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Gli amici di Ryan

17 maggio 2011

Ryan McGinley fotografa i suoi amici. Da sempre. E i suoi amici sono spesso musicisti, skateboarders, writers, artisti. Lui ha 34 anni ed ha cominciato a scattare a 20. I soggetti non sono cambiati; con il tempo ha imparato a non immortalare l’attimo ma a crearlo.

Quindi le sue fotografie sono pensate ad hoc con giovani americani nudi, spesso immersi nella natura, come se fossero sempre in viaggio come se dormissero ogni notte sotto le stelle. Gli unici lussi che si concedono sono una macchina per viaggiare, scarpe da ginnastica per correre, fuochi d’artificio per creare l’atmosfera.

E’ l’indiscusso idolo dei giovani fotografi americani e non (fatevi un giro su Flickr e Tumblr, se non mi credete!), ha cambiato il modo di vedere il corpo e di ritrarlo: c’è naturalezza e normalità negli scatti di McGinley, nessuna vergogna per il proprio corpo, mostrato con fierezza e senza ammiccamenti. Forse possiamo addirittura imparare qualcosa da Ryan e i suoi amici.

Essendo un creatore di situazioni, notiamo nelle immagini di McGinley delle composizioni misurate e spesso minimali: non c’è sovrapposizione di piani, non c’è caos, nessun elemento a disturbare la scena. Capita che in alcune fotografie utilizzi un colore dominante, ad aumentarne la coerenza.

Mi chiedo: fotografa nudo?

 

 

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  • vsgaudio

    IL PUNCTUM, LA SIGARETTA DI ANN
    La sigaretta di Ann potrebbe essere il PUNCTUM di queste foto di Ryan McGinley?
    La sigaretta americana, bionda, con filtro, da un lato, e la fumatrice, dall’altra, e mi viene dentro anche la pipatora e il fare una boccata, una tirata, un tiro, tirare una nota…
    Il PUNCTUM, messo così, aromatizza il nudo; il nudo con filtro, la pipatora nuda che fa una tirata tra due nudi.
    Tirata questa nota, non so rispondere all’interrogativo della Gerevini:non so se McGinley fotografi nudo.

  • http://www.alessandragerevini.com Alessandra Tecla Gerevini

    Peccato.

  • gilluc

    A parte il punctum e la tirata (che tirata, vsgaudio!), a me che sia vestito o nudo mentre fotografa importa poco. Però mi spoglierei, se me lo chiedesse

  • http://sfigatindie.blogspot.com/ frankie89

    Uuuh l’ottava è la copertina di “Með suð í eyrum við spilum endalaust” dei Sigur Rós.

  • vsgaudio

    L’ENERGIA DISCENDENTE IN JONAS BARN SNOW DISCO

    In “Jonas Barn Snow Disco”, il viso della figura, appoggiata allo stipite del granaio, che guarda con sorpresa fioccare la neve è quello che definirei un “punctum meridianico”, in questo senso: come il meridiano Yang dello stomaco ha una energia discendente che dall’angolo inferiore del mascellare inferiore prima avvolge la cavità orbitaria, la commissura delle labbra, il collo, la clavicola,il torace lungo la linea mamillare e l’addome, poi volge verso il lato esterno della coscia e della gamba, sino al collo del piede. E’ un punctum, questo meridiano dello stomaco, implosivo: ha dentro[anche per rispondere a Gilluc] la n.35 del Foutre du Clergé(1790), denominata “La sentinella”(:”quando si teme di essere sorpresi in flagrante delitto, la porta semiaperta e lei si appoggi allo stipite, con la testa rivolta fuori e il corpo dentro la stanza”): d’altra parte, “to snow”, nello slang statunitense, non è “ingannare”? E la connessione tra snow e disco non fa sottentrare l’immagine di un disco di neve che “ingrandisce a dismisura” lo “snow”, l’”inganno”? Comunque, anche dopo questa seconda lettura, non so se McGinley fotografi nudo.

  • marcoyes

    L’ottava è la copertina degli sigur ros e altre immagini sono tratte dal video che aveva fatto con loro.
    Il punctum secondo me è il pelo.

  • vsgaudio

    IL FOTOGRAFICO E IL SIGNIFICANTE DI DEPLEZIONE

    Non si può dire che, in “Jonas Barn Snow Disco”, non ci sia il “FOTOGRAFICO”, che, direbbe Barthes, è diverso dalla fotografia: come il filmico non può essere colto nel film “in situazione”, “in movimento”, “al naturale”, ma solamente in quell’artefatto maggiore che è il fotogramma, cioè il “FOTOGRAFICO” si offre come il “dentro” della fotografia, come il “centro di gravità” di Ejzenstein, che è all’interno del frammento, negli elementi inclusi nel fotogramma. Il centro di gravità, o il FOTOGRAFICO, non fa staccare dall’immagine chi guarda: qualcosa che è smussato, ed è di troppo,liscio e inafferrabile, mi prende, come lo stesso désir che il personaggio contiene, inquieto e incerto, sospeso, indifferente alla storia e al senso ovvio della scena, un “SIGNIFICANTE DI DEPLEZIONE” che è lì, è il “FOTOGRAFICO” di J. che attiva il senso ottuso e che, qui, mantiene il poeta-visionatore in uno stato di eretismo perpetuo: se potesse capire o rendere ovvio questo senso, il suo desiderio giungerebbe “fino a quello spasmo di significato, che, di solito, fa ricadere il soggetto voluttuosamente nella pace delle dominazioni”(Roland Barthes, L’ovvio e l’ottuso, trad.it. Einaudi, Torino 1986: pag.59).