Viola più in alto lassù

Questa è una storia di quelle che chiunque ama lo sport si fa nella propria testa quando ha voglia di coccolarsi. È capitata davvero, a Matteo Viola, tennista italiano sconosciuto ai più, che stanotte ha disputato il primo turno delle qualificazioni agli Australian Open.

Viola giocava contro il serbo Lajovic, poteva andare in tutti modi ma su un set pari le cose hanno preso una brutta piega per l’italiano. Il tennis è tremendo, sei da solo, dall’altra parte del mondo, a lottare contro uno sconosciuto per entrare in un tabellone da cui, con tutta probabilità, verrai sbattuto fuori al primo turno. Eppure lo fai. Ti metti lì, con calma, con pazienza e lavori.

Il problema è che la calma e la pazienza ce l’hai quando le cose vanno bene. Matteo ha appena perso il secondo set al tiebreak dopo aver vinto il primo e già questo basta a mangiarsi le mani. Gioca un game e lo perde, ne gioca un altro e lo perde. Continua a giocare e continua a perdere. Finisce per trovarsi nella situazione in cui la testa è ormai altrove e tenerla sul campo è la vera impresa. Il serbo è 5 a 0, 40 a 0. Tre palle per chiudere la partita.

E qui inizia la storia, il film che ognuno si fa nella testa per crogiolarsi una volta nella vita di essere capace di imprese che lasciano il segno. Viola annulla il primo, annulla il secondo, annulla il terzo. Il serbo perde lucidità e Matteo segna un 1 nel suo arido tabellino. Cose che capitano, occasioni per chiudere ce ne saranno altre. E infatti i matchpoint si ripresentano: un quarto, un quinto, un sesto. Ma Lajovic non chiude. La settima volta che Viola cancella il punto dell’incontro quella che sembra una sceneggiatura di un film di seconda categoria diventà realtà. Viola recupera, affianca e supera portando, a casa la partita 86 al quinto. Una rimonta talmente epica che già si è creata la leggenda. In Italia si parla di 7 matchpoint annullati, in Serbia di 9. Fra qualche anno saranno in doppia cifra, cresciuti un po’ come nelle storie raccontate dai pescatori.

Un’impresa eroica, compuita in un campo secondario, davanti a quattro cinque spettatori. Una storia che potrà raccontare orgoglioso non per averla letta o pensata ma per averla creata. E chi se ne frega del secondo turno.