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Diffidate

18 dicembre 2010

Essere garantisti è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo: anche quando scorrono le immagini dei bastardi che hanno devastato Roma e anche quando ti vien voglia di scendere in strada a dar man forte ai poliziotti. Essere garantisti significa soltanto rimanere normali, freddi, ricordarsi che le leggi non possono essere stiracchiate secondo le scalmane del momento e che non si possono giudicarle troppo miti o troppo severe secondo fazione: perché è proprio questo che in Italia ha creato disastri inenarrabili e ha regalato eccessi di discrezionalità alla magistratura. Ed proprio in questo, pure, che dovrebbe sostanziarsi la fatidica indipendenza togata: badare alla lettera della legge e non a generiche «aspettative di giustizia», fregarsene degli applausi o dei fischi, dei giornali, delle famiglie dei ragazzi che siano studenti o celerini. Tutto questo per dire che se uno studente è incensurato, è incensurato; se ha la fedina penale pulita, beh, ce l’ha; la giostra delle attenuanti e delle aggravanti non è stata inventata solo per rendere complicato ciò che da casa ci pare semplice e liquidatorio.

Eppure ci sono opinionisti anche savi e moderati, in questi giorni, che di fronte alle scarcerazioni degli studenti e dei vandali adesso si scandalizzano e invocano «buon senso», dicono cioè che quanto accaduto «non può essere valutato solo col freddo bilancino del codice penale»: e allora con che cosa, di grazia? Che cos’è questo buon senso, qualcosa che va oltre la legge o permette di applicarla come ci pare? Che fai, prendi un 18enne incensurato e lo tieni genericamente in galera perché la gente è incazzata? È questa la «fermezza»? O dovremmo improvvisare delle leggi speciali e disgraziate, come quando si decise che in Italia c’era l’emergenza stupri (e gli stupri erano in calo) e allora s’improvvisò una norma anti-costituzionale che rendeva obbligatorio il carcere preventivo? I provvedimenti «esemplari» lasciateli invocare ai politici, a chi spia soltanto dove tira il vento: i magistrati sono tenuti a differenziare e a dare i domiciliari in un caso, chiedere l’obbligo di firma in qualche altro, vietare la dimora in città in altri ancora, liberare – in attesa di processo, beninteso – quando la legge lo prevede. È quello che è successo.

Perché forse non è chiaro, ma i ragazzi fermati non sono Black Block, non sono l’avanguardia che ha incendiato e distrutto, quelli che cioè hanno sicuramente compiuto dei gravi reati i quali – quelli sì – giustificherebbero la galera per pericolosità sociale: i ragazzi arrestati erano le seconde file rispetto ai più addestrati ed esperti che non sono stati presi, studentelli magari conformisti e magari cretini, gente colpevole più delle cose che dice che di quelle che fa. Non c’è stata nessuna «generalizzata scarcerazione», come ha scritto il Corriere della Sera di ieri, e mi spiace dire che anche l’apertura di Libero, ieri, era demenziale: «Hanno fatto venti milioni di danni e pestato 50 agenti: sono già fuori». Chi? Chi ha fatto i 20 milioni di danni, chi ha pestato 50 agenti? I 22 studenti totali fermati l’altro giorno, ragazzine comprese? E che erano, samurai?

Non dovrei precisarlo, ma io sto coi poliziotti: voglio che siano pagati di più, voglio che non siano mandati allo sbaraglio, che abbiano attrezzature adeguate, che non debbano affrontare criminali organizzati come se fossero cassintegrati della Fiat; ma voglio, nondimeno, che siano perseguiti se pestano e scalciano inutilmente un ragazzo riverso per terra, perché chi sorveglia il rispetto delle regole è tenuto a rispettarle più degli altri. Io non ho mai sentito tante cretinate generiche e disinformate come quelle mediamente pronunciate da questi studenti, perlomeno quelli che hanno avuto ampi spazio sui media; e nessuno ha diritto di dire che la mia rabbia, nel vedere le devastazioni romane, sia inferiore a quella di chiunque. Ma la magistratura, quella seria, si limita ad applicare le leggi fatte dalla stessa classe politica che ora se ne lamenta: e che spesso reclama delle pene neppure previste all’origine, o, peggio, reclama carcerazioni che fungano da «esempio» come nel peggiore dei regimi. Tutto per lisciarvi il pelo dalla parte giusta. Diffidate. Stanno soltanto facendo una parte in commedia.

