Non so voi, forse le avete chiuse per tempo o vi trovate in una realtà tipo quella di Day Break o Source Code in cui rivivete sempre lo stesso giorno e lo sapevate già che le avreste dovute chiudere, ma la sensazione ieri notte era quella di essere un mozzo su una zattera di tronchi nel bel mezzo di un mare tropicale in tempesta mentre correvo a chiudere una ad una le finestre di casa. Voi direte: Ma ieri c’era il sole! Infatti. Questo post è di due giorni fa. Perchè lo pubblico oggi? Pulizie di primavera.
Questo pezzo è fatto per una delle serate dell’ Ypsigrock Festival e parla di danza della pioggia, rituali estivi e cose così; dato che ho perso contatto con le menti del festival -immagino siano in quel del Primavera di Barcellona a divertirsi tantissimissimo- , intanto lo posto in bacheca.
Chi andrà alla Biennale di Venezia puo’ trovare il disegno fatto per gli Our Silent Canvas (andate indietro di un paio di post) esposto alla Fondazione Buziol a Palazzo Mangilli Valmarana.
A presto!
Em


Se piove che sembra Blade Runner e la mia anima è Kate Moss…
Oggi, mentre facevo la mia passeggiata di mezzogiorno, ho avuto ancora dei pensieri morbosi. Avevo chiuso le finestre? Melnik, sì, d’accordo, è quello dell’anima, ma lo devo ripetere, altrimenti come fate a capire? Melnik dice che l’anima è immortale e continua a vivere anche se hai lasciato le finestre chiuse dopo la separazione dal corpo. Ma se la mia anima esistesse senza il mio corpo e io avevo dimenticato di chiudere le finestre e la pioggia veniva giù che, appunto, sembrava Day Break o Source Cod, sono convinto che i vestiti che indossava il mio corpo le sarebbero stati incollati addosso. Pensate un po’: se la mia anima fosse Kate Moss!…
pensa le corse che ho fatto io, che ho tutte velux.