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Fede, Saviano e noi

11 maggio 2010

Su Libero di oggi – 11 maggio, giorno del mio compleanno – mi sono regalato un articolo scritto assieme ad Antonio Socci. Un cosiddetto laicista (io) e un cattolico. A sostegno di Roberto Saviano, senza se, senza ma e possibilmente senza Emilio Fede.

Regalare alla sinistra Roberto Saviano sarebbe una delle sciocchezze più tragicomiche che il centrodestra potrebbe fare: eppure ci sta provando in ogni modo. In queste ore ci si è rimesso pure Emilio Fede, che si è lanciato con un’invettiva così sgangherata da rendere imbarazzante persino parlarne. Se l’autore di «Gomorra» non si è ancora intruppato in certo gregge conformista e firmaiolo, del resto, è solo per merito proprio, da uomo libero e coraggioso qual è. Saviano, oltretutto, ha una formazione culturale fin troppo di destra: il centrodestra avrebbe potuto farne un proprio simbolo, ma ragionare in questo modo sarebbe comunque fare un torto a uno scrittore che giustamente tiene alla propria indipendenza da ogni schieramento, e che ripete, ogni giorno, che la lotta alla mafia e alla camorra non è di destra né di sinistra.

Saviano dovrebbe essere considerato – da tutti – un simbolo di libertà, una voce nobile, un giovane scrittore che ha rischiato e rischia la vita per innescare una rivolta nella coscienza della sua gente, la stessa che animò grandi scrittori come Salamov e Solzenicyn contro l’impero della menzogna comunista: non è un caso che Saviano abbia indicato, come riferimento morale, proprio «I racconti di Kolyma» che è la più grandiosa e sconvolgente opera letteraria di denuncia della bestialità del Gulag assieme all’«Arcipelago» di Solzenicyn.

Non si deve commettere l’errore di ritenere la mafia e la camorra una «cosa loro», una bega regionale: si parla – Saviano ce lo ha fatto capire più di chiunque – di un impero economico planetario, di una tirannia che stritola intere regioni del Sud Italia e quindi l’intero sistema democratico. Si parla di un’autentica zavorra che paghiamo salatamente: l’Italia, non considerando le regioni oppresse dalle mafie, avrebbe un reddito e una ricchezza paragonabili a quelle della Germania. Ecco perché il tumore mafioso trascina il Paese sull’orlo del baratro: allo svilimento morale e civile si accompagna lo svilimento del nostro benessere, come la vulnerabilità del nostro sistema economico ha reso ancora più evidente. Dobbiamo capire che il nemico di Saviano è il nostro nemico, il nemico di ciascuno, ciò che infetta e minaccia anche la libertà, la stabilità, il lavoro, il benessere, i risparmi di ogni italiano che, pure, non l’abbia ancora capito.

Dispiace che anche Berlusconi sia caduto nell’errore di considerare «la letteratura come Gomorra o le serie della Piovra» solo come una pessima pubblicità all’Italia, tra l’altro facendo confusione due volte: Gomorra è un’inchiesta coi controfiocchi che ha rivelato al mondo ciò che neanche tanti giornalisti italiani sapevano, mentre La Piovra è la caricatura, in fiction, di una mafia immaginifica che non è neppure mai esistita, ma che viene replicata all’infinito per buona grazia del tafazzismo nostro e dello sciovinismo d’oltreconfine. Evidentemente il Cavaliere è stato male informato ed è caduto, oltretutto, in una clamorosa gaffe: non solo perché l’editore di «Gomorra» è la sua Mondadori, circostanza di cui dovrebbe andare fiero, visto che quell’opera è costata alla camorra più di una guerra perduta; ma anche perché, a dirla tutta, in tv non c’è stata solo «la Piovra», e le sue reti Mediaset hanno messo in onda delle serie più che paragonabili. Tra queste «Il capo dei capi», basata su un testo di Giuseppe D’Avanzo e Attilio Bolzoni, prima serata di Canale 5.

