Non ero nato quando Armstrong e Aldrin misero piede sulla Luna, quarantuno anni fa. Ma sono cresciuto in un’epoca in cui la conquista dello spazio era ancora qualcosa che alimentava sogni e passioni, un’epoca in cui i bambini volevano fare gli astronauti e nella testa delle persone il futuro era quello lì, quello di ’2001 Odissea nello spazio’ e della gente che andava e veniva dalla Luna su voli di linea. Scommetto che molti di quei bambini oggi sono scienziati e ingegneri anche per essere cresciuti con quelle immagini nella testa, prima che altre e più cupe ne prendessero il posto e la Luna tornasse a essere solo un sasso abbandonato.
Oggi non siamo più bambini e non siamo ingenui. Abbiamo capito, crescendo, che la Luna è una roccia polverosa, e che quell’impresa fu in gran parte un’impresa militare, una prova muscolare (riuscita) per dimostrare la superiorità di un sistema su un altro. Eppure parliamo ancora di quei fatti con la nostalgia di chi si è lasciato dietro l’età dell’oro. Come se avessimo fatto un percorso a ritroso. Come se avessimo dimenticato il segreto del fuoco.
Adesso va di moda dire che sulla Luna è inutile tornarci. Di motivi validi ce ne sono mille, e si possono immaginare un’infinità di ottimi progetti scientifici alternativi. Obama ha cancellato i piani di ritorno sul satellite (facendo arrabbiare proprio Armstrong), e ha dato indicazioni di voler puntare all’obiettivo grosso: mandare un equipaggio umano su Marte. Ma è una meta che, allo stato attuale, appare poco realistica, sia per l’investimento economico, che per le formidabili difficoltà tecniche. Inutile farsi troppe illusioni. Se la Luna è fuori portata, figuriamoci Marte.
La verità è che il futuro che ci eravamo immaginati non è mai arrivato. Ne è arrivato un altro, non so se migliore o peggiore, in cui ciò che viaggia a velocità folli non sono le navi spaziali ma l’informazione, e in cui possiamo visitare la Luna o Marte dai nostri computer.
Eppure, non so che farci: a me, il fatto che sulla Luna non c’è più tornato nessuno, da tanto tempo, mette malinconia.

Ho come l’impressione, però, che alla gente proprio non interessi più. Forse le frontiere della scienza – varie cose inconcepibili come le teorie delle stringhe a novanta dimensioni arrotolate, o quelle più terrene e inquietanti come dna e modifiche varie – hanno sostituito l’entusiasmo della scoperta con una paura e un rigetto istantaneo.
Mette un po’ tristezza.
dove l’hai letto che Armstrong si è arrabbiato per la cancellazione dei viaggi sulla Luna? A me non risulta affatto.
Veramente se ne è parlato parecchio, comunque un paio di link al volo http://www.msnbc.msn.com/id/36470363/ e http://www.space.com/news/neil-armstrong-nasa-plan-senate-100512.html
Sulla Luna ci sarà il ritorno quando ci sarà il ritorno (economico). Magari riempendola di elementi fotovoltaici fatti col silicio locale, dopo aver trovato un sistema per impacchettare l’energia prodotta ed inviarla sulla Terra.
Anzi, ‘spetta, mi pare una buona idea: chi ci mette i capitali? :)
Condivido parola per parola questo scritto.
L’allunaggio fu un’impresa militare.
Da allora, mai più.
Che tristezza, per quel piccolo astronauta classe 66 che sognava le navicelle spaziali …
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