C’è chi la definisce la Golden Age della TV ed è impossibile non notare come, negli ultimi anni, la serialità televisiva abbia conosciuto una crescita qualitativa (e quantitativa, they’re coming outta the goddamn walls!) incredibile.
Quelli che qui chiamiamo “telefilm”, che importiamo con variabile ritardo e che adattiamo in modi che fanno piangere il bambin Gesù, guardandoli ancora con un velo di sospetto [prima nota per una serena fruizione di questo blog: sì, qui si critica l'adattamento italiano], in patria sono prodotti acclamati da pubblico e critica, hanno i loro premi e le loro convention e i loro red carpet [seconda nota per una serena fruizione di questo blog: sì, qui si commentano i red carpet e no, smettetela, Blake Lively non era affatto "Versace fabulous" agli ultimi Emmy*], autori e produttori di una certa fama e un format che permette di raggiungere un livello di approfondimento e di dettaglio impossibile per il cinema. Ma, se da un lato i personaggi hanno la possibilità di sviluppare interazioni e storie più realistiche (non è detto che lo facciano, attenzione), dall’altro non ci è risparmiata una buona dose di sospensione dell’incredulità. E per fortuna, dico io, perché vanno a formare quell’insieme di luoghi comuni parte integrante dell’immaginario di ognuno di noi, a cui non rinuncerei per nulla al mondo.
Quindi, senza temporeggiare oltre, ecco a voi una prima lista di 5 cose improbabili che potrebbero succedere solo in un prodotto di fiction. Anzi, va, temporeggio, ché a me piace specificare: alcune delle voci sono tipicamente, e originariamente, cinematografiche; ciò non toglie, però, che la tv li abbia portati al livello successivo, potendoli spalmare (e replicare) su innumerevoli episodi.
1- Lo svenimento inflazionato. Fateci caso: quando un personaggio prende un colpo in testa, sviene. Non fa alcuna differenza, a quanto pare, la zona del cranio che viene colpita, la forza con qui questo avviene o la natura del corpo contundente: il modo migliore per mettere fuori combattimento un avversario è dargli un colpo in testa, con tanti cari saluti ai numerosi bernoccoli della nostra infanzia che ci lasciavano dolorosamente coscienti. C’è anche da dire che la cura è semplice quanto il danno e la perdita di coscienza dura solo fin quando è funzionale alla trama. Finito il tempo del “portate i sali, presto!”, infatti, la fiction moderna ci insegna metodi più maschi e immediati, quindi prendete appunti: basta scuotere un po’ la persona svenuta, tenendola per le spalle, e pronunciare il suo nome un paio di volte con una nota isterica nella voce; fatto questo, la persona in questione dovrebbe riprendere conoscenza nel giro di pochi secondi e non riportare alcun segno del trauma cranico appena ricevuto.
2- Le lunghe cavalcate nella prateria. Ok, forse sono solo io, ma è una delle cose che mi disturbano di più: perché ho l’impressione che la gran parte delle scene (o di interi archi narrativi) ambientate nel passato remoto siano introdotte da un personaggio che cavalca a briglia sciolta in grandi spazi aperti? Alcune variazioni: il personaggio smonta da cavallo dopo quella che è stata chiaramente una lunga cavalcata, ma che non abbiamo visto perché nessuno aveva voglia di dare lezioni di equitazione ad un attore capriccioso; il personaggio viene quasi travolto dal cattivo a cavallo. È un dettaglio che passa quasi inosservato, ovviamente, perché il cavallo fa parte del grande immaginario del passato, ma provate a pensarla in questo modo: è come se ogni scena ambientata nel presente fosse introdotta da un personaggio in macchina, o in motorino. Non lo trovate vagamente ridicolo?
3- il protagonista è in pericolo di vita. Se i primi due punti sono largamente condivisi dal grande schermo, questa è una delle cose che appartengono tipicamente al prodotto seriale: noi sappiamo quanti episodi mancano alla fine della stagione; sappiamo anche, spesso, se è in programma una stagione successiva; eppure gli autori non rinunciano mai a farci credere che il protagonista sia lì lì per tirare le cuoia. Quando il personaggio in questione è molto amato, nonostante la razionalità ci dica che non può succedergli niente, non possiamo fare a meno di sentire un briciolo di tensione (la prima volta, magari: autori di Supernatural, sto parlando con voi!); ma i protagonisti sono materiale spinoso per la buona scrittura e capita spesso di trovarne uno sul letto di morte, circondato dai suoi cari dentro lo schermo e vittima di un rumoroso tifo dalla pare opposta (“Crepa! Dai che ce la fai! Vai verso la luce, muoviti!!”). Possiamo urlare quanto vogliamo: Meredith non morirà mai.
4- il taglio di capelli nei flashback. Ogni show ha vari stylist di tutti i generi e misure, gente pagata per stare lì e addobbare gli attori all’occorrenza: di solito fanno un ottimo lavoro, e parte della costruzione del personaggio inizia proprio dal trucco, dalla pettinatura, dall’abbigliamento. Ma ognuno di noi ha la sua croce: per qualcuno sono i ragni, per altri le folle o l’altezza o gli squali. Per gli stylist sono, invariabilmente, i flashback. Perché, se anche fino a quel momento la loro opera è stata impeccabile, alla prospettiva di un salto nel passato danno completamente di matto, dando origine a due distinte possibilità a seconda che la versione ringiovanita del personaggio sia interpretata dallo stesso attore o da un attore diverso. Nel primo caso vengono dispiegate le parrucche più brutte a memoria d’uomo, roba che l’elmo con le trecce bionde da vichingo che avete usato per carnevale ora sembra quasi realistico; nel secondo caso, invece, il bambino o ragazzo sfruttato per la parte viene pettinato e vestito (attenzione: pettinato E vestito) esattamente come il personaggio nel presente. Ora, fatemi un favore: andate a prendere una foto di quando avevate otto anni, con i capelli a scodella e la gonna pantalone e le bretelle di topolino, e provate a immaginare di aver passato la vita vestiti e pettinati così. I brividi e il vago senso di nausea che state provando sono solo i primi segni di un attacco di panico.
5- È un maschietto! Le donne, nelle serie tv, sono spacciate. Perché, vedete, le uniche alterazioni della salute possibili in un telefilm sono tre: lo svenimento già menzionato; il raffreddore umiliante se devi andare al primo appuntamento con il tizio che ti piace dal liceo e che finalmente ti ha chiesto di uscire; il cancro. Però se sei donna, giovane e in un momento critico della tua vita, non lasciarti ingannare! Il fatto che ti giri la testa è un segno già sufficiente, ma se addirittura vomiti sei spacciata: aspetti un bambino. Congratulazioni! Ora, essendo tu il personaggio di un telefilm, puoi sperare solo nel tragico evento di un aborto spontaneo, altrimenti ti toccherà portare a termine la gravidanza e, se hai meno di 18 anni, dare in adozione il pargolo ad una simpatica coppia. Ovviamente, in questo secondo caso, assicurati che per la tua serie tv non sia previsto un sequel ambientato quindici anni dopo: in tal caso il figlio abbandonato tornerà a cercarti, accusandoti dell’orribile colpa di avergli regalato una vita tranquilla e felice.
[to be continued...]
*possiamo aprire un lungo capitolo sulla scelta di vestiti rossi per attraversare il red carpet. No, sul serio, lo apriremo. Preparatevi.