Quello che forse Berlusconi dovrebbe sapere, soprattutto, è che Saviano non è un fazioso o un fanatico: è tra i pochi intellettuali che hanno riconosciuto i successi del governo nella lotta alla camorra. E’ giunto a dichiarare, Saviano: «Il ministro Maroni ha il merito di avere iniziato un’azione indubbiamente più forte di quanto sia stato fatto in precedenza. E sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri degli Interni di sempre. Mi riferisco in primo luogo al Casertano, finora quasi ignorato dall’intervento statale centrale». Ora: quanti sono gli intellettuali così liberi da aver riconosciuto i meriti di un Maroni? Certo, Saviano ha idee proprie sulle misure che andrebbero varate per essere ancora più efficaci: e sono diverse da quelle intraprese dal governo, che critica anche aspramente. Le opinioni di Saviano, esattamente come quelle dell’Esecutivo, si possono condividere o meno: ma gli va riconosciuto, a dispetto del canto delle sirene intonato da sinistra, che sinora è riuscito a non farsi arruolare in nessun circo politico o mediatico: non è il caso, dunque, che ce lo arruoliamo noi. Saviano sta tentando di parlare a tutti e si mantiene fedele alla propria coscienza: questo ci pare.

Poter criticare le misure del Governo è un’ovvia regola democratica, ma va detto che Saviano con il centrosinistra non è meno duro. In una recente intervista a Pietrangelo Buttafuoco, su Panorama, ha ricordato: «Il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali. Le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria. E chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra. Ma io questa cosa l’ho detta e ridetta, l’ho fatta presente in vari articoli e interventi. E per questo mi sono meritato la fama di essere uno che, per interesse personale, infanga la sua terra. Quanto mi ha attaccato il centrosinistra campano, che ancora oggi mi considera un nemico! Solo pochi, pochissimi mi sono stati vicini».

Roberto Saviano, che tra l’altro ha rivelato gran stoffa letteraria e straordinario talento giornalistico, in questa rivolta morale ha scommesso la sua vita fin dal principio. Ora, ad appena 31 anni, deve vivere da fuggiasco, superblindato, prigioniero, senza una vita privata. Qualche volta ha ceduto, e ha detto: non lo rifarei. Merita almeno il rispetto di chi sta con il culo al caldo.

Nell’ottobre 2008, sul Riformista, su Emilio Fede scrissi questo. Non fu semplice, anche perché ero assunto a Mediaset.

Emilio Fede non mi fa più ridere. Da anni. Non me ne frega niente che sia un sagoma, un personaggio, un elemento imprescindibile del paesaggio: non è imprescindibile, e il paesaggio ormai fa schifo. Ecco: forse il Riformista potrebbe essere l’ideale per scrivere due paroline su di lui: perchè uno scranno decente, per il resto, non c’è. Non c’è a sinistra, laddove da quindic’anni ne decantano soltanto un macchiettismo da riproporre di continuo nel bastante verismo dei Blob. Non lo troverete su l’Unità o su Repubblica, e non perché sia una battaglia persa: perché è una battaglia vinta, dicono che Retequattro non ha un telegiornale, stop, chi deve saperlo lo sa, chi non l’ha capito non lo capirà mai più.

E a destra? La battaglia qui è persa davvero, si fanno spallucce, che ci vuoi fare, suvvia, è Fede, la Terra gira, il mare è blu e al Tg4 c’è Emilio. Un quotidiano come Libero non l’attaccherà mai, figurarsi il Foglio, figurarsi al Giornale: direbbero subito che qualcuno vuol soffiargli il posto. Lo direbbe lui, anzitutto. Telefonerebbe a tutti. Neppure il Corriere o La Stampa o altri giornali ormai sprecheranno una parola contro di lui: tempo perso, e poi sia chiaro: ci vuole rispetto, cioè dico, Fede è stato un grande giornalista, quarantacinque anni fa fu inviato in Africa, nel 1976 ha condotto il Tg1.

