Caramelle

Ti devo dire una cosa: quando hai un attimo… che, poi, a prescindere dal tono, è sempre una frase un po’ minacciosa. Arrivo… ho detto. Mi sono preso tre minuti, perché stavo leggendo di un esperimento fantastico, cioè, il più famoso (e lungo) esperimento di psicologia comportamentale: resistere alle tentazioni. O meglio, esperimento delle marshmallow. È iniziato nel 1972. A dei bambini di quattro anni (un campione di 600 bambini) è stato detto: ecco una caramella zuccherosissima e buonissima. Se resistete e non la mangiate subito, ve ne do un’altra.

Quando hai un minuto… è una cosa importante, ma comodo eh. Arrivo, arrivo. Insomma, molti bambini mangiano la caramella all’istante, altri aspettano anche 15 minuti. Il video fa ridere e soffrire, ah quelle facce dei bambini davanti alla caramella.

Va bene, però il bello è che l’ideatore dell’esperimento, Walter Mischel, ha monitorato negli anni gran parte dei 600 bambini per misurare vari aspetti del loro carattere. Ora che erano adolescenti, come si sarebbero comportati con le caramelle? Intese in senso lato. Ebbene, il risultato: quelli che da piccoli avevano resistito alla tentazione di mangiare la caramella andavano bene a scuola (io per quattro anni di fila sempre rimandato e sempre in tre materie, matematica, italiano e latino), quelli che avevano ceduto mostravano problemi di autostima e venivano percepiti dagli altri come testardi, frustrati e invidiosi, e nevrotici (uhm!).

Dopo qualche anno, nuovo monitoraggio (ormai i 600 bambini avevano 40 anni) con un nuovo test. Riuscite a resistere all’impulso di premere un bottone quando vedete un bel volto sorridente? Risultato? Quelli che da piccoli avevano mangiato la caramella, da adulti, premevano il bottone, cioè non sapevano controllare gli impulsi e insomma, erano quelli che commettevano, nella vita, molti sbagli, tipici dell’avventatezza. Gli altri erano più riflessivi, valutavano meglio i fatti, meno sbagli, più serenità. Tutto questo evidenzia che la capacità di controllare gli impulsi è individuale e, negli anni, stabile. Attraverso l’imaging cerebrale si è potuto constatare che in questo genere di scelte vengono coinvolte due aree cerebrali, lo striato ventrale e il giro frontale. La prima agisce…. arrivo… arrivo… da centro della ricompensa, tutto quello che ci dà piacere immediato (sesso, droga e marshmallow) passa da questa area. Il giro frontale invece agisce quando si reprime un impulso giudicato pericoloso. Allora, per finire: quelli che mangiavano la caramella, andavano male a scuola e da adulti premevano avventatamente il bottone, mostravano un’esagerata attivazione dello striato ventrale, e di contro un insufficiente reclutamento del giro frontale. L’esperimento non chiarisce un aspetto: quelli che non si controllavano da piccoli possono da grandi imparare l’autocontrollo?

Per pensarci un altro minuto, mi sono fermato nel corridoio: io da piccolo ho mangiato tantissime caramelle, a scuola andavo male, però devo avere imparato a resistere agli impulsi, insomma, alla fine ‘sto giro frontale funziona, e il sistema produce pure: non mi drogo – mettetemi la Nutella sotto gli occhi, anche se sono in crisi glicemica non la mangio – niente alcol, bevo due birre a settimana, mi ubriaco, di norma, solo tre volte all’anno (non di più), fumo (da 25 anni) una sigaretta al mese (nei momenti belli, e se ne salto una non posso raddoppiare il mese successivo), mi piacciono i sentimenti, i ragionamenti passionali e il rigore metodologico. Poco gli umori e le emozioni di pancia – con le donne… vabbè, lasciamo perdere.

Eccomi… arrivo… Ti siedi un attimo, che stavi facendo di così importante? Che cazzo succede? dico io, rispondo con un’altra domanda, vecchia tecnica da usare quando qualcuno ti inchioda alle tue responsabilità, appresa davanti ai bar casertani. E Daniela mi dice: Tuo figlio sta strano. E lo so, dico, la Roma, che ci devo fare? perde, il ragazzo soffrirà un po’, ma del resto lo sport tempra il carattere, no? Poi a me, basta che vince il Napoli. Che cazzo c’entra la Roma? Sta strano per la festa di Francesco. Perché mai? chiedo io, aggiungo: Francesco è juventino? Vabbè, ognuno hai suoi difetti… Droga, mi dice Daniela. E Alcool. Eh? Dico io, hanno 13 anni. Appunto, fa lei. Stanno strani, eccitati, come ti devo dire? Mi ha detto la mamma di Francesco che c’è un pericolo. Pericolo? Sì che quello ha detto che porta ecstasy e alcol. Ma quello chi? Faccio io. Quello è quello, come cazzo si chiama? quello di 14 anni, alto 1.85, fa la prima liceo e spaccia erba, ecstasy e altro. Viene alla festa. Ho capito, dico io, ma noi stiamo tranquilli no? che problema c’è? Il nostro non è uno che cede a queste stronzate. A parte il fatto, mi risponde, che non si può dire, ma tu non trovi preoccupante che arriva uno e mette nella Coca Cola ecstasy? Ahhhh! No, ferma! dico. Questa leggenda metropolitana, dai, nella Coca Cola a stento si mette il purgante. Che fai? sprechi l’ecstasy, quella costa. La leggenda metropolitana? dice Daniela, no perché all’incontro dove tu non sei venuto, capito quale? quello con il responsabile dell’antidroga, lì hanno detto, al contrario, che quelli lo fanno, lo fanno eccome. È proprio per abbattere le resistenza di quelli sicuri, come tuo figlio, così cedono senza pensarci. È inodore e insapore, tra l’altro.

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