(questo articolo esce su Libero, 18 dicembre)

36 commenti

  1. Lapis says:

    PECCATO CHE IL PRESUPPOSTO DELLA “LETTERA DELLA LEGGE” NON ESISTE, ED E’ ESATTAMENTE LA PIA ILLUSIONE DEI FALSOGARANTISTI.
    ***
    Caro Facci,
    se davvero esistesse la “lettera della legge”, al posto dei giudici potremmo mettere un computer o degli impiegati che fanno i conti. La “lettera” stabilisce tot di questo, tot di quello, buongiorno e buonasera.
    Risparmieremmo un sacco di soldi. Avremmo la Giustizia Automatica. Cioè una cosa che non è di questo mondo.
    ***
    Invece non possiamo illuderci/sperare/invocare una “lettera della legge” che funzioni da sola, perchè la legge ovviamente/giustamente/necessariamente affida ai giudici anche dei margini di valutazione caso-per caso. E guai se non fosse così !!!
    Hai letto la motivazione in base alla quale il Giudice ha risposto picche al Pm (un altro magistrato, che interpretava la “lettera” in modo più serio) il quale Pm chiedeva di sbattere in galera il coglione con la pala, senza limitarsi alla ‘galera’ dei domiciliari? Sì, proprio il coglione con la pala, quel coraggioso che manganellava un uomo già a terra e sanguinante? Il povero minorenne che fa il duro con un uomo a terra, ma appena viene acchiappato piagnucola di essere minorenne, cioè spiega di non voler essere responsabile delle proprie azioni?
    ***
    Contrariamente alla OPINIONE del Pm, il Giudice ha stabilito che “per ora i domiciliari sono sufficienti”. Ed è appunto una sua OPINIONE diversa: semplicemente, è stata l’OPINIONE decisiva.
    ***
    Guai se togliessimo questi margini “umani”! (Oltre al fatto che è impossibile, ovviamente).
    E quindi il tuo presupposto è semplicemente inesistente. Quel Giudice ha offeso il buonsenso e INTERPRETATO la legge esattamente come il padre di quel coglione: esattamente spiegandogli che può continuare a pensare di farla franca, o di pagare poco. Punto.

  2. odus says:

    Concordo con minushabens.
    Non esiste “la lettera della legge”.
    Esiste il cervello del giudice che decide in modo diverso da un computer.
    Quasi sempre arbitrariamente sbagliando?
    Non si sa.
    Si sa che per minushabens che forse è un giudice e in ogni caso come il giudice ha un cervello che può ignorare “la lettera della legge”, il ragazzo della pala è un piagnucolante coglione.
    Perché in mancanza della “lettera della legge” – inutile come i parlamenti che promulgano le leggi con grandi dibattiti sull “lettera” – ogni testa d’uomo è un giudice.
    Anzi, come dice un detto siciliano “ogni testa un t r i b u n a l e”.
    E chi se ne fotte della “lettera della legge”! Anzi, guai a basarsi su quella.

  3. odus says:

    Chiedo scusa a “minushabens”.
    Il mio commento è indirizzato a “lapis”, che ha scritto appena sotto “minushabens”.

  4. mikle says:

    questi scontri sono un regalo di babbo natale per un governo, che non parla mai con gli studenti e non si frega un ca.. per l’università.

  5. odus says:

    OT. Come si posizionerà Facci nel nuovo assetto proprietario e direttoriale del giornale su cui scrive?

  6. francescoliberta says:

    Posso mettermi in contatto con Lei ?
    Non per saluti o complimenti ma per un interessante progetto !

    Devo però dirglielo di persona ovviamente !

    Se vuole
    apil2009@libero.it

    grazie