Neanch’io, un paria, potrei scrivere di Fede: perchè lavoro a Mediaset, dove a loro volta di Fede non ne possono più da anni, ma non possono farci niente. Resistono. Tengono duro. Ora Fede telefonerà a tutti. Anni fa. dopo che avevo criticato durissimamente Maurizio Costanzo, i vertici di Mediaset mi dissero che se non l’avessi piantata mi avrebbero licenziato: gli opposi l’articolo 21 della Costituzione (Costanzo è un pezzo di storia della Tv, prima che un dipendente aziendale) ma per educazione smisi comunque. Con Fede è diverso, non c’è mica da farne una campagna o da scriverne oltre. Ho già finito, non c’è altro da dire. L’altro giorno Fede ha detto che Roberto Saviano «si propone molto», incassa «tanti bei soldini», e, di come si vive da scortato, beh, «io potrei raccontarglielo meglio». E che fai? Niente. Ti vergogni. Per lui e per un Paese. Per un telegiornale sacrificato al climaterio di un uomo solo. Per un’intera redazione abbruttita dai capricci di un direttore che cambia segretarie e giornaliste come cravatte, dove professionisti validissimi hanno dovuto andarsene o cavarsela in qualche modo. Ridere no, non ridi più. Emlio Fede ha avuto imperdibili occasioni per lasciare da eroe, passarelle degne del giocatore che sa cogliere l’attimo: avrebbe avuto il plauso dei grandi. Invece è ancora lì. E noi qui.

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  • artirama

    Caro Facci sono (ancora) d’accordo con lei. Il suo articolo del 2008 su Fede esprime esattamente il mio pensiero.
    Di Fede non se ne può veramente più. Soprattutto a destra.
    Cordiali saluti
    Arturo

  • odus

    “l’Italia, non considerando le regioni oppresse dalle mafie, avrebbe un reddito e una ricchezza paragonabili a quelle della Germania.”

    L’Italia? Quale Italia? L’Italia del nord o l’Italia del sud?
    Non considerando le regioni controllate dalle mafie, l’Italia del nord “ha” già adesso una ricchezza paragonabile a quella della Germania.
    L’Italia sabauda dopo l’annessione del sud ha creduto di risolvere il proprio problema mandando al sud un esercito di 110.000 soldati a combattere il banditismo che fu una reazione armata, una sorta di resistenza del sud alle angherie del nuovo stato. Molti di quei soldati erano giovani meridionali che prima del 1860 non conoscevano cosa fosse la leva militare e che coi Savoia l’hanno conosciuta e durava 5 anni.
    Sono trascorsi 150, 140, 130 anni ed ancora l’Italia del nord segnala che “il tumore mafioso trascina il Paese sull’orlo del baratro: allo svilimento morale e civile si accompagna lo svilimento del nostro benessere, come la vulnerabilità del nostro sistema economico ha reso ancora più evidente.” e parla di “nostro benessere”. Ma “nostro benessere” di chi? Di quelli che vogliono il federalismo come premessa alla secessione ma vogliono mantenere il controllo politico ed economico sul sud?
    Saviano sarà grande, grandissimo, simbolo di libertà e di ribellione quanto volete. Ma in questo contrasto nord-sud che dura da 150 anni, e che il nord ha risolto a proprio vantaggio costruendosi il triangolo industriale mentre smantellava l’industria esistente al sud, Saviano conta quanto una formica.
    Fede sarà ridicolo ed in climaterio quanto si vuole.
    Ma quanti in Italia, sia quella del nord che soprattutto quella del sud, bene o male, danno retta a Fede e quanti, soprattutto al sud, sono a conoscenza delle posizioni di Facci?

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  • http://butriga.tumblr.com butriga

    Grazie Filippo, aria fresca!

  • http://www.potamocheri.eu/blog/ tedc

    Massima stima per Saviano ma

    “Nel 1995, quando la situazione politica ed elettorale è ormai improntata al bipolarismo, a vincere le elezioni è la coalizione di centrodestra, che indica come presidente Giuseppe Nisticò (1995-1998) e Giovambattista Caligiuri (1998-1999), esponenti di Forza Italia. Sul finire della legislatura, tuttavia, cambia la maggioranza in Consiglio regionale e la giunta passa in mano al centrosinistra che esprime la presidenza di Luigi Meduri, esponente del Partito Popolare.

    Nel 2000, con l’elezione diretta del Presidente della Regione e la presentazione di coalizioni già costituite all’appuntamento elettorale, a prevalere è il Polo di centrodestra guidato da Giuseppe Chiaravalloti.

    Nel 2005 la carica di presidente è assunta da Agazio Loiero.”

    Dire che la Calabria negli ultimi 12 anni sia stata governata dal centrosinistra non è proprio esatto. Sono 6 sugli ultimi 15 (e su 12). Ciò non esclude le responsabilità possibili dei vari Presidenti di Regione, ma i numeri sono numeri.

  • trambusto

    posso sapere per quali motivi avete cancellato il mio commento?

    grazie.

