Nuovi numeri sul femminicidio

Secondo l’istituto di ricerca indipendente EURES nel 2012 sono state uccise 159 donne, contro le 170 del 2011. Questi dati sono contenuti nel rapporto annuale L’omicidio volontario in Italia, presentato oggi (il rapporto non è ancora scaricabile dal sito, ma è possibile richiedere una sintesi direttamente all’ufficio stampa dell’EURES) – più avanti vedremo perché questa ricerca va comunque presa con molta prudenza.

Nella serie storica dell’EURES, che va dal 2000 al 2012, il picco negli omicidi di donne è stato il 2000, con 199 donne uccise, mentre i minimi sono stati toccati nel 2005 e nel 2007 con 98 donne uccise. I numeri sono statisticamente troppo piccoli e la variazioni troppo incostanti per poter affermare che sia in atto un calo costante. Se i dati fossero corretti, dimostrerebbero che il femminicidio – o femicidio, come viene scritto in maniera più corretta nel rapporto – è un fenomeno costante e non in crescita emergenziale come hanno sostenuti molti giornali (oggi il Tg Cronache di La7 è riuscito a presentare un servizio sul rapporto affermando che “I femminicidi sono in aumento”).

Parlare di omicidi di donne in generale ha un problema (qui e qui, trovate le prime cose che ho scritto sul tema). Il numero totale delle donne uccise comprende sia i femicidi veri e propri sia quelli causati dalla criminalità comune e organizzata. Distinguere tra un tipo di omicidio e l’altro può diventare un esercizio bizantino, ma in certi casi la differenza è piuttosto chiara – l’omicidio di una donna durante uno scontro a fuoco tra alcuni rapinatori e la polizia difficilmente può essere chiamato un femicidio.

Il problema è questo: davanti a numeri di omicidi più o meno costanti come nelle statistiche EURES (e in quelle ISTAT fino al 2009), è possibile ipotizzare che gli omicidi legati alla criminalità siano in diminuzione, mentre il sottoinsieme dei femicidi veri e propri sia in aumento. Il numero totale resterebbe costante, ma il fenomeno del femicidio sarebbe in crescita. EURES fornisce dati che dissipano anche questo sospetto. Nel 2011 i femicidi commessi in famiglia, quindi i femicidi veri e propri, sono stati 120 contro i 107 del 2012. Lo ribadisco ancora: sono numeri troppo piccoli per poter parlare di un vero e proprio “calo”, ma fanno capire che il fenomeno è rimasto costante.

Il numero totale di omicidi, anche se diviso in totale omicidi e femicidi in ambiente familiare, non è il dato migliore che abbiamo a disposizione per questo tipo di indagine. Il totale degli omicidi non prende in considerazione il totale della popolazione. Il dato migliore da utilizzare in questi casi è il tasso di decessi per omicidio ogni 100 mila abitanti, quello usato dall’ISTAT (qui a pagina 153). Il fatto che la ricerca EURES e i dati ISTAT, disponibili fino al 2009, dicessero sostanzialmente la stessa cosa, è l’unico motivo per cui ho deciso di parlare di questa ricerca – sulla quale ho più di un dubbio.

L’EURES è una società di ricerca indipendente – non è l’ISTAT, in altre parole – e come abbiamo visto ha utilizzato nella sua ricerca un dato non proprio eccezionale e la metodologia della ricerca, personalmente, non mi ha del tutto convinto. Sul sito dell’EURES si può leggere che la fonte della ricerca è una banca dati creata utilizzando: «rassegna stampa dei principali quotidiani nazionali e locali, Criminalpol, Carabinieri, Prefetture e Procure della Repubblica». Non sono uno statistico, ma il tema è molto serio, mentre la metodologia mi sembra piuttosto empirica. Questi dati quindi, anche se sembrano confermare quello che fonti più autorevoli hanno confermato per gli anni passati, vanno presi con una certa dose di prudenza.

 

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