nel mio caso l’intervento ha comportato costi aggiuntivi pari al 20%, ma il risparmio di calore (circa 1500 euro annui in pellet per 200 mq , in classe B) mi permettono di rientrare della spesa in 7 anni.
    per la mia esperienza,quindi, una fantastica opportunità.

  • Antonio Pinto

    Faccio un ragionamento tutto numerico; intanto riprendo il commento di Davide e la replica di Zuliani prendendo per buono che le emissioni di “origine” residenziale siano il 17% e non il 10% del totale, per cui mettiamo da parte un coefficiente 1,7. Poi, guardando la prima tabella (dati dichiarati nel triennio 2007-2009), mi viene di ipotizzare che più che una media sui 3 anni, si possa ipotizzare che il numero medio di realizzazioni si possa assumere uguale a 240.000, al quale potremmo far corrispondere una diminuzione di emisssioni pari a 370 kton. Ma, tenendo conto del fattore 1,7, si può arrivare ad affermare che l’impatto annuo di abbattimento di emissioni sia pari a 370*1,7 = 629. In 11 anni avremmo una diminuzione di emissioni pari a 629*11 = 6919 kton, cioè 6,919 Mton… Insomma non saremmo poi così lontani dai 10,4 Mton da raggiungere nel 2020, e i margini per poter migliorare i risultati ci sarebbero, a cominicare dal fatto che – come scrive lo stesso Zuliani – il 60% degli interventi si è concentrato in 4 regioni. Basterebbe che il numero di interventi passasse dai 240.000 che ho prima ipotizzato a 360.000 (cioè aumentasse del 50%) che si raggiungerebbe l’obiettivo del 20% nel 2020.

  • bipo

    Ho riguardato le tabelle e forte della mia esperienza posso dire che:
    1) gli interventi di riqualificazione hanno come scopo l’aumento dell’efficienza energetica OLTRE la soglia minima che deve essere rispettata per i lavori di ristrutturazione (e costruzione). Il dato sui risparmi di CO2 è quindi solo parziale se non tiene conto dei livelli minimi di efficienza che sono stati imposti in questi anni per tutti i nuovi edifici e per qualsiasi intervento di ristrutturazione. ENEA di fatto conteggia i casi “esemplari” e non tutti gli altri casi di semplice rispetto della normativa.
    2) gli infissi sono l’intervento più semplice per il superamento delle soglie di cui al punto 1). Inoltre gli infissi sono un’intervento praticamente obbligatorio in caso di riqualificazione di pareti e di interventi completi di un intero edificio, quindi risultano conteggiati più volte.
    3) il solare termico non potrà che aumentare in futuro, essendo diventato obbligatorio per qualsiasi costruzione o ristrutturazione.Non so quanto si rifletterà nelle statistiche di ENEA.
    4) se una zona era “energeticamente virtuosa”, sicuramente ha beneficiato meno degli incentivi (per il punto (1)), penso al Trentino Alto Adige, che in pratica hanno “inventato” il settore in Italia.
    5) il “consulente energetico” e la “certificazione energetica” sono “costi” che rientrano nella detrazione.

  • bipo

    il punto 4, in italiano:
    4) se una zona era “energeticamente virtuosa”, sicuramente ha beneficiato meno degli incentivi (per il punto (1)).Penso al Trentino Alto Adige, dove in pratica hanno “inventato” il settore.

  • enrico gallo

    Per affrontare l’argomento devono essere ben evidenziati i dati di partenza, anzitutto è importante valutare lo stato del patrimonio edilizio esistente per comprendere dove bisogna intervenire.
    Dal rapporto CRESME saienergia 2010
    “Il parco edilizio oggi si caratterizza per l’elevato spreco delle risorse energetiche. E, allo stesso tempo, per la potenzialità di risparmio delle medesime”
    Edilizia è “colabrodo dell’energia, in relazione a anzianità del parco edilizio, all’assenza di manutenzioni programmate, al tipo di materiali impiegati e soprattutto alla perdita, nei secoli, della relazione intima tra edilizia e caratteristiche climatiche dei luoghi

    Il medesimo rapporto indica come assuma straordinaria importanza la riqualificazione del patrimonio esistente , perché comporta lo sviluppo di nuove tecnologie per materiali e impianti e lo sfruttamento di quelle che si chiamano “finestre di opportunità”.
    I dati di partenza:
    In Italia ci sono:
    11,6 milioni di edifici, per il 78% ante 1981
    consumo medio al mq di un edificio , circa 170 kwh/mq (sud e nord assieme – piemonte 190 kwh/mq)
    Per il settore civile(residenziale+terziario) i consumi per riscaldamento raffrescamento e ACS sono il 22% del consumo primario del paese ( sempre fonte cresme SAIEenrgia 2010)
    pari a circa 28,2 milioni di TEP (tonnellate di petrolio equivalente)
    il costo complessivo di fornitura ebnergetica per il settore civile è di circa 31,1 miliardi di euro. di questi circa il 70% va in riscaldamento – ragioniamo su circa 20 miliardi di euro all’anno sprecati dagli involucri.
    Ed è giustamente qui che bisogna intervenire.
    Oltre all’ovvio ragionamento sulle minori emissioni diciamo che un serio intervento su questi edifici può portare in media un risparmio minimo del 30% dei consumi, una cifra che si avvician ai 6 miliardi di euro all’anno di risparmio sulla boletta energetica

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      l’edilizia è “colabrodo dell’energia.

      Enrico, come me sul quel versante sfonda una porta aperta. Personalmene credo che certi edifici, soprattutto quelli a cavallo degli anni 70-80, sarebbe meglio rifarli di sana pianta piuttosto che non accarnivicisi sopra (scusi lo sbrodolomento) con l’efficienza energetica.

  • enrico gallo

    aggiungo che non ho potuto linkare il rapporto perchè non è pubblicato sul web, ma se viene richiesto può essere spedito a casa

  • tom

    vi segnalo il sito di Uncsaal, associazione confindustriale che sta difendendo le detrazioni fiscali del 55%, per tutte le notizie; http://www.uncsaal.it/approfondimenti/finanziaria/notizie-sul-55%25.html

  • TOM

    2012: confermatee detrazioni fiscali del 55% per il 2012, rendendole strutturali dal 2013 però abbassandone l’aliquota al 36%; pessima mossa, ritorneranno i pagamenti in nero con le evasioni del caso e cari saluti alla trasparenza fiscale. Le associazioni dell’involucro edilizio hanno presentato la richiesta al Presidente Monti per concertare un tavolo di discussione che renda strutturale l’aliquota del 55%.. Link: http://www.uncsaal.it/notizie/ultime/conferma-del-55%25-per-il-2012.html
    Invece alla pagina: http://www.uncsaal.it/notizie/ultime/richiesta-al-governo-monti.html
    si può liberamente scaricare il dossier 55% consegnato al Governo Monti