  • http://www.mazzetta.splinder.com mazzetta

    abituati caro Trambusto, Facci cancella tutti i commenti che non gli piacciono, cioè tutti quelli appena critici
    non è che abbia cambiato abitudine con l’esordio del Post, è fatto così poverino ;)

  • trambusto

    mazzetta, io non so se è così, non ho mai seguito i blog di facci prima d’ora. è vero che il mio commento conteneva una critica, ma conteneva anche alcuni link che forse (per il numero, più di tre) hanno fatto scattare un automatismo antispam. d’altronde sarebbero sommamente stupido cancellare un commento critico e poi pubblicare quelli che ne denunciano la censura. a me non piace fare la vittima o tempestare il blog di messaggi irritati di lesa maestà (è solo un semplice commento voglio dire, mica un messaggio alla nazione), solo sarei più contento se un qualche disclaimer ricordasse e definisse le regole a cui attenersi per pubblicare, de esistenti e diverse dalla vecchia e gloriosa netiquette che qui si dà per scontata.

    magari, più tardi, ripubblico con meno link.

  • trambusto

    trambusto scrive: Il tuo commento � in attesa di essere moderato 11 maggio 2010 – 10:22:43

    proviamo a sottolineare alcune cose di questo articolo.

    1. l’incipit: “Regalare alla sinistra Roberto Saviano sarebbe una delle sciocchezze più tragicomiche che il centrodestra potrebbe fare…”
    dunque il problema (se gli enunciati e la loro posizione hanno ancora un senso) pare proprio quello di assegnare una posizione “politica” al fenomeno di saviano. tant’è che, poco dopo: “Saviano, oltretutto, ha una formazione culturale fin troppo di destra…” e così via celiando per tutto il resto del tempo giusto per ribadire che saviano è uso citare solzenicyn, criticare la sinistra di governo, adulare maroni e la sua azione contro la mafia ecc.

    2. povero tato: “Dispiace che anche Berlusconi sia caduto nell’errore…” (notate: “anche”) e poi: “Evidentemente il Cavaliere è stato male informato ed è caduto…” (notate: “caduto”).
    le dobbiamo commentare?

    3. saviano incensa maroni e attacca bassolino: il riferimento è a una intervista rilasciata a “panorama” e il cui testo integrale è reperibile qui: tinyurl.com/2w7rgyr

    provate a leggerla tutta, magari evitando di tralasciare questa frase: “Intendo dire che non è questo un governo con la priorità antimafia, tutt’altro. Nonostante gli sforzi di Maroni. I problemi stanno altrove, in altri disegni leg­islativi di cui non è così immediato vedere il nesso con la criminalità organizzata. Ma che portano con sé rischi enormi.”
    notate: “tutt’altro”.
    ecc ecc

    se per caso vi foste scordati chi è socci:

    “Ci sono giornali e intellettuali che strattonano la Chiesa esigendo la condanna del peccatore. Si rassegnino: Berlusconi è corazzato da quel Gigante che attraversa le pagine dei Vangeli e che è la Misericordia fatta carne. Non è “protetto dai preti” (per qualche losco interesse), ma da Gesù stesso (come ciascuno di noi peccatori).”
    il link: tinyurl.com/2uj35ps

    di facci invece ci ricordiamo del suo tentativo di affibbiare a falcone le assurde stupidaggini di berlusconi, giusto qualche post più sotto.

  • trambusto

    @mazzetta

    ecco, vedi? mi sa che erano proprio i link.

    ciao

    marco trambusto

  • http://www.mazzetta.splinder.com mazzetta

    no Trambusto, è solo che non è dietro il pc, poi torna e provvede, almeno su Macchianera si comporta così

    gli altri commenti cancellati non avevano link, il problema non sono i link, è che non ha ancora imparato a reggere il confronto e a stare al mondo su Internet

  • francescorocchi

    Caro Facci

    Forse si dovrebbe un po’ disilludere sulla natura di questa destra. Si ricordi che a fronte di quel che può fare Maroni, ci sarà sempre un Dell’Utri condannato in primo e secondo grado.
    Si dispiaccia pure che Berlusconi non capisca il valore di Saviano, ma l’errore del Presidente del Consiglio non è accidentale, è coerente con la sua natura politica.
    A buon